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Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera14 hours ago
🟢 LUNEDI' della XXVIII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - 12 OTTOBRE 2026

🎧 in audio su YouTube
https://youtu.be/lhRkVkNbMms?is=JZs70Qzj2GDDrluW
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📌 VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,29-32

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona.

LE PAROLE DEI PAPI

La ‘sindrome di Giona’ non ha lo zelo per la conversione della gente, cerca una santità – mi permetto la parola – una santità di ‘tintoria’, tutta bella, tutta benfatta, ma senza quello zelo di andare a predicare il Signore. Ma il Signore di fronte a questa generazione ammalata dalla ‘sindrome di Giona’ promette il segno di Giona. (…) Giona è stato dentro la balena tre notti e tre giorni -riferimento a Gesù nel sepolcro, alla sua morte e alla sua Risurrezione - e quello è il segno che Gesù promette, contro l’ipocrisia, contro questo atteggiamento di religiosità perfetta, contro questo atteggiamento di un gruppo di farisei (…). Il segno di Giona, il vero, è quello che ci dà la fiducia di essere salvati per il sangue di Cristo. Quanti cristiani, quanti ce ne sono, pensano che saranno salvati soltanto per quello che loro fanno, per le loro opere. Le opere sono necessarie, ma sono una conseguenza, una risposta a quell’amore misericordioso che ci salva. Ma le opere sole, senza questo amore misericordioso non servono. (…) Il segno di Giona è la misericordia di Dio in Gesù Cristo, morto e risorto per noi, per la nostra salvezza. (…) Il segno di Giona ci chiama: seguire il Signore, peccatori, siamo tutti, con umiltà, con mitezza. (Francesco - Omelia Santa Marta, 14 ottobre 2013)
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📌 📌 LA NOSTRA VITA QUOTIDIANA E' IL SEGNO DEL TRIONFO DELL'AMORE DI CRISTO SULLE MENZOGNE DEL DEMONIO

Chi con rettitudine di intenzione desidera conoscerlo e convertirsi, non chiede un segno: come la «Regina del Sud», si mette in cammino per «ascoltare la Sapienza di Salomone», il figlio di Davide e Betsabea, ovvero il figlio della misericordia. Come i Nìniviti, ai quali bastò la predicazione di uno straniero per cambiar vita, lascia il centro della scena - che è l'attitudine del cuore che si nasconde nella richiesta di un segno, il protagonismo dei propri desideri, la soddisfazione degli appetiti dell'uomo vecchio che ha creduto di essere come Dio - perché vi sia la Parola di Dio. Noi invece stentiamo a convertirci, nonostante «Uno molto più di Giona» bussi ogni giorno alla nostra vita attraverso gli eventi e le persone che la Chiesa illumina con la sua predicazione. «Meritevoli d’ira» come questa «generazione malvagia», per Grazia siamo stati raggiunti dall'amore di Dio e scelti come una primizia per divenire il «segno del Figlio dell'uomo» per ogni uomo. Che ne abbiamo fatto della nostra primogenitura? Forse l'abbiamo truccata per adattarla ai nostri desideri, e siamo scivolati in un'ipocrisia insopportabile. Forse abbiamo fatto il callo al "segno" di Cristo che il Padre ci dona ogni giorno; non ci accorgiamo più del suo amore, come un marito che neanche guarda più negli occhi sua moglie, tanto sempre uguali sono, quando non si infiammano di rimproveri. come facciamo con la predicazione: superflua, come un rumore di fondo a cui ci siamo abituati, ma che però non smette di darci fastidio. Il demonio, infatti, sa bene che la fede viene dall'ascolto della stoltezza della predicazione; e che con la fede il suo regno di male giunge al termine: il demonio sa che l'ascolto salva, per questo cerca di impedire proprio la stolta predicazione di "Uno morto crocifisso ritornato in vita". Come era stolto Giona, testardo, pauroso, uno che umanamente era adatto a tutto meno che a predicare la misericordia di Dio, della quale, invece, si scandalizzava. Eppure gli abitanti di Ninive hanno creduto alla predicazione di quest'uomo così inadeguato secondo i criteri mondani, e si sono convertiti. Hanno creduto a Giona perché lo hanno visto peccatore come loro ma raggiunto da una Grazia soprannaturale, che lo ha reso il "segno" credibile a cui appoggiarsi per cambiare vita. Allora è proprio la tua debolezza, quei pensieri mondani che ti trascinano in fondo al mare nelle fauci di una balena; è proprio dalla tua carne così facilmente corruttibile che Dio parte per dare l'unico segno che può salvare una generazione malvagia. La salvezza cioè, inizia proprio dalla malvagità che ci fa figli di questa generazione, le cui conseguenze di morte il Figlio di Dio fatto carne ha preso su di sé sino a morirne e scendere in un sepolcro. Ma dal ventre della morte è risuscitato, come oggi farà risorgere te con Lui dalle fauci dei fatti e delle relazioni che, affrontati con i pensieri mondani, si sono trasformati in tombe gravide di morte. Solo chi, come Giona e Gesù, è risuscitato dalla morte della sua generazione può diventare un segno credibile, capace cioè di parlare al cuore e prendersi il centro della vita e parlare al cuore con l'autorità della Verità. Il profeta è in tutto simile a coloro ai quali è inviato, come il Figlio di Dio si è fatto uguale a noi, eccetto il peccato. Altrimenti non lo ascolterebbero. Per questo basta "ascoltare" la predicazione e accogliere la sapienza della Croce che ci ricorda la "cenere" dalla quale siamo stati tratti. Accettare di essere andati per la vita come i niniviti, "senza distinguere la destra dalla sinistra", senza discernimento e per questo sbattendo sui muri che ci hanno separato dagli altri, mentre li credevamo amore. Convertiamoci e riconosciamo che quella presa di posizione ha ucciso nostra moglie; che quel criterio ha ferito e umiliato nostro figlio; che quel progetto che abbiamo idolatrato ha escluso e allontanato il fratello. Umiliamoci allora, e "vestiamoci di sacco" anche noi come gli abitanti di Ninive; digiuniamo di parole e cibi, umiliamo il corpo con il quale abbiamo ucciso e scandalizzato. Entriamo nella storia accogliendone ogni centimetro, sperando di sperimentare in essa, per pura Grazia, l'amore di Dio. E ciò significa "alzarci" dall'alienazione di ogni giorno e, come la Regina del Sud, muoverci dagli "estremi confini della terra" dove siamo scappati ingannati dal demonio, e tornare a Cristo, alla Sapienza della Misericordia. Lasciamo che Gesù, nella comunità cristiana, ci faccia una sola cosa con Lui, perché questa è la nostra primogenitura, sperimentare come primizie il "segno" di Giona per diventarlo a nostra volta a favore di questa generazione. Perché nell'ultimo giorno, chi ha atteso di vedere in noi il "segno" della vittoria sulla morte di Cristo, possa giungere in Cielo dicendo a tutti di averlo visto, di averlo incontrato nella nostra predicazione e testimonianza. E così potremo entrare insieme a loro, e con loro godere eternamente delle delizie del nostro Sposo.
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera14 hours ago
🟠 MEMORIA di SAN CARLO ACUTIS - 12 OTTOBRE 2026

📌 LA VITA

3 maggio 1991, Londra (Inghilterra) - 12 ottobre 2006, Monza (Italia)

🎧 in audio su YouTube
https://youtu.be/qygIEa62YOM?is=OLsmIuaW-3mDcZ5X

Carlo Acutis nacque a Londra il 3 maggio 1991 da Andrea Acutis e Antonia Salzano, milanesi provvisoriamente in città per lavoro. Carlo fin da piccolo manifesta un'indole particolarmente devota tanto che tornati in Italia a soli 7 anni chiese di poter ricevere la Prima Comunione.

Richiesta insolita ma che venne accolta dopo averla sottoposta a Monsignor Pasquale Macchi il quale diede il suo benestare dopo aver interrogato il ragazzo, ritenendolo idoneo. Carlo ricevette così l'Eucaristia il 16 giugno 1998, giovanissimo, e restò un punto fermo nella sua breve vita assieme alla messa quotidiana alla quale assisteva.

Devoto di Santa Gemma, il 6 agosto 1998, all'età di sette anni, Carlo visitò il santuario di Santa Gemma a Lucca insieme ai suoi genitori, poco dopo aver ricevuto la Prima Comunione.

La sua esistenza si svolgeva come quella di tutti i ragazzi della sua età, ma sempre caratterizzata dalla sua voglia di aiutare gli altri e dalla sua gioia, diceva infatti “La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La conversione non è altro che spostare lo sguardo dal basso verso l’alto. Basta un semplice movimento degli occhi”. La sua fede fu talmente coinvolgente da spingere il collaboratore domestico di casa, un bramino induista, a convertirsi al cristianesimo, colpito proprio da “la sua profonda fede, la sua carità e la sua purezza”.

Carlo era anche bravo in informatica tantochè è stato proclamato patrono del web, e così dopo aver assistito ad un incontro di presentazione del Piccolo Catechismo eucaristico decise di dare vita ad una mostra sui miracoli eucaristici, per testimoniare la vera presenza di Gesù nell'ostia. Dopo tre anni di ricerche in giro per l'Europa con in genitori la mostra era pronta e talmente ben fatta da essere richiesta dalle diocesi di tutto il mondo.

Il sogno di Carlo era di farsi sacerdote, ma purtroppo all'età di 15 anni fu stroncato da una leucemia fulminante, e dopo aver dedicato la sua vita “al suo amico Gesù” torna alla casa del Padre il 12 ottobre 2006. Fu sepolto ad Assisi su sua richiesta, per il grande amore che nutriva per San Francesco e successivamente dal cimitero viene traslato nel Santuario della Spogliazione: attraverso una speciale procedura di imbalsamazione viene esposto alla visita dei pellegrini.

