Da non perdere

Orari delle Celebrazioni

Messe Festive

Periodo Estivo (Giugno - Settembre)

  • Sabato: ore 18.00 e ore 21.00*
  • Domenica: ore 10.00

Periodo Invernale (Ottobre - Maggio)

  • Sabato: ore 18.00 e ore 21.00*
  • Domenica: ore 11.00

* La Santa Messa delle ore 21.00 viene sospesa una volta al mese. Si consiglia di verificare sempre gli avvisi pubblicati sulla pagina Facebook della Parrocchia.

Messe Feriali

  • Da martedì a venerdì: ore 18.00.
  • Prima settimana del mese: la Santa Messa viene celebrata anche il lunedì alle ore 18.00.
  • Il Rosario viene recitato 30 minuti prima di ogni Santa Messa.

In caso di funerale la Santa Messa feriale può essere sospesa e celebrata in un altro orario, comunicato attraverso la pagina Facebook della Parrocchia.

Adorazioni e Prima Settimana del Mese

Durante l'anno

  • Martedì: Adorazione Eucaristica ore 17.30.
  • Venerdì: Adorazione della Croce ore 17.30.
  • Mercoledì: Liturgia della Parola per giovani e adulti ore 21.00.

Prima settimana del mese

  • Dal primo lunedì al primo mercoledì: Rosario ore 17.00, Adorazione ore 17.30, Santa Messa ore 18.00.
  • Primo giovedì: Rosario ore 16.30, Adorazione ore 17.00, Santa Messa ore 18.00.
  • Primo venerdì: Rosario ore 17.30, Santa Messa ore 18.00, Adorazione ore 18.45 con Confessioni
  • Primo sabato: Santa Messa ore 9.00, Adorazione ore 9.40.
  • Confessioni: Primo Mercoledì e Primo Giovedì del Mese dalle ore 17.00

Nei mesi di luglio e agosto tutte le adorazioni sono sospese, ad eccezione di quelle previste per il Primo Venerdì e il Primo Sabato del mese.

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Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera1 day ago
🟢 XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 16 AGOSTO 2026

🎧 in audio su YouTube
https://youtu.be/4-IrzGtvJro?is=Sgmpyz1rVvVdDpl5

📌 VANGELO DELLA DOMENICA
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 15,21-28

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

LE PAROLE DEI PAPI

L’apparente distacco di Gesù, che dice “Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele” (v. 24), non scoraggia la cananea, che insiste: “Signore, aiutami!” (v. 25). E anche quando riceve una risposta che sembra chiudere ogni speranza - “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini” (v. 26) -, non desiste. Non vuole togliere nulla a nessuno: nella sua semplicità e umiltà le basta poco, le bastano le briciole, le basta solo uno sguardo, una buona parola del Figlio di Dio. E Gesù rimane ammirato per una risposta di fede così grande e le dice: “Avvenga per te come desideri” (v. 28). Cari amici, anche noi siamo chiamati a crescere nella fede, ad aprirci e ad accogliere con libertà il dono di Dio, ad avere fiducia e gridare anche a Gesù “donaci la fede, aiutaci a trovare la via!”. È il cammino che Gesù ha fatto compiere ai suoi discepoli, alla donna cananea e agli uomini di ogni tempo e popolo, a ciascuno di noi. La fede ci apre a conoscere e ad accogliere la reale identità di Gesù, la sua novità e unicità, la sua Parola, come fonte di vita, per vivere una relazione personale con Lui. Il conoscere della fede cresce, cresce con il desiderio di trovare la strada, ed è finalmente un dono di Dio, che si rivela a noi non come una cosa astratta senza volto e senza nome, ma la fede risponde a una Persona, che vuole entrare in un rapporto di amore profondo con noi e coinvolgere tutta la nostra vita (Benedetto XVI - Angelus, 14 agosto 2011)
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📌 NON UNA BRICIOLA, MA DIO - Dall’idolatria alla fede, dalla religiosità alla conversione

Bene, carissimi, dopo la grande solennità dell’Assunta, in questa santa domenica, giorno del Signore, ci raggiunge una pagina del Vangelo che non accarezza le nostre illusioni religiose, ma le mette in crisi. Siamo verso la fine del capitolo quindicesimo di Matteo e ci viene consegnata un’icona straordinaria: la Cananea. Una donna pagana, idolatra, estranea al popolo dell’Alleanza, che non conosce il Dio d’Israele, non appartiene al culto del Tempio, non appartiene alla sinagoga. E Gesù va proprio là, nelle regioni di Tiro e Sidone, oltre i confini d’Israele, in terre considerate pagane. Perché? Perché vuole mostrare ai discepoli e a tutte le generazioni che ascolteranno questo Vangelo che la chiamata alla salvezza non appartiene a una razza, a una cultura, a un popolo soltanto: Cristo è venuto per tutti. Il suo Mistero pasquale è per tutti. Il suo Sangue è versato per tutti. E quel sacrificio immacolato che oggi si rende sacramentalmente presente sui nostri altari è offerto per la redenzione del mondo. La salvezza è offerta a tutti, nessuno escluso. Ma attenzione: questo non significa affatto che tutto sia uguale, che tutte le religioni siano equivalenti o che per salvarsi basti essere genericamente “brava gente”. Cristo chiama tutti, ma chiama tutti alla conversione. Accoglie tutti, ma non lascia nessuno come lo ha trovato.

Ed ecco che questo incontro ci lascia quasi sbigottiti, perché ci presenta un Gesù molto diverso da quello che tante volte ci siamo costruiti. Noi abbiamo fabbricato un Gesù accomodante, sentimentalone, tutto carezze e pacche sulle spalle; quante volta abbiamo trasformato la misericordia nel misericordismo, in quella caricatura della misericordia secondo la quale Dio alla fine direbbe sempre: “Ma sì, non preoccuparti, fai quello che vuoi, resta come sei, tanto Io perdono tutto”. Questo Gesù non esiste. Il Cristo dei Vangeli ama troppo l’uomo per lasciarlo marcire nel proprio peccato. Oggi Gesù appare duro, scostante, quasi insensibile. Una madre disperata gli corre dietro gridando: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Una madre soffre. Una figlia è tormentata dai demoni. E Gesù? Matteo è impressionante: «Non le rivolse neppure una parola». Dio tace. Questa pagina fa carta vetrata sulla nostra sensibilità religiosa, perché noi vorremmo un cristianesimo fatto soltanto di accoglienza, consolazione, rassicurazione, comprensione. Vorremmo qualcuno che ci dicesse: “Non ti preoccupare, sei fatto così, resterai così, Dio ti vuole bene comunque”. Ma questo non è il cristianesimo. Gesù certamente ci ama così come siamo, ma proprio perché ci ama non vuole che rimaniamo come siamo.

Qui sta la differenza tra un padre e un amicone, tra un pastore e un mercenario. L’amicone vuole essere simpatico. Il mercenario fugge davanti ai problemi. Il padre al contrario vuole il bene del figlio. Il pastore vuole salvare la pecora. E questo anche quando il bene richiede una medicina amara, una correzione, una potatura, perfino una ferita che permetta di curarne un’altra infinitamente più profonda. Dio non vuole semplicemente farci stare bene: vuole il nostro bene. Vuole salvarci. E le due cose non coincidono sempre.

Questa donna viene dal paganesimo, dall’idolatria. E allora lasciamoci provocare anche noi. Il primo passo della conversione è prendere consapevolezza dello stato reale della nostra anima. Perché nessuno accetta una terapia seria finché pensa di essere sano. Possiamo andare tutti dal medico, ma una cosa è entrare nell’ambulatorio, un’altra è ascoltare la diagnosi e cominciare la terapia. E forse questo è uno dei grandi problemi del nostro cristianesimo annacquato: andiamo dal Medico ma non vogliamo farci curare. Entriamo in chiesa, partecipiamo alla Messa, diciamo qualche preghiera, riceviamo sacramenti, ma quando Cristo mette il dito sulla piaga diciamo: “No, quello non me lo toccare”. Abbiamo un morbo che ci corrode interiormente e pretendiamo illudendoci di curarlo con un’aspirina spirituale. Il peccato ha metastasi nel cuore e noi vorremmo una religione che ci dia un analgesico, mentre Cristo propone una terapia radicale. Vuole entrare con il bisturi della Parola, vuole tagliare, purificare, guarire, crocifiggere ciò che ci sta uccidendo.

Perché il cristianesimo non è una riverniciatura religiosa dell’uomo vecchio. Non significa prendere la nostra mentalità, le nostre passioni, i nostri compromessi, i nostri idoli e spruzzarci sopra un po’ di acqua santa. Il cristianesimo è morte e risurrezione. Questo è il Battesimo. Siamo stati immersi nella morte di Cristo perché risorgessimo con Lui a vita nuova. Nel Battesimo abbiamo rinunciato a Satana, alle sue opere e alle sue seduzioni. Non possiamo appartenere a Cristo e contemporaneamente continuare a ragionare secondo il demonio, il mondo e la carne. Gesù non è venuto per rendere un po’ più educato l’uomo vecchio. È venuto per crocifiggerlo e far nascere l’uomo nuovo.