Dichiarato venerabile nel 2008 è stato beatificato il 10 ottobre 2020 dopo averne accertato almeno un miracolo, ovvero la guarigione di un ragazzo brasiliano avvenuta dopo averne toccato le reliquie. Il 7 settembre 2025 Papa Leone XIV l'ha elevato agli onori degli altari.
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📌 INTERVISTA ALLA MADRE

La madre: «Vi racconto il suo miracolo»

Intervista realizzata da Stefano Lorenzetto alla madre di Carlo, Antonia Salzano, e pubblicata dal Corriere

Intercede. Salva. Guarisce. Converte. Appare. I devoti di quello che già viene chiamato il patrono di Internet, almeno 1 milione nei cinque continenti, vedono la sua presenza ovunque. L’ultimo segno, il 15 agosto. Scrivono i fan su Facebook: Questa notte, nella solennità della Santissima Vergine Maria Assunta, Carlo venuto a prendersi la sua cagnolina Briciola di quasi 17 anni. Ora corre e gioca anche lei nei meravigliosi giardini del Paradiso assieme agli altri animali di Carlo che l’hanno preceduta, i cani Poldo, Stellina e Chiara, i gatti Bambi e Cleopatra. Non le pare eccessivo che associno l’Assunzione alla morte di una bestiola? Sorride indulgente Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis, stroncato a 15 anni da una leucemia fulminante nel breve volgere di 72 ore.

Prima che ci lasciasse, gli dissi: se in cielo troverai i nostri amici a quattro zampe, compari con Billy, il cane della mia infanzia. Lui non lo conosceva. Un giorno zia Gioia, ignara del nostro accordo, mi telefonò: “Stanotte in sogno ho visto Carlo. Teneva fra le braccia Billy”.

Ma sono ben altri i segni per cui lo studente milanese, già venerabile dal 2018, venne proclamato beato dalla Chiesa il 10 ottobre 2020 ad Assisi, ultima tappa prima di diventare santo il 7 settembre 2025. Quando il 23 gennaio 2019 si eseguì la ricognizione canonica sulle spoglie mortali del giovanissimo servo di Dio, la sua salma fu trovata intatta.

Io stavo lì, mio marito non volle vedere. Era ancora il nostro ragazzone, alto 1,82, solo la pelle un po’ più scura, con tutti i suoi capelli neri e ricci. E lo stesso peso, quello che si era predetto da solo. Pochi giorni dopo il funerale, all’alba fui svegliata da una voce: “Testamento”. Frugai in camera sua, pensavo di trovarvi uno scritto. Nulla. Accesi il pc, lo strumento che preferiva. Sul desktop c’era un filmato brevissimo che si era girato da solo ad Assisi tre mesi prima: “Quando peserò 70 chili, sono destinato a morire”. E guardava spensierato il cielo.

La vita di Carlo durò solo 5.641 giorni.

In realtà 5.640. Entrò in coma alle 14 dell’11 ottobre 2006, con il sorriso sulle labbra. Credevamo che si fosse addormentato. Alle 17 fu dichiarata la morte cerebrale, la mattina del 12 quella legale. Avremmo voluto donare i suoi organi, ma non fu possibile, ci dissero che erano compromessi dalla malattia. Un bel paradosso, perché il cuore, perfetto, ora sarò esposto in un ostensorio nella basilica papale di San Francesco ad Assisi.

Quand’ stato prelevato?

Durante la ricognizione del 2019. Con atto notarile abbiamo voluto donare il corpo al vescovo di Assisi. Era giusto che appartenesse alla Chiesa universale.

In che modo Carlo scoprì la fede?

Non certo per merito di noi genitori, lo scriva pure. In vita mia ero stata in chiesa solo tre volte: prima comunione, cresima, matrimonio. E quando conobbi il mio futuro marito, mentre studiava economia politica a Ginevra, non che la domenica andasse a messa.

Allora come spiega questa religiosità?

Un ruolo lo ebbe Beata, la bambinaia polacca, devota a papa Wojtyla. Ma c’era in lui una predisposizione naturale al sacro. A 3 anni e mezzo mi chiedeva di entrare nelle chiese per salutare Gesù. Nei parchi di Milano raccoglieva fiori da portare alla Madonna. Volle accostarsi all’eucaristia a 7 anni, anziché a 10. Lo lasciammo libero. Ci pareva una cosa bella, perciò chiedemmo una deroga. Per me fu una “Dio-incidenza”. Carlo mi salvò. Ero un’analfabeta della fede. Mi riavvicinai grazie a padre Ilio Carrai, il padre Pio di Bologna, altrimenti mi sarei sentita screditata nella mia autorità genitoriale. un percorso che dura tuttora. Spero almeno di finire in purgatorio.

Carlo fu precoce solo nella preghiera?

In tutto. Era un mostro di bravura. A 6 anni già padroneggiava il computer, girava per casa con il camice bianco e il badge “Scienziato informatico”. A 9 scriveva programmi elettronici grazie ai testi acquistati nella libreria del Politecnico.

Non era troppo piccolo per usare il pc?

I promotori della causa di beatificazione hanno analizzato in profondità la memoria del suo computer con le tecniche dell’indagine forense, senza riscontrare la minima traccia di attività sconvenienti. Sognava di adoperare il pc e il web per diffondere il Vangelo. Papa Francesco nella Christus vivit cita Carlo come esempio per i giovani. “Sapeva molto bene”, spiega, “che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati”, ma lui ha saputo uscirne “per comunicare valori e bellezza”. Il suo sguardo spaziava ben oltre Internet. Alle mense dei poveri, quelle delle suore di Madre Teresa di Calcutta a Baggio e dei cappuccini in viale Piave, dove prestava servizio come volontario. La sera partiva da casa con recipienti pieni di cibo e bevande calde. Li portava ai clochard sotto l’Arco della Pace, per i quali con i risparmi delle sue mance comprava anche i sacchi a pelo. Lo accompagnava il nostro cameriere Rajesh Mohur, un bramino della casta sacerdotale indù, che si convertì al cattolicesimo vedendo come Carlo aiutava i diseredati.

Avrebbe mai detto che un giorno sarebbe salito all’onore degli altari?

Ero certa che fosse santo gi in vita. Fece guarire una signora da un tumore, supplicando la Madonna di Pompei.

Il miracolo riconosciuto dalla Chiesa?

No, solo uno dei tanti che nemmeno sono entrati nel processo di canonizzazione. Quello che lo far proclamare beato accadde in Brasile nel settimo anniversario della morte, il 12 ottobre 2013, a Campo Grande. Matheus, 6 anni, era nato con il pancreas biforcuto e non riusciva a digerire alimenti solidi. Padre Marcelo Tenrio invitò i parrocchiani a una novena e appoggi un pezzo di una maglia di Carlo sul piccolo paziente, che l’indomani cominci a mangiare. La Tac dimostrò che il suo pancreas era divenuto identico a quello degli individui sani, senza che i chirurghi lo avessero operato. Una guarigione istantanea, completa, duratura e inspiegabile alla luce delle attuali conoscenze mediche.

Suo figlio come si ammalò?

Sembrava una banale influenza. Dopo alcuni giorni comparvero forte astenia e sangue nelle urine. Lui se ne uscì con una delle sue frasi: “Offro queste sofferenze per il Papa, per la Chiesa e per andare dritto in paradiso senza passare dal purgatorio”, ma in famiglia non vi demmo troppo peso. Chiamai il professor Vittorio Carnelli, che era stato il suo pediatra. Ci consigli l’immediato ricovero nella clinica De Marchi. E là avemmo la diagnosi infausta: leucemia mieloide acuta M3. Carlo ne fu informato dagli ematologi. Reagì con dolcezza e commentò: “Il Signore mi ha dato una bella sveglia”. Fu trasferito all’ospedale San Gerardo di Monza. Appena giuntovi, scosse la testa: “Da qui non esco vivo”.

Lei invocò un miracolo per suo figlio?

Sì, da Gesù, dalla Madonna e dal venerabile fra Cecilio Maria, al secolo Pietro Cortinovis, il cappuccino fondatore dell’Opera San Francesco per i poveri di Milano. Ma i piani di Dio erano altri. Quelli che avevo proposto a Carlo prima che spirasse: chiedi al Signore di manifestarci un segno della sua presenza.

E suo figlio che cosa le rispose?

“Non preoccuparti, mamma. Ti darò molti segni”. Nove giorni dopo la sua morte, a Tixtla, in Messico, un’ostia si arrossì di sangue. Una commissione composta anche da scienziati non credenti accertò che era del gruppo AB, lo stesso presente nella Sindone e nel miracolo di Lanciano, e che si trattava di cellule del cuore. A distanza di quattro anni, negli strati sottostanti alla coagulazione restava ancora presente del sangue fresco.

Suo figlio aveva allestito Segni, una mostra sui miracoli eucaristici.

Sì, sta girando tutti i santuari del mondo. Negli Stati Uniti l’hanno ospitata 10.000 parrocchie. Sono eventi soprannaturali come quello accaduto il 12 ottobre 2008, nel secondo anniversario della sua morte, a Soklka, in Polonia. Un’ostia caduta a terra durante la comunione, e conservata in cassaforte, una settimana dopo divenne un pezzo di carne di origine miocardica, gruppo sanguigno AB.

Ha avuto solo questi, di segni?

Anche altri. Carlo mi predisse che sarei diventata di nuovo madre, benché stessi per compiere 40 anni. E nel 2010, quando gi ne avevo 43, diedi alla luce due gemelli, Michele e Francesca.

Perché fu sepolto ad Assisi?

Abbiamo una casa in Umbria. Un cartello avvertiva che c’erano in vendita nuovi loculi nel cimitero comunale. Chiesi a Carlo che cosa ne pensasse. “Sarei felicissimo di finire qua”, rispose. Il suo corpo intatto stato poi traslato nel santuario della Spogliazione, dove ora i fedeli potranno venerarlo per sempre.

Che cosa le manca di più di suo figlio?

L’allegria. Appena morì, ricordo d’aver pensato: e ora chi mi far ridere? e chi mi aiuterò con il computer? Mi restano i suoi pensieri, detti e scritti: “Non io, ma Dio!”. “Da qualunque punto di vista la si guardi, la vita sempre fantastica”. “Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie”.

L’ultimo rende bene l’idea dei social.

Così, gli uomini d’oggi sono ripiegati su sè stessi. La loro felicità fatta solo di like. Ma Carlo l’influencer di Dio.

Non vorrebbe che fosse ancora qui con lei, anziché avere un santo in cielo?