E allora la domanda diventa scomoda: in cosa consiste concretamente il mio cristianesimo? Perché rischiamo di avere battezzati ma non convertiti, comunicati ma non trasformati, persone che frequentano la chiesa ma ragionano esattamente come il mondo. Se la mia famiglia vive secondo gli stessi criteri di una famiglia nella quale Dio non esiste; se il denaro, la carriera, il divertimento, la comodità, la salute, l’apparenza vengono prima di Dio; se i criteri con cui educo i figli, vivo il matrimonio, uso il denaro, vivo la sessualità, scelgo, perdono, soffro e muoio sono esattamente quelli del mondo, che cosa ha cambiato Cristo nella mia vita? Non basta dire: “Sono una brava persona, non rubo, non ammazzo, faccio anche la raccolta differenziata”. Gesù Cristo non è morto sulla Croce semplicemente per produrre cittadini educati. È morto per fare santi.

E attenzione all’idolatria, perché non appartiene soltanto ai popoli antichi. Gli idoli hanno cambiato nome, ma sono ancora qui. Denaro, successo, carriera, piacere, corpo, salute, benessere, affetti trasformati in assoluti, figli e coniugi messi al posto di Dio, bisogno di approvazione, superstizione, occultismo, astrologia, esoterismo, New Age e pratiche spirituali come Reiki o Yoga incompatibili con la fede cristiana. San Paolo parla con una chiarezza che oggi forse ci mette a disagio: «Non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni». Non possiamo avere il cuore diviso. Non possiamo ricevere Cristo e contemporaneamente cercare altrove poteri, energie, protezioni e salvezze. O Cristo è il Signore oppure diventa semplicemente uno dei tanti feticci religiosi che teniamo sullo scaffale.

E forse dovremmo avere il coraggio di guardare anche dentro le nostre case. Quante volte troviamo spazio per ogni superstizione, ogni moda spirituale come buddi o idoli indù, ogni oggetto “energetico”, e facciamo fatica a trovare un Crocifisso, una Bibbia aperta, una famiglia inginocchiata insieme a pregare! Ma non basta! Il problema non è semplicemente avere o non avere un crocifisso in casa : il problema è a chi appartiene il cuore. Perché possiamo avere anche dieci crocifissi appesi alle pareti e vivere come se Cristo non fosse mai risorto.

E qui comprendiamo la Cananea. Sua figlia è tormentata dal male; da demoni che lei stessa ha invocato con le sue pratiche idolatriche, superstiziose e magiche ma questa madre finalmente corre da Gesù. Ma Gesù non vuole diventare semplicemente un altro taumaturgo da aggiungere ai suoi precedenti idoli e santoni. Non vuole essere usato. Vuole salvarla. Ed è esattamente ciò che può accadere a noi. Quante volte riscopriamo Dio soltanto quando arriva una malattia, una crisi familiare, un problema economico, un figlio che si perde! Allora rosari, novene, pellegrinaggi, Messe. Ma attenzione: questa può essere religiosità e non ancora fede. Se cerco Dio soltanto perché deve risolvermi un problema, sto ancora mettendo al centro me stesso. La fede comincia quando smetto di desiderare soltanto il dono e comincio a desiderare soprattutto il Donatore.

Per questo Gesù tace. Altrimenti quella donna avrebbe potuto usare anche Lui come aveva usato i suoi idoli: “Dammi ciò che voglio e poi torno alla mia vita”. Gesù invece vuole molto di più. Non vuole soltanto guarire una figlia: vuole far nascere una figlia di Dio. E questo vale anche per noi. Possiamo andare a Lourdes, a Fatima, nei santuari mariani, chiedere grazie e perfino riceverne. Ma se dopo una grazia la nostra vita non cambia di una virgola, abbiamo mancato il dono più grande. Maria non appare per creare collezionisti di pellegrinaggi. Maria dice sempre la stessa cosa: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Ci porta a Cristo, alla conversione, ai sacramenti, all’obbedienza della fede, al Cenacolo della Comunità Cristiana.

Ed ecco che i discepoli sembrano più misericordiosi di Gesù: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Ma quale misericordia? Vogliono togliersi il fastidio. È la falsa misericordia di certi genitori o preti che, pur di non sentire il figlio o i parrocchiani lamentarsi, pur di essere considerati amici, concedono tutto e subito. Anche ciò che fa male. Ma un padre non è chiamato a essere l’amicone del figlio: è chiamato a condurlo alla vita. A che serve avere un figlio che oggi mi considera simpatico se domani l’ho lasciato precipitare all’Inferno? L’amore sa dire sì, ma l’amore sa anche dire no. L’amore sa abbracciare e sa anche correggere. La Scrittura stessa ci ricorda che Dio corregge colui che ama.