Ho fatto mia l’invocazione di Giobbe: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”. I figli non ci appartengono, ci sono affidati. Sento Carlo più presente di quando era in vita. Vedo il bene che fa. Mi basta.
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🙏🏻 PREGHIERA

O Padre, che ci hai donato la testimonianza ardente, del giovane San Carlo Acutis, che dell’Eucaristia fece il centro della sua vita e la forza del suo quotidiano impegno perché anche gli altri Ti amassero sopra ogni cosa. Conferma la mia Fede, alimenta la mia Speranza, rinvigorisci la mia Carità, a immagine del giovane Carlo, che, crescendo in queste virtù, ora vive presso di Te. Concedimi la grazia di cui tanto ho bisogno… Confido in Te, Padre, e nel Tuo amatissimo Figlio Gesù, in Maria Vergine, nostra dolcissima Madre, e nell’intercessione del Tuo Santo Carlo Acutis.
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📌 ALTRI SANTI E BEATI DEL GIORNO

Oggi veneriamo Sant’Edisto, martire; Santa Domnina, martire; Commemorazione dei santi martiri e confessori della fede in Africa; Sant’Opilione, diacono; San Felice IV, papa; San Massimiliano, vescovo; San Rodobaldo, vescovo; San Serafino da Montegranaro (Felice) de Nicola, religioso; Beato Tommaso Bullaker, sacerdote; Beato Giuseppe González Huguet, sacerdote e martire.
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera2 days ago
🟢 XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 11 OTTOBRE 2026

🎧 in audio su YouTube
https://youtu.be/U7WpS5oHwOw?is=fD7I6rftH9sa8W-4

📌 VANGELO DELLA DOMENICA
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,1-14

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle
fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

LE PAROLE DEI PAPI

Il Vangelo oggi ci parla di un re che prepara un banchetto di nozze per suo figlio (cfr Mt 22,1-14). È un uomo potente, ma è soprattutto un padre generoso, che invita a condividere la sua gioia. In particolare, rivela la bontà del suo cuore nel fatto che non costringe nessuno, ma invita tutti, anche se questo suo modo di fare lo espone alla possibilità di un rifiuto. Notiamo: prepara un banchetto, offrendo gratuitamente un’occasione di incontro, di festa. Questo è ciò che Dio prepara per noi: un banchetto, per essere in comunione con Lui e tra di noi. E noi, tutti noi, siamo dunque gli invitati di Dio. Ma un banchetto nuziale richiede da parte nostra tempo e coinvolgimento, richiede un “sì”: andare, andare all’invito del Signore, Lui invita ma ci lascia liberi. Ecco il tipo di relazione che il Padre ci offre: ci chiama a stare con Lui, lasciandoci la possibilità di accettare o non accettare. Non ci propone un rapporto di sudditanza, ma di paternità e di figliolanza, che necessariamente è condizionato dal nostro libero assenso. Dio è molto rispettoso della libertà, molto rispettoso. Sant’Agostino usa un’espressione molto bella al riguardo, dicendo: «Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te» (Sermo CLXIX, 13). E non certo perché non ne abbia la capacità – è onnipotente! – ma perché, essendo amore, rispetta fino in fondo la nostra libertà. Dio si propone, non si impone, mai. (Francesco - Angelus, 15 ottobre 2023)
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📌 DAI CROCICCHI DEL PECCATO AL BANCHETTO DI NOZZE CON LO SPOSO

Omelia su Mt 22,1-14 – Is 25,6-10a – Fil 4,12-14.19-20

C’è qualcosa di profondamente sconvolgente nel Vangelo di oggi: Dio prepara una festa, invita gli uomini alla gioia, spalanca le porte della Sua Casa, offre gratuitamente ciò che nessun uomo potrebbe mai procurarsi da solo… e gli invitati non vogliono venire!

Ma c’è qualcosa di ancora più sconvolgente: qualcuno accetta l’invito, entra nella sala del banchetto, si mette tranquillamente a tavola e tuttavia viene cacciato fuori! Perché? Perché non indossa l’abito nuziale! Due atteggiamenti apparentemente opposti, ma che nascondono lo stesso peccato: pretendere di vivere il rapporto con Dio secondo le proprie condizioni, anziché accogliere le Sue!

L’annuncio del Vangelo non è mai fine a se stesso: attraverso la predicazione Dio chiama tutti gli uomini alla Salvezza. Eppure Gesù conclude questa parabola con un’affermazione che dovrebbe scuoterci profondamente: «Molti sono chiamati, ma pochi eletti» (Mt 22,14). A prima vista sembra una contraddizione: annunciare il Vangelo perché tutti si salvino e poi parlare di pochi eletti! Ma per comprendere queste parole occorre entrare nel loro significato comunitario e battesimale, senza dimenticare che Gesù ci sta anche mettendo seriamente in guardia sulla nostra risposta personale alla Grazia.

Nella Chiesa primitiva gli «eletti» erano coloro che, dopo aver percorso un serio cammino catecumenale di formazione al battesimo per abbandonare pratiche e mentalità pagane, erano stati riconosciuti pronti a ricevere il Battesimo. Non si trattava di un’élite di privilegiati, di persone superiori agli altri, ma di uomini e donne nei quali la predicazione del Vangelo e l’azione della Grazia avevano cominciato a produrre i segni visibili di una vita nuova. Attraverso l’annuncio e la testimonianza dei cristiani, molti pagani venivano chiamati alla fede, bussavano alle porte della Chiesa e chiedevano di ricevere quella Vita Eterna che soltanto Cristo poteva donare loro. Seguiva un cammino serio, fatto di ascolto della Parola, conversione, preghiera, verifiche e scrutini, attraverso i quali la Chiesa, la Comunità come una madre che porta in grembo i propri figli, li accompagnava verso la rigenerazione battesimale. Non bastava dichiararsi cristiani! Bisognava cominciare a vivere da cristiani! La fede non poteva essere soltanto una convinzione intellettuale o un’appartenenza religiosa, ma doveva diventare una vita trasformata dalla presenza di Cristo Risorto. E questo era tanto più importante in una Chiesa perseguitata, nella quale professare la fede poteva significare perdere il lavoro, gli affetti, la libertà e persino la vita. Gli eletti non venivano preparati per andare a un talk-show, ma per testimoniare Cristo anche davanti alle fiere delle arene! E alcuni catecumeni, prima ancora di ricevere il Battesimo nell’acqua, arrivavano a versare il proprio sangue per Cristo, ricevendo quello che la Chiesa avrebbe chiamato Battesimo di sangue. Ma non si trattava soltanto delle persecuzioni dell’Impero Romano. Anche nella vita quotidiana i pagani aspettavano dai cristiani una prova concreta che Cristo fosse veramente risorto e vivo. L’amore ai nemici, il perdono tra i coniugi, la fedeltà matrimoniale, la dignità riconosciuta alle donne e ai bambini, la cura gratuita dei poveri, dei malati e degli abbandonati: erano questi i segni attraverso i quali la Chiesa rendeva visibile l’Amore di Dio.

Il cristianesimo non consiste nel parlare di Cristo, ma nel permettere a Cristo di vivere e amare attraverso di noi! E allora una prima provocazione è inevitabile: che cosa vedono oggi i non credenti guardando noi cristiani? Vedono uomini e donne trasformati dalla Grazia oppure persone che vivono esattamente come tutti gli altri, con gli stessi egoismi, le stesse vendette, le stesse impurità, la stessa avidità, la stessa incapacità di perdonare? E per di più convinti d’esser migliori degli altri per i loro riti e convincimenti. Se la testimonianza dei cristiani diventa scandalosa, se chi frequenta la Chiesa continua a vivere nell’adulterio, nella disonestà, nell’odio, nella superbia e nella doppiezza, nell’ipocrisia perché il mondo dovrebbe credere al Vangelo che annunciamo? Non sono forse proprio le nostre incoerenze e tiepidezze a diventare, tante volte, un ostacolo alla conversione degli altri?

La prima lettura, tratta dal profeta Isaia, ci presenta una promessa meravigliosa: «Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande» (Is 25,6). Non si tratta semplicemente di un pranzo abbondante. È l’immagine della Salvezza, della Comunione definitiva con Dio e i fratelli, della Vita Eterna. Isaia annuncia che Dio eliminerà il velo che copre i popoli, asciugherà le lacrime su ogni volto e farà scomparire la morte per sempre. Ecco che cosa ci offre Dio! Non qualche consolazione religiosa, non una benedizione per continuare tranquillamente a vivere come prima nei nostri peccati, ma la vittoria sulla morte, la liberazione dal peccato e la partecipazione alla Sua stessa Vita! Il banchetto annunciato da Isaia trova il suo compimento nelle nozze del Figlio di Dio. Il Regno dei Cieli, ci dice Gesù, è simile a un re che prepara una festa di nozze per suo figlio. È l’immagine dello zelo, potremmo dire persino della gelosia di Dio per ogni uomo. Una gelosia che non nasce dall’egoismo, come quella degli uomini, ma dall’Amore infinito di un Padre che non vuole perdere nessuno dei Suoi figli. Dio è geloso della nostra felicità! Non vuole che sprechiamo la vita inseguendo ciò che non può salvarci! Non vuole che consegniamo il nostro cuore a falsi amanti, a idoli incapaci di amarci e di donarci la Vita Eterna! Il Padre prepara le nozze del Figlio e desidera ardentemente che sia presente la Sposa, la Chiesa, chiamata a vivere in comunione con Cristo. Per questo il re può dire: «Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto» (Mt 22,4).

Tutto è pronto! Non siamo noi a preparare la Salvezza, è Dio che l’ha preparata per noi! Non siamo noi a conquistare il Paradiso con le nostre forze, è Cristo che, attraverso la Sua Passione, Morte e Risurrezione, ci ha aperto le porte della Casa del Padre!

Questa immagine richiama immediatamente la parabola del Figlio prodigo. Anche là un padre prepara un banchetto, fa uccidere il vitello grasso e riveste il figlio ritrovato con l’abito più bello. Anche là c’è una casa, una festa, una dignità restituita. E anche là c’è qualcuno che, pur trovandosi vicino alla casa paterna, non vuole entrare: il figlio maggiore! Si può essere lontani da Dio vivendo nel peccato, ma si può essere altrettanto lontani da Lui vivendo apparentemente dentro la Sua Casa! Si può essere figli e comportarsi da estranei; si può frequentare la Chiesa e avere un cuore che non conosce l’Amore del Padre!

Il banchetto nuziale è dunque l’immagine della Comunione con Cristo e i fratelli, che comincia già nella Chiesa, nella Comunità concreta a cui Sí appartiene e trova nell’Eucaristia la sua espressione sacramentale più alta, nell’attesa del banchetto eterno del Cielo. Attraverso il Battesimo siamo introdotti nella Vita nuova, e attraverso l’Eucaristia veniamo continuamente nutriti della Vita stessa dello Sposo e legati più intimamente con i fratelli. Dio non ci invita a partecipare a una semplice cerimonia religiosa: ci invita a unirci a Cristo, a vivere di Lui, ad amare con il Suo stesso Amore i nostri fratelli!

Eppure gli invitati «non vollero venire» (Mt 22,3). Notiamo bene: non dice che non potevano, ma che non volevano! Quante volte anche noi diciamo: «Non posso venire a Messa», «non ho tempo per venire all’ascolto della Parola o della Catechesi», «Non posso pregare», «Non posso confessarmi», «Non posso impegnarmi nella vita della Parrocchia»! Ma siamo proprio sicuri che non possiamo? Oppure, più semplicemente, non vogliamo? Per il lavoro troviamo il tempo e siamo pronti ad affrontare ogni sacrificio, per il divertimento troviamo il tempo, per lo sport, per il telefono, per la televisione, per le nostre passioni troviamo sempre il tempo. Per Dio, invece, il tempo manca! Non è Dio che ci impedisce di incontrarLo: siamo noi che troppo spesso abbiamo deciso di mettere tutto prima di Lui!

Gesù precisa che gli invitati «non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari» (Mt 22,5). Il campo e gli affari non sono necessariamente cose cattive. Il problema è che sono diventati più importanti dell’invito del Re, più importanti dello Sposo e delle nozze con Lui. E qui si nasconde una delle tentazioni più pericolose per noi cristiani: non abbiamo bisogno di rinnegare apertamente Dio per escluderLo concretamente dalla nostra vita o per rilegarlo all’ultimo posto riservandogli solo lo scarto e le briciole del nostro tempo e delle nostre attività! Basta riempire l’esistenza di tante cose, anche legittime, fino a non lasciare più spazio per Lui. Il diavolo non ha sempre bisogno di convincerci a fare chi sa quale male; spesso gli basta convincerci che abbiamo qualcosa di più urgente e importante da fare del tempo e delle energie che Dio ci chiede! Ricordiamo sempre che gli affari non sono soltanto quelli economici! Esistono anche gli affari affettivi, i commerci del cuore, le relazioni nelle quali non cerchiamo il bene dell’altro e la Gloria di Dio, ma la soddisfazione dei nostri bisogni. Quante volte diciamo di amare una persona, mentre in realtà vogliamo possederla! Quante volte pretendiamo affetto, attenzione, riconoscimento, gratitudine, e quando non riceviamo ciò che desideriamo diventiamo aggressivi, gelosi, vendicativi! Quante volte trasformiamo persino la famiglia, il matrimonio, le amicizie e la vita comunitaria in parrocchia in luoghi nei quali cerchiamo solo noi stessi invece di donarci gratuitamente! Il cristianesimo non consiste nel saziare il proprio egoismo servendosi degli altri e delle cose di Dio, ma nel lasciarsi saziare da Cristo per diventare capaci di offrirsi agli altri! Il mondo ci insegna a prendere, Cristo ci insegna a donare. Il mondo ci insegna a possedere, Cristo ci insegna ad amare. Il mondo ci insegna a difendere sempre i nostri interessi, Cristo ci insegna a perdere la vita per ritrovarla. E noi, quale padrone stiamo servendo? Non possiamo pretendere di appartenere contemporaneamente a Cristo e agli idoli che ci dominano! Gesù lo ha detto chiaramente: «Nessuno può servire due padroni» (Mt 6,24).

Alcuni invitati arrivano addirittura a insultare e uccidere i servi del re. È una reazione apparentemente assurda: perché uccidere chi porta l’invito a una festa? Perché l’annuncio della Verità non lascia mai indifferente chi ha deciso di vivere nella menzogna! Quando il Vangelo entra nella nostra vita, mette in discussione le nostre false sicurezze, smaschera i nostri idoli, denuncia i nostri peccati, ci costringe a confrontarci con una felicità diversa da quella che abbiamo cercato fino a quel momento. E se non vogliamo convertirci, finiamo per rifiutare, insultare, odiare e persino uccidere non soltanto il messaggio, ma anche chi ce lo annuncia! Non è forse quello che accade ancora oggi quando raggiunti da una realtà ecclesiale o da un prete che ci chiama a conversione ne diventiamo avversi? Quante volte quando un sacerdote richiama alla fedeltà matrimoniale, alla purezza, alla santità della famiglia, alla necessità della Confessione, al rispetto della vita, alla fedeltà alla Messa domenicale, alla conversione personale, al rinuncio alle ricchezze quanti rispondono con gratitudine? E quanti invece si irritano, si offendono, criticano, si allontanano, accusando quel prete o quella realtà ecclesiale di essere troppo severa? Vogliamo un Vangelo che ci salvi oppure un Vangelo che ci dia sempre ragione? Vogliamo incontrare Cristo oppure un Cristo costruito a nostra immagine e somiglianza?

Ma il re non rinuncia alla festa. Manda i suoi servi ai crocicchi delle strade perché invitino tutti quelli che trovano, «cattivi e buoni» (Mt 22,10). È una rivelazione straordinaria della Misericordia di Dio! Nessuno è escluso a priori. Il peccatore, il lontano, il fallito, colui che ha rovinato la propria vita, colui che tutti giudicano irrecuperabile: tutti sono chiamati! La Chiesa non è un circolo esclusivo di persone perbene, non è un’associazione di perfetti, di puritani, non è una comunità riservata a coloro che non hanno mai sbagliato. È il luogo nel quale Dio continua a chiamare i peccatori alla conversione e alla Salvezza! È il luogo dove splende la Gloria di Dio che è la sua Misericordia!

Ma perché proprio ai crocicchi delle strade? Perché lì si trovano coloro che non hanno una casa nella quale sentirsi al sicuro, coloro che sono in cammino, coloro che non sanno quale direzione prendere. È l’immagine dell’uomo che ha sperimentato il fallimento delle proprie illusioni, che ha cercato la felicità nel denaro, nel sesso, nel potere, nel successo, nella stima degli altri, nei divertimenti, nelle relazioni disordinate, e alla fine si è ritrovato con il cuore vuoto. È l’immagine del peccatore che finalmente scopre di essere povero, di non bastare a se stesso, di aver bisogno di essere salvato.

E tu, dove sei? Sei ancora occupato nei tuoi affari, con un’agenda piena di impegni e un cuore vuoto di Dio, oppure hai finalmente riconosciuto di essere un mendicante ai crocicchi della vita?

Attenzione, perché anche chi crede di possedere tutto, davanti a Dio è un povero! Anche chi ha denaro, salute, prestigio, cultura, potere, amici e relazioni se non possiede Cristo non possiede ciò che può salvarlo! La seconda lettura ci presenta proprio questa libertà interiore. San Paolo afferma: «So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza» e aggiunge: «Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4,12-13). Paolo ha imparato che la vera ricchezza non consiste in ciò che possiede, ma in Colui al quale appartiene. Non sono le circostanze esteriori a determinare la sua felicità, ma la presenza di Cristo nella sua vita. E noi? Quante volte misuriamo la bontà di Dio sulla base di ciò che ci concede? Se abbiamo salute, lavoro, denaro, se le cose vanno secondo i nostri desideri, allora ringraziamo il Signore. Ma quando arriva una malattia, una sofferenza, una difficoltà economica, una delusione, un tradimento ecco che la nostra falsa fede di svela e la nostra religiosità comincia a vacillare! Perché? Perché forse non abbiamo mai veramente cercato Dio, ma soltanto ciò che Dio poteva darci e assicurarci! Il vero cristiano non è colui che segue Cristo finché tutto va bene, ma colui che rimane fedele a Cristo anche quando tutto sembra andare male! È colui che può ripetere con Giobbe: «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!» (Gb 1,21).

La Chiesa è dunque mandata continuamente ai crocicchi dell’esistenza, alle periferie della vita, a cercare gli uomini là dove si trovano, senza pretendere che siano già santi per poterli incontrare. Ma attenzione a non cadere in un equivoco che oggi rischia di svuotare completamente il Vangelo: Dio invita tutti, ma non approva tutto! Accoglie ogni peccatore, ma non benedice il suo peccato! Il fatto che siano stati invitati «cattivi e buoni» non significa che i cattivi debbano rimanere cattivi e i buoni possano accontentarsi di essere tali. L’invito è gratuito, ma richiede una risposta che trasformi la vita, che ci faccia santi. La vera Misericordia non è il permesso di continuare a peccare: è la possibilità di smettere di essere schiavi del peccato! Certo in un lungo e serio itinerario di conversione e liberazione che punta a una meta chiara: la santità, le conformità a Cristo Gesù.

Ed eccoci al particolare più inquietante della parabola: l’uomo senza abito nuziale. Era stato invitato anche lui, e come era in uso in quei tempi, gli saranno stati dati tutti i mezzi per prepararsi. Certamente al suo servizio il re avrà preposto servi e serve per ripulirlo, rivestirlo e prepararlo come conveniva ma era entrato nella sala, si trovava insieme agli altri commensali ma senza aver approfittato dalle cure che gratuitamente gli erano state offerte. Per questo il re gli domanda: «Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?» (Mt 22,12). E quell’uomo ammutolisce. Non ha nulla da rispondere! Non ha scuse! Anni e anni di Sacramenti celebrati, di inviti a catechesi, a celebrare la Parola di Dio, in Comunità Cristiane a sua portata ma … di nulla ha approfittato!

Che cos’è infatti questo abito? È il segno della vita nuova che Dio ci dona e che siamo chiamati a custodire. È la vita e i sentimenti di Cristo Gesù in noi! È la fede che diventa vita. È quella carità ai nemici che unica rende autentica la nostra appartenenza a Cristo. San Paolo lo esprime con parole chiarissime: «Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo» (Gal 3,27). E ancora: «Rivestitevi del Signore Gesù Cristo» (Rm 13,14). Sant’Agostino identifica l’abito nuziale con la carità che nasce da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera.

Non basta dunque entrare o essere nella sala del banchetto: occorre essere rivestiti dell’Amore dello Sposo! Non basta appartenere esteriormente alla Chiesa: occorre vivere interiormente della Vita di Cristo in concrete comunità e relazioni fraterne!

E qui la domanda diventa inevitabile: noi che siamo entrati nella Chiesa attraverso il Battesimo e che ci nutriamo regolarmente dei suoi Sacramenti, siamo davvero rivestiti di Cristo? Oppure abbiamo conservato soltanto il certificato di Battesimo e domenicalmente firmiamo la presenza alla Santa Messa, mentre nella vita quotidiana continuiamo a indossare l’abito dell’uomo vecchio? Possiamo essere battezzati e vivere da pagani! Possiamo ricevere la Santa Comunione e continuare a coltivare odio, rancore, invidia, superbia, impurità, avidità, disonestà senza vivere vere relazione fraterno. Possiamo recitare il Rosario ogni giorno e poi distruggere il prossimo con la lingua! Possiamo partecipare a tutte le processioni, a tutte le novene, a tutte le celebrazioni e rifiutarci ostinatamente di perdonare qualcuno! Possiamo perfino servire all’altare, cantare nel coro, appartenere a gruppi di preghiera, fare il catechismo ai bambini e non permettere mai al Vangelo di correggere i nostri comportamenti! E allora domandiamoci: che cosa abbiamo indosso? L’abito di Cristo oppure la maschera della religiosità?

Non basta essere dentro la sala del banchetto! Non basta occupare un posto in Chiesa! Non basta essere iscritti nei registri parrocchiali! Non basta dire: «Io sono cattolico, sono sempre stato cattolico, vengo da una famiglia cattolica!». La fede non è un’eredità anagrafica, ma una vita da accogliere, custodire e testimoniare. Gesù ci avverte: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21).

E qui la parabola diventa particolarmente seria per noi sacerdoti. Perché possiamo trascorrere tutta la nostra esistenza a invitare gli altri al banchetto del Signore, possiamo predicare, celebrare, confessare, amministrare i Sacramenti e tuttavia rischiare di non vivere personalmente ciò che annunciamo! Possiamo diventare funzionari del sacro, amministratori di strutture, organizzatori di attività religiose, senza essere veramente uomini di Dio e capaci di fondare vere Comunità Cristiane. San Paolo aveva ben presente questo pericolo quando scriveva: «Tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non succeda che, dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato» (1Cor 9,27). Ma la responsabilità non riguarda soltanto i sacerdoti. Con il Battesimo tutti siamo stati consacrati a Cristo, resi partecipi della Sua missione sacerdotale, profetica e regale. Non siamo cristiani per cercare di salvare la nostra anima, ma siamo chiamati a collaborare alla Salvezza degli altri! Un padre e una madre dovranno interrogarsi sulla fede trasmessa ai figli; un catechista sulla testimonianza offerta ai ragazzi; un padrino e una madrina sulla responsabilità assunta davanti a Dio nell’aiutare i genitori a fare dei loro figli dei santi; ciascuno di noi sulle persone che il Signore ha posto lungo il proprio cammino.

Che cosa ne abbiamo fatto degli invitati che Dio ha affidato alla nostra responsabilità? Li abbiamo accompagnati verso Cristo oppure li abbiamo lasciati andare tranquillamente verso l’indifferenza? Abbiamo avuto il coraggio di correggere, di testimoniare, di richiamare con amore alla Verità oppure abbiamo preferito tacere per non disturbare nessuno, per non perdere simpatie, per non essere giudicati esagerati? Una Chiesa che non chiama più alla conversione si trasforma in una sala da ricevimento nella quale tutti si sentono accolti, ma nessuno viene aiutato a prepararsi all’incontro con il Re!

E qui ritorna l’immagine del banchetto. Ogni domenica il Signore prepara per noi un banchetto ben più grande di quello descritto nella parabola: il banchetto dell’Eucaristia! Non ci offre semplicemente qualcosa di buono, ma ci dona Se stesso, il Suo Corpo e il Suo Sangue, la Sua Vita divina! Eppure, quante volte le nostre Chiese rimangono semivuote! Quanti battezzati non sentono più il bisogno della Messa domenicale! Quanti genitori si preoccupano che i figli non perdano un allenamento, una lezione, una festa, ma non si preoccupano minimamente se perdono l’incontro domenicale con Cristo! E non possiamo nemmeno tranquillizzarci guardando soltanto coloro che vengono a Messa. Perché il Vangelo dell’abito nuziale è rivolto soprattutto a chi è già entrato nella sala! Come ci accostiamo all’Eucaristia? Con quale coscienza? Con quale preparazione? Con quale desiderio di conversione? Ci ricordiamo ancora che ricevere il Corpo di Cristo non è un gesto sociale, un’abitudine, un diritto automatico, ma un incontro reale con il Signore? Ci ricordiamo che chi è consapevole di aver commesso un peccato mortale deve prima riconciliarsi con Dio attraverso il Sacramento della Confessione? San Paolo ci mette severamente in guardia: «Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1Cor 11,28-29). Sono parole fortissime! Eppure oggi rischiamo di dimenticarle, quasi che parlare di peccato, di Confessione, di conversione, di giudizio e di Inferno significhi tradire la Misericordia di Dio. Ma quale misericordia sarebbe quella che, per non turbare la coscienza del peccatore, lo lasciasse tranquillamente camminare verso la propria perdizione? Un medico che nascondesse al malato la gravità della sua malattia non sarebbe misericordioso, ma assassino! E un sacerdote che tacesse la Verità del Vangelo per paura di perdere fedeli non sarebbe un buon pastore, ma un mercenario!

Eppure c’è un particolare che non dobbiamo trascurare. Quando il re si rivolge all’uomo senza abito nuziale, lo chiama ancora «Amico»! È una parola che rivela quanto sia serio e personale il rapporto che Dio desidera avere con noi. Anche quando smaschera il nostro peccato, Dio non cessa di chiamarci alla Verità. E oggi, mentre siamo ancora nel tempo della Misericordia, possiamo lasciarci giudicare dalla Sua Parola per non doverci trovare impreparati davanti al giudizio definitivo.

Quell’uomo «ammutolì». Anche noi dobbiamo imparare ad ammutolire davanti a Dio, come Giobbe, smettendo di giustificare continuamente noi stessi. Quante scuse troviamo per i nostri peccati! È sempre colpa degli altri, delle circostanze, dell’educazione ricevuta, del carattere, della società, delle tentazioni, di qualcun’altro! Ma quando finalmente avremo il coraggio di riconoscere: «Signore, ho peccato! Ho tradito il Tuo Amore! Ho preferito i miei idoli alla Tua Grazia!»? Non dobbiamo difendere l’uomo vecchio che è in noi, ma lasciarlo crocifiggere con Cristo. San Paolo afferma: «Il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato» (Rm 6,6).

È questa la vera conversione: non un semplice miglioramento morale, non qualche piccolo aggiustamento delle nostre abitudini, ma la morte dell’uomo vecchio perché possa vivere in noi l’uomo nuovo, Cristo Risorto! Per questo la Chiesa non può accontentarsi di distribuire Sacramenti senza formare cristiani! Non basta preparare i bambini a ricevere la Prima Comunione se poi non li accompagniamo a vivere dell’Eucaristia! Non basta organizzare la Cresima come una festa conclusiva del catechismo, se poi i ragazzi scompaiono dalla vita della Chiesa! Non basta celebrare matrimoni religiosi se gli sposi non hanno compreso che il Sacramento li chiama a rendere visibile l’Amore fedele e indissolubile di Cristo per la Sua Chiesa! Abbiamo trasformato troppo spesso i Sacramenti in traguardi da raggiungere, mentre sono doni della Grazia che devono generare e alimentare una vita nuova! E allora dobbiamo domandarci se le nostre comunità stanno veramente generando discepoli di Cristo oppure semplicemente organizzando cerimonie religiose! Occorre riscoprire la serietà dell’Iniziazione Cristiana, non tanto necessaria per i bimbi ma per i loro genitori e tutti gli adulti che, in numero sempre più esiguo, popolano le nostre liturgie. Abbiamo bisogno di un autentico cammino di conversione nel quale la Parola di Dio illumina la vita, smaschera gli idoli, guarisce le ferite, educa alla preghiera, conduce ai Sacramenti e rende capaci di amare gratuitamente formando vere Comunità Cristiane dove si dia il perdono e l’amore al nemico. La Chiesa deve tornare a essere Madre che genera figli alla fede, non un ufficio che rilascia certificati di appartenenza religiosa!

Sant’Agostino, commentando proprio questa parabola, esorta coloro che sono già entrati nella Chiesa a indossare l’abito nuziale, a non cercare soltanto i propri interessi, ma quelli di Cristo. E ricorda che lo Sposo è Cristo e la Sposa è la Chiesa: onorare lo Sposo significa amare anche la Sposa, e amare veramente la Chiesa significa imparare ad amare i fratelli della propria concreta comunità con la stessa Carità di Cristo. Ecco allora il criterio fondamentale per riconoscere se stiamo veramente indossando l’abito nuziale: siamo capaci di amare come Cristo ci ama soprattutto quando siamo peccatori e suoi nemici? Sappiamo perdonare chi ci ha offeso? Sappiamo benedire chi ci maledice? Sappiamo fare del bene senza pretendere nulla in cambio? Sappiamo accogliere il debole, sopportare il difficile, correggere il ribelle, servire senza cercare riconoscimenti? Sappiamo amare anche quando non siamo amati? Non si tratta di compiere tutto questo con le nostre forze. Il cristianesimo è innanzitutto un’opera della Grazia! È Cristo Risorto che vive nel cristiano e rende possibile ciò che umanamente è impossibile. È Lui che ci dona un cuore nuovo, capace di amare persino i nostri nemici. Ma questa Grazia domanda la nostra libera collaborazione, la nostra disponibilità a lasciarci correggere, purificare e trasformare.

Gesù conclude: «Molti sono chiamati, ma pochi eletti» (Mt 22,14). Non ci sta consegnando una statistica di quanti entreranno in Paradiso, ma ci sta mettendo davanti alla serietà della nostra risposta. La chiamata è gratuita, la Salvezza è un dono, ma non possiamo pretendere di essere salvati rifiutando ostinatamente la Grazia che ci vuole trasformare.

Eppure il messaggio di oggi non è un messaggio di disperazione, ma di speranza! Perché il Re continua a invitare! Le porte della sala sono ancora aperte! Il tempo della Misericordia non è ancora terminato! Finché siamo vivi, possiamo convertirci, possiamo confessarci, possiamo ricominciare, possiamo lasciarci rivestire di Cristo! Nell’Apocalisse leggiamo: «Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello!» (Ap 19,9). È proprio questo l’invito che risuona nella celebrazione eucaristica. E quando il sacerdote ci presenta il Corpo di Cristo, noi rispondiamo: «O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato». Non siamo degni per i nostri meriti! Nessuno può acquistare il diritto al Paradiso! Ma proprio perché non siamo degni, dobbiamo lasciarci trasformare dalla Grazia di Dio, anziché pretendere che Dio si adatti alle nostre miserie senza chiederci di abbandonarle.

Carissimi fratelli e sorelle, oggi il Signore ci pone davanti a tre domande alle quali ciascuno deve rispondere personalmente: Ho veramente accolto l’invito di Dio, oppure continuo a trovare scuse per rimandare la mia conversione? Per non lasciarmi rivestire dei suoi medesi sentimenti in seri cammini comunitari di conversione? E soprattutto: se oggi stesso il Signore venisse a chiedermi conto della mia vita, mi troverebbe con l’abito nuziale della Sua Grazia? Non rispondiamo troppo in fretta! Non rifugiamoci nella consolante convinzione che, in fondo, siamo brave persone! Non misuriamo la nostra santità confrontandoci con chi ci sembra peggiore di noi! Il nostro modello non è il vicino di casa, non è il cristiano che non viene mai in Chiesa, non è il peccatore che tutti conoscono. Il nostro modello è Gesù Cristo! E allora, mentre ci avviciniamo al banchetto eucaristico, chiediamo al Signore di strapparci di dosso l’abito della superbia, dell’egoismo, dell’indifferenza, della tiepidezza spirituale, della religiosità soltanto esteriore, e di rivestirci della Sua Grazia, della Sua Santità, della Sua Carità. Perché alla fine della nostra vita non ci sarà chiesto a quante Messe abbiamo semplicemente partecipato, quante preghiere abbiamo recitato, quante attività parrocchiali abbiamo organizzato, ma quanto ci siamo lasciati trasformare da Cristo attraverso tutto questo e quanto Amore abbiamo realmente donato. Il Paradiso è un banchetto di nozze, non una sala d’attesa nella quale entrare distrattamente! E la veste nuziale non possiamo improvvisarla nell’ultimo istante: dobbiamo cominciare a indossarla oggi, lasciando che Cristo rinnovi ogni giorno la nostra vita! Non dimentichiamo: Dio invita tutti alla Salvezza, ma non costringe nessuno a salvarsi! L’invito è gratuito, la Grazia è un dono, ma la risposta è una responsabilità! E che non ci accada la tragedia più grande: essere stati invitati personalmente da Dio al banchetto della Vita Eterna e aver preferito, per tutta la vita, occuparci di tutt’altro!

Amen.

Sia lodato Gesù Cristo!
Don Salvatore Albano
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📌 RIFLESSIONI
Per entrare in Paradiso…

Il Paradiso è una Festa, una Festa eterna. Una Festa di gioia che non avrà mai fine. La Festa di nozze tra Dio e ogni anima salvata. Dio, più intimo a noi di noi stessi, ci riempirà di Sé. Ma non sarà tanto che Lui abiterà in noi, piuttosto che noi abiteremo in Lui. Ci dirà: «Entra nella gioia del tuo Signore!» (Matteo 25, 21).

Ma è necessario che tutti gli invitati abbiano “l’abito nuziale”, altrimenti Dio ci dirà: «Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?». L’abito nuziale è la Carità. Ed è l’“abito bianco” di coloro che sono stati redenti: «Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?… Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col Sangue dell’Agnello» (Apocalisse 7, 13-14).

Entrano solo quelli che sono stati purificati da tutto ciò che non è amore. Ecco perché le Anime del Purgatorio aspettano e vogliono aspettare ad entrare in Paradiso, se non si vedono completamente possedute dall’Amore.

«Quando entrai per un momento in Cappella, il Signore mi fece conoscere che fra le anime che sceglie ne ha alcune elette in modo particolare, che chiama ad una Santità superiore, ad un’unione eccezionale con Sé. Sono anime serafiche, dalle quali Iddio esige che Lo amino più delle altre anime, benché vivano tutte nello stesso convento; talvolta però questo amore più intenso lo esige da una sola anima.

Quest’anima comprende la chiamata, poiché Iddio gliela fa conoscere interiormente, però può seguirla e può anche non seguirla. Dipende dall’anima rispondere alla chiamata dello Spirito Santo oppure opporsi allo Stesso Spirito Santo. Ho saputo che c’è un luogo in Purgatorio, dove le anime espiano di fronte a Dio per colpe di questo genere. Questa fra le varie pene è la più dura» (Santa Faustina Kowalska, “Diario”, 1º febbraio 1938).

La “via diritta per il Cielo”. «Per chi ha fatto sempre la mia Volontà non esistono vie per il Purgatorio, la sua via è diritta per il Cielo. E chi non in tutto e per sempre, ma in gran parte ha riconosciuto il mio Volere e vi si è sottoposto, si è formato tante vie e riceve tanto che subito il Purgatorio lo spedisce al Cielo. Ora, come le anime purganti per ricevere i suffragi dovevano formarsi le vie, così i viventi per mandare i suffragi devono fare la mia Volontà per formarsi le vie, per fare salire i suffragi nel Purgatorio.

Se fanno i suffragi e dalla mia Volontà son lontani, i loro suffragi, mancando la comunicazione della mia Volontà che, sola, unisce e vincola tutti, non troveranno la via per salire, i piedi per camminare, la forza per dare il sollievo: saranno suffragi senza vita, perché manca la vera Vita del mio Volere che, solo, tiene virtù di dar vita a tutti i beni. Quanto più di mia Volontà l’anima possiede, tanto più valore contengono le sue preghiere, le sue opere, le sue pene; sicché più sollievo può portare a quelle anime benedette. Io misuro e dò il valore a tutto ciò che può fare l’anima, per quanto di mia Volontà possiede» (L. Piccarreta, “Libro di Cielo”, 3 novembre 1926, vol. 20º).

Padre Domenico Maria del Paradiso
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🙏🏻 PREGHIERA

Signore Gesù, Sposo della nostra anima, Tu ci inviti al banchetto del Tuo Amore, ma noi, troppo spesso, preferiamo i nostri affari, i nostri idoli e le nostre false sicurezze alla gioia di vivere in comunione con Te e con i fratelli.

Perdonaci, Signore, perché tante volte ci accontentiamo di una religiosità esteriore, di Sacramenti ricevuti senza conversione, di preghiere recitate senza Amore, di una fede che non cambia la nostra vita.

Vieni a cercarci ai crocicchi dei nostri peccati, delle nostre schiavitù e delle nostre delusioni. Strappaci di dosso l’abito vecchio della superbia, dell’egoismo e dell’ipocrisia, e rivestici della Tua Grazia, dei Tuoi sentimenti e della Tua Carità.

Donaci l’umiltà di lasciarci generare e formare nella fede dalla Chiesa, nostra Madre, perché nelle nostre Comunità impariamo a perdonarci, ad amarci come Tu ci ami e a donare la vita persino per i nostri nemici.

Fa’ che non siamo cristiani soltanto di nome, ma uomini e donne nei quali Tu, Risorto e Vivo, possa manifestare la potenza del Tuo Amore.

E quando ci chiamerai al banchetto eterno delle Tue Nozze, concedici di essere trovati rivestiti di Te, nostro unico Bene, nostra Gioia e nostra Salvezza!

Amen.
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📌 SANTI E BEATI DEL GIORNO

Oggi veneriamo San Giovanni XXIII, papa; San Filippo, diacono; Santi Táraco, Probo e Androníco, martiri; Santi Nicasio, Quirino, Subícolo e Pienza, martiri; San Santino, vescovo; San Sármata, abate; San Firmino, vescovo; San Cánico, abate; Sant’Anastasio, sacerdote; San Gummario
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🎧 in audio su YouTube - SAN GIOVANNI XXIII
https://youtu.be/wWRrpb9_iIY?is=7h1lNML_YMwBHJ4I
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera3 days ago
🟢 SABATO della XXVII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - 10 OTTOBRE 2026

🎧 in audio su YouTube
https://youtu.be/i1dJ6A7eqA8?is=91KsWeW4Q7HA1BCm
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📌 VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,27-28

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

LE PAROLE DEI PAPI

Queste sono le due condizioni per seguire Gesù: ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica. Questa è la vita cristiana, niente di più. Semplice, semplice. Forse noi l’abbiamo fatta un po’ difficile, con tante spiegazioni che nessuno capisce, ma la vita cristiana è così: ascoltare la Parola di Dio e praticarla. […] Ogni volta che noi facciamo questo – apriamo il Vangelo e leggiamo un passo e ci domandiamo: ‘Con questo Dio mi parla, dice qualcosa a me? E se dice qualcosa, cosa mi dice?’ – questo è ascoltare la Parola di Dio, ascoltarla con le orecchie e ascoltarla con il cuore. Aprire il cuore alla Parola di Dio. I nemici di Gesù ascoltavano la Parola di Gesù, ma gli erano vicini per cercare di trovare uno sbaglio, per farlo scivolare, e che perdesse autorità. Ma mai si domandavano: ‘Cosa dice Dio per me in questa Parola?’ E Dio non parla solo a tutti: sì, parla a tutti, ma parla ad ognuno di noi. Il Vangelo è stato scritto per ognuno di noi. […] Il Signore sempre semina la sua Parola, soltanto chiede un cuore aperto per ascoltarla e buona volontà per metterla in pratica. Per questo allora la preghiera di oggi, che sia quella del Salmo: ‘Guidami Signore sul sentiero dei tuoi comandi’, cioè sul sentiero della tua Parola, e perché io impari con la tua guida a metterla in pratica. (Francesco - Omelia Santa Marta, 23 settembre 2014)
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📌 RIFLESSIONI
«Beato il grembo che Ti ha portato!».

Una voce squillante di donna si alza sul brusío sommesso che fa da sottofondo alle Parole di Gesù. Tutte le sue Parole e i suoi discorsi non sono uguali o monotematici. Affatto! In certi momenti la Voce di Gesù assume dei toni sconvolgenti, a volte dolci, poi forti, poi teneri… Egli sa toccare tutte le corde del cuore umano, anche quelle sconosciute agli stessi uomini che pur sono ricchi di infiniti sentimenti.

E i discorsi? Anche essi toccano tutti i temi. Le Parole del Vangelo, cioè le Parole di Gesù, acquistano un Potere illimitato, poiché Gesù stesso è la “Parola”, il “Verbo”! E sono i temi basici e fondamentali della vita umana, del mistero e del fine per cui ogni creatura è uscita dalle mani del Padre; del segreto per vivere bene e della capacità che esse donano di potersi liberare dal Male.

Una donna anonima, toccata dalla Bellezza e Profondità di queste Parole, e ancor più dal fascino di Gesù – che altro è se non la sintesi dei suoi tratti fisici, dei lineamenti del suo Volto, del Paradiso che brilla nei suoi occhi, della sua Intelligenza viva, pronta, disarmante, “contundente”, che spiazza i suoi avversari nella loro dialettica artefatta e apparentemente logica, e tante altre qualità – questa donna grida: «Beato il grembo che Ti ha portato!».

La risposta di Gesù è consolante per coloro che credono che Gesù sia inimitabile nella sua Bellezza e nel suo fascino: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano!». Beati noi, allora. Beati noi come Gesù stesso è Beato perché compie sempre la Volontà e la Parola del Padre. Se Gesù fosse inimitabile, non avrebbe detto: «Imparate da Me che sono Mite ed Umile di Cuore». È bellissimo sapere che possiamo non solo imitare Gesù, ma ricevere da Lui il suo stesso temperamento:

Il temperamento di Gesù. «Chi vive nella mia Volontà perde il suo temperamento ed acquista il mio. Sicché nell’anima che fa la mia Volontà si scorge un temperamento piacevole, attraente, penetrante, dignitoso ed insieme semplice, d’una semplicità infantile; insomma Mi rassomiglia in tutto. Anzi di più ancora, tiene in suo potere il temperamento come lo vuole e come ci vuole; siccome vive nella mia Volontà prende parte alla mia Potenza, quindi tiene le cose e se stesso a sua disposizione, quindi a seconda le circostanze e le persone che tratta, prende il mio temperamento e lo svolge» (L. Piccarreta, “Libro di Cielo”, 24 febbraio 1912, vol. 11º).
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera3 days ago
🟢 SANTI E BEATI DEL GIORNO - 10 OTTOBRE 2026

Oggi veneriamo San Cerbonio; San Pinìto, vescovo; Santi Eulampio e sua sorella Eulampia, martiri; Santi Gereone e compagni, martiri; Santi Vittore e Malloso, martiri; Santi Cassio e Fiorenzo, martiri; San Chiaro, vescovo; Santa Tanca, vergine e martire; San Paolino, vescovo; Santa Telchilde, badessa.
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📌 SAN DANIELE COMBONI

15 marzo 1831, Limone sul Garda - 10 ottobre 1881, Khartum (Sudan)

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https://youtu.be/o_1e4o-R1fQ?is=ck9qLkdXrtE73MVO

Dopo anni di oblio, nell'Ottocento le terre africane furono percorse da esploratori, mercanti e agenti commerciali delle potenze europee. Con loro viaggiavano spesso dei missionari desiderosi di portare l'annuncio di Cristo alle popolazioni indigene.

Le origini e la formazione

Daniele Comboni nacque a Limone sul Garda il 15 marzo 1831, in una famiglia di contadini poveri ma unita, profondamente religiosa e legata ai valori umani. Quarto di otto figli, perse quasi tutti i fratelli in tenera età.

A causa delle difficoltà economiche della famiglia, lasciò il paese per studiare a Verona, presso l'Istituto di don Nicola Mazza. Qui completò gli studi di filosofia e teologia e scoprì la sua vocazione al sacerdozio. Durante questo periodo, si aprì alla missione in Africa Centrale, ispirato dalle testimonianze dei missionari mazziani tornati dal continente africano.

La vocazione missionaria

San Daniele, che fin da giovane scelse di diventare missionario in Africa, fu a sua volta un viaggiatore instancabile nel continente nero. Ordinato sacerdote nel 1854, tre anni dopo sbarcò in Africa per la prima volta.

Il primo viaggio missionario finì presto con un fallimento: l'inesperienza, il clima avverso e l'ostilità dei mercanti di schiavi lo costrinsero a tornare a Roma. Mentre alcuni suoi compagni si lasciarono vincere dallo scoramento, egli progettò un piano globale di evangelizzazione dell'Africa.

Mise poi in atto un’incisiva opera di sensibilizzazione a Roma e in Europa e fondò diversi istituti maschili e femminili, oggi conosciuti come comboniani.

Il ritorno in Africa e le opere

Di nuovo in Africa nel 1868, Daniele poté finalmente dare avvio al suo piano. Con i sacerdoti e le suore che l'avevano seguito, lottò contro la tratta degli schiavi, si dedicò all'educazione della popolazione locale e si impegnò perché la fede cristiana mettesse radici profonde nella cultura africana.

Spirito aperto e intraprendente, scrisse numerose opere di animazione missionaria e fondò la rivista Nigrizia, ancora attiva oggi. Negli anni 1877-78 visse insieme con i suoi missionari e missionarie la tragedia di una siccità e carestia senza precedenti. Fu l’anticipazione della morte, sopraggiunta nel 1881.

Il riconoscimento della Chiesa

Nel 2003, nel giorno della canonizzazione, Giovanni Paolo II lo definì un «insigne evangelizzatore e protettore del continente nero». Se il cristianesimo in Africa ha oggi un futuro di speranza, lo si deve in parte alla sua opera.
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🙏🏻 PREGHIERA

O Dio, che vuoi la salvezza di tutti, risveglia in ogni cristiano un forte slancio missionario, affinché Cristo sia annunciato a coloro che non l'hanno ancora conosciuto. Suscita molte vocazioni e sostieni con la tua grazia i missionari nell'opera di evangelizzazione. Concedi ad ognuno di noi, per l'intercessione di San Daniele Comboni, di sentire la responsabilità verso le missioni e soprattutto di comprendere che il nostro primo impegno, per la diffusione della fede, è quello di vivere una vita profondamente cristiana. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera4 days ago
🟢 VENERDI' della XXVII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - 9 OTTOBRE 2026

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https://youtu.be/bs0C_voTxq4?is=lUzP_8x_wII8JwgK
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📌 VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,15-26

In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

LE PAROLE DEI PAPI

Il vero problema (…) che tante volte dimentichiamo, è che la conversione non solo ci fa accorgere del male per farci scegliere il bene, ma nello stesso tempo spinge il male ad evolversi, a diventare sempre più insidioso, a mascherarsi in maniera nuova affinché facciamo fatica a riconoscerlo. È una vera lotta. Il tentatore torna sempre, e torna travestito. (…) In questo senso, una delle virtù più utili da praticare è quella della vigilanza. Gesù descrive la necessità di questa attenzione su noi stessi e sulla Chiesa (…) attraverso un esempio efficace: «Quando lo spirito impuro esce dall’uomo – dice Gesù –, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima» (Lc 11,24-26). La nostra prima conversione riporta un certo ordine: il male che abbiamo riconosciuto e tentato di estirpare dalla nostra vita, effettivamente si allontana da noi; ma è da ingenui pensare che rimanga lontano per lungo tempo. In realtà, dopo un po’ si ripresenta a noi sotto una nuova veste. Se prima appariva rozzo e violento, ora invece si comporta in maniera più elegante ed educata. Allora abbiamo ancora una volta bisogno di riconoscerlo e smascherarlo. Permettetemi l’espressione: sono i “demoni educati”: entrano con educazione, senza che io me ne accorga. Solo la pratica quotidiana dell’esame di coscienza può far sì che ce ne rendiamo conto. Per questo si vede l’importanza dell’esame di coscienza, per vigilare la casa. (Francesco - Discorso alla Curia romana, 22 dicembre 2022)
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📌 RIFLESSIONE
«Il grande peccato».

Viene chiamato “peccato contro lo Spirito Santo”, ed è imperdonabile. Che cos’è? Ecco, Gesù compie un autentico, completo, efficacissimo esorcismo, e i suoi soliti avversari lo attribuiscono al demònio. Noi moderni la chiameremmo “malattia mentale”, tipo “paranòia”, che equivale a “delirio di onnipotenza”. Ossia uno “scollamento” dalla realtà. Vedere qualcosa di colore rosso e dire invece che è bianco.

Non sto ad analizzare questo fenomeno. Lasciamolo agli psichiatri. A me importa dire che qui non si tratta di una vera malattia mentale, ma di qualcosa di ancora più grave e brutto moralmente. Si tratta di “odio”! Sì. Bisogna chiamare ogni cosa con il proprio nome. Il fine dei nemici di Gesù è opporsi a Lui in tutto ciò che fa e dice, anche incorrendo nella bruttissima figura di contraddirsi. Cioè oggi dire una cosa e domani affermare il contrario.

È imperdonabile non perché Dio non voglia perdonare, ma perché è quasi impossibile per chi è affetto da questo odio uscirne fuori. Il suo orgoglio lo impedisce. Quindi non si pentirà mai. E se non si pente mai, rifiuterà il perdono in eterno. Non lo chiederà mai. Proprio come ha fatto il principe dei demòni. Ecco un esempio chiarissimo:

Suor Maria Natalia Magdolna, una santa suora ungherese (+ 1991), racconta la seguente visione:

«Non lo farò mai!». «Gesù stava sul Trono di Giusto Giudice e stava accogliendo l’anima di un peccatore salvatosi perché pentito all’ultimo momento. Lucifero osservava la scena e sbottò: “Non è giusto! Quest’anima è stata mia per tutta la vita. Ha fatto tanti peccati, e adesso, per un solo atto di pentimento, si salva? Invece per me, per un solo peccato hai creato l’Inferno!”. Gesù, con calma, senza spazientirsi, gli ha risposto: “Lucifero, ma mi hai mai chiesto perdono?”. Risponde il ribelle: “No! Non lo farò mai!”».

Allora ci conviene pregare così:

Il “grande peccato”. «Il timore del Signore è puro, dura sempre; i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti, più preziosi dell’oro, di molto oro fino, più dolci del miele e di un favo stillante. Anche il tuo servo in essi è istruito, per chi li osserva è grande il profitto. Le inavvertenze chi le discerne? Assolvimi dalle colpe che non vedo. Anche dall’orgoglio salva il tuo servo perché su di me non abbia potere; allora sarò irreprensibile, sarò puro dal grande peccato» (Salmo 18, 10-14).
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera4 days ago
🟢 SANTI E BEATI DEL GIORNO - 9 OTTOBRE 2026

Oggi veneriamo Santi Dionigi e compagni martiri; San Giovanni Leonardi, sacerdote; Sant’Abramo, patriarca e padre di tutti i credenti; Santi Diodoro, Diomede e Didimo; San Donnino, martire; Santa Publia; San Sabino, eremita; San Donnino, eremita; San Gisleno; San Deusdédit, abate.
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📌 SAN GIOVANNI ENRICO NEWMAN, Cardinale e Dottore della Chiesa

21 febbraio 1801. Londra - 11 agosto 1890, Birmingham

🎧 in audio su YouTube
https://youtu.be/9tqvao_YaOY?is=96Q9Eh8dRpM1UlDB

John Henry Newman, santo e custode dei nascenti, è stato proclamato tale il 13 ottobre del 2019 durante l'Angelus tenutosi in Piazza San Pietro. Questo ha segnato il traguardo conclusivo della vita di John Henry Newman, sempre attento alle “cose di lassù”.

Nacque in Inghilterra, a Londra, da una famiglia di fede anglicana il 21 febbraio del 1801. Già molto giovane intraprese i suoi studi presso l'Università di Oxford, all'età di soli sedici anni, e ben presto fu ordinato prete anglicano. Lentamente, però, si fece strada in lui un'importante domanda e arrivò a chiedersi se la Chiesa anglicana, iniziata da un re, potesse essere la vera Chiesa di Cristo. La risposta a tale quesito la trovò durante un viaggio in Italia in cui si ammalò gravemente ed iniziò a pregare Dio per la sua guarigione.

Rientrato dal viaggio in Italia iniziò ad accostarsi ai Padri della Chiesa e riunì attorno a sé un gruppo di persone che si interrogavano su questioni importanti. Prese la sua decisione nel 1843 quando, dopo aver pronunciato la sua ultima predica come padre anglicano, decise di spogliarsi dei paramenti,

Si convertì al cattolicesimo nel 1845 nonostante dovette far fronte alla grande ostilità derivante dall'ambiente contemporaneo. La sua conversione avvenne sotto il beato padre Dominic Barbieri. Dopo due soli anni, nel 1847, divenne prete cattolico a Roma e un anno dopo fondò l'Oratorio di San Filippo Neri a Birmingham, in Inghilterra.

Nell'Oratorio da lui fondato fu uno scrittore ed un pastore particolarmente apprezzato ed amato.

Fu nominato cardinale nel 1879 da Papa Leone XIII e come suo motto scelse “il cuore parla al cuore”. Rimase nell'Oratorio che aveva fondato fino al giorno della sua morte, l'11 agosto del 1890.

Ad oggi, oltre che santo, è considerato anche uno dei personaggi più importanti per lo sviluppo della teologia cattolica. Trascorse gran parte della sua esistenza dedicandosi alla vita intellettuale della Chiesa Cattolica.

Sulla sua tomba troviamo una frase importante: “Dalle ombre e dalle figure alla verità”. Questa frase è emblematica per descrivere il personaggio di John Henry Newman per il quale la ricerca della verità è sempre stata una ragione di vita tanto da giungere, dopo una profonda riflessione interiore, a trovare risposta a molti interrogativi e a convertirsi.
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🙏🏻 PREGHIERA

O glorioso San Giovanni Neumann, Vescovo santo e instancabile apostolo della Verità, tu che hai consumato la tua vita per la salvezza delle anime, annunciando con coraggio il Vangelo e conducendo tanti cuori alla pienezza della Fede Cattolica, volgi il tuo sguardo misericordioso su tutti i nostri fratelli protestanti separati dalla piena comunione con la Chiesa.

Tu che hai amato ardentemente Gesù Eucaristia, venerato la Santissima Vergine Maria e difeso con zelo la Fede trasmessa dagli Apostoli, intercedi presso il Signore affinché quanti professano le false confessioni protestanti possano riconoscere nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana l'unica Chiesa di Cristo, fondata su Pietro e custodita nella successione apostolica.

Ottieni loro la luce dello Spirito Santo, perché possano superare ogni errore, pregiudizio e divisione, riscoprire la ricchezza dei Santi Sacramenti, riconoscere la presenza reale di Gesù nella Santissima Eucaristia e accogliere Maria Santissima come Madre della Chiesa e di tutti i credenti.

Fa' che il loro ritorno alla piena comunione cattolica sia il frutto maturo dell'amore per la Verità e del desiderio sincero di compiere la Volontà di Cristo, che ha pregato il Padre perché tutti siano una cosa sola.

O San Giovanni Neumann, suscita anche in noi uno zelo apostolico ardente, una Fede incrollabile e una carità autentica, affinché, con la preghiera, la testimonianza e la santità della vita, possiamo essere strumenti di riconciliazione e di unità.

Conduci tutti i cristiani separati all'unico Ovile di Cristo, sotto la guida dell'unico Pastore, affinché si realizzi pienamente il desiderio del Signore: «Un solo gregge, un solo pastore» (Gv 10,16).

Per Cristo nostro Signore. Amen.
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera5 days ago
🟢 GIOVEDI' della XXVII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - 8 OTTOBRE 2026

🎧 in audio su YouTube
https://youtu.be/z_imhaZMmTk?is=4SJRGx5q7Ei82FX3
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📌 VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,5-13

In quel tempo, Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

LE PAROLE DEI PAPI

«Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11,9). Gesù con queste parole ci invita a rivolgerci fiduciosamente al Padre in tutte le nostre necessità. (…) “Chiedere”, infatti, è riconoscere, nella povertà, che tutto è dono del Signore e di tutto rendere grazie; “cercare” è aprirsi, nell’obbedienza, a scoprire ogni giorno la via da seguire nel cammino della santità, secondo i disegni di Dio; “bussare” è domandare e offrire ai fratelli i doni ricevuti con cuore casto, sforzandosi di amare tutti con rispetto e gratuità. (…) “Chiedere”, “cercare”, “bussare”, allora, vuol dire anche guardare a ritroso alla propria esistenza, riportando alla mente e al cuore quanto il Signore ha compiuto, negli anni, per moltiplicare i talenti, per accrescere e purificare la fede, per rendere più generosa e libera la carità. A volte ciò è avvenuto in circostanze gioiose, altre volte per vie più difficili da capire, magari attraverso il crogiolo misterioso della sofferenza: sempre, però, nell’abbraccio di quella bontà paterna che caratterizza il suo agire in noi e attraverso di noi, per il bene della Chiesa (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 43). (…) Senza Lui nulla esiste, nulla ha senso, nulla vale, e il vostro “chiedere”, “cercare” e “bussare”, nella preghiera come nella vita, riguarda pure questa verità (Leone XIV, Omelia, 9 ottobre 2025)
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📌 RIFLESSIONE
«Il Padre vostro del Cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Nella vita di San Serafino di Sarov, un eremita russo del 19º secolo – soprannominato “il San Francesco d’Assisi delle Chiese orientali” – viene narrata, da un giovane che ne ha fatto esperienza diretta, l’effusione visibile dello Spirito Santo che ricevette tramite questo Santo. Egli descrive il volto di Serafino trasformato in un sole che aveva… occhi, naso e bocca che parlava. Il calore era immenso, ma non faceva male né bruciava, anzi procurava una gioia interiore indescrivibile.

A chi non sarebbe piaciuto essere presente alla Prima Pentecoste, insieme a Maria e agli Apostoli? Dico “Prima” Pentecoste, poiché ce ne sarà una “Seconda”, promessa da Gesù a tanti suoi Santi, del passato e del presente. Eppure molti Cristiani ignorano che ognuno può, se vuole davvero, ricevere la propria personale effusione. Come? Ce lo dice Gesù:

«Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del Cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». Ci sono tante persone che dicono di pregare tanto, quasi tutto il giorno. C’è chi dice di riuscire a dire 100 Corone del Santo Rosario ogni giorno. Ma…

… dov’è “il frutto dello Spirito Santo”? Dove sono «amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal. 5, 22)? Chi è veramente “casto” nei pensieri, nel cuore, nel corpo? Poiché «quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri» (Gal. 5, 24). Dove sono i miti, i perseguitati per la Giustizia, gli operatori di pace? Ed esistono ancora quelli che hanno venduto tutto, dandolo ai poveri, e hanno donato la vita a Dio e ai fratelli?

«Lo spirito di continua preghiera». «Figlia mia, quello che ti raccomando è lo spirito di continua preghiera. Questo cercare sempre, l’anima, di conversare con Me, sia col cuore, sia con la mente, sia con la bocca, ed anche con la semplice intenzione, la rende tanto bella al mio cospetto, che le note del suo cuore armonizzano con le note del Cuor mio;

ed Io Mi sento tanto tirato a conversare con detta anima, che non solo le manifesto le opere ad extra, della mia Umanità, ma le vado manifestando qualche cosa delle opere ad intra, che la Divinità faceva nella Umanità. Non solo questo, ma è tanta la bellezza che fa acquistare lo spirito di continua preghiera, che il demònio resta colpito come da folgore e resta frustrato nelle insidie con cui tenta di nuocere a quest’anima» (L. Piccarreta, “Libro di Cielo”, 28 luglio 1902, vol. 4º).