Gesù dunque alza l’asticella. La donna chiede. Gesù tace. Insiste. Gesù risponde: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Lei continua. Si avvicina. Si prostra: «Signore, aiutami!». E Gesù alza ancora l’asticella: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». La conversione è un salto in alto: quando l’atleta supera l’asticella, questa viene alzata ancora. Così può avvenire nella fede. Ogni ostacolo superato prepara un atto di fiducia più grande. E la Cananea arriva al salto decisivo: «È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».

«È vero, Signore». Fermiamoci. Perché qui comincia la conversione. Noi ci saremmo forse indignati. “Come ti permetti?”. “Io sono una brava persona!”. “Dopo tutto quello che faccio per la Chiesa!”. Lei invece si lascia giudicare dalla Verità. Non fugge dallo sguardo di Cristo. Non si giustifica. Non si difende. Non rivendica diritti. Dice: «È vero, Signore». Ecco ciò che manca tante volte nelle nostre confessioni, nelle nostre preghiere, perfino nella nostra vita spirituale: lasciarci dire la verità da Dio. Finché diciamo: “Sono fatto così”, “Lo fanno tutti”, “Che male c’è?”, “Dio capirà”, “La colpa è degli altri”, l’uomo vecchio continua tranquillamente a vivere ed ingrassare. La grazia comincia quando finalmente diciamo: “È vero, Signore. Ho peccato. Ho bisogno di essere salvato. Non posso salvarmi da solo”.

Questo non è disprezzo dell’uomo. È la verità che apre alla misericordia. Pietro dovrà arrivarci: aveva promesso di morire per Cristo e dovrà scoprirsi traditore. Paolo dovrà arrivarci: pensava di servire Dio e dovrà scoprire di perseguitare Cristo ed essere un assassino. Tutti i santi passano da questa porta: la scoperta della propria povertà. Perché la fede più grande entra nel cuore più piccolo. E chi ricorda la propria miseria diventa misericordioso. Prima di giudicare un fratello dovremmo ricordare quanta pazienza Dio ha avuto con noi. Prima di condannare chi è caduto dovremmo ricordare quante volte Lui ha rialzato noi. Il cristiano non è uno che non ha avuto bisogno della misericordia; è uno che vive di misericordia.

E qui comprendiamo anche il mistero del silenzio di Dio. Noi pensiamo che fede significhi credere quando Dio risponde. No. La fede comincia veramente quando continui a credere mentre Dio tace. Quando preghi e non succede nulla. Quando la malattia rimane. Quando quel figlio o quel coniuge non si converte. Quando il matrimonio continua ad attraversare la tempesta. Quando la situazione affidata al Signore sembra addirittura peggiorare. Quando non senti più niente. È lì che si vede se cercavi Dio o soltanto le consolazioni di Dio. E attenzione a dire con troppa facilità, quando qualcuno abbandona tutto davanti alla croce: “Ha perso la fede”. La prova non fa mai perdere la fede ma semplicemente manifesta che quella fede era solo sterile religiosità senza radici. La prova rivela ciò che abbiamo dentro. L’oro non viene distrutto dal crogiuolo: viene purificato. E la sofferenza, unita a Cristo, può diventare quel crogiuolo nel quale vengono bruciate le nostre illusioni religiose e rimane finalmente la fede.

Pensiamo a Santa Monica. Anni e anni a pregare per Agostino. Lacrime, attese, apparenti fallimenti. Avrebbe potuto arrendersi. Non si arrese. Chiese. Cercò. Bussò. E Dio non le restituì semplicemente un figlio un po’ più tranquillo: le restituì un uomo convertito, battezzato, sacerdote, vescovo, santo e Dottore della Chiesa. Noi vediamo il ritardo. Dio vede il compimento. Noi vediamo una porta chiusa. Dio sta preparando ciò che ancora non siamo capaci di ricevere. Perciò smettiamo di misurare la fedeltà di Dio sulla velocità con cui esaudisce le nostre richieste.

Ed eccoci finalmente alla mensa. La Cananea parla di pane, figli, mensa, briciole. Tutto questo ci conduce all’Eucaristia. Lei chiede una briciola. Ma Gesù vuole darle molto di più. E questo è ciò che ha fatto con noi. Noi, che eravamo lontani, siamo diventati figli. Noi che eravamo estranei siam diventati intimi. Il Battesimo ci ha generati come figli e l’Eucaristia ci fa sedere alla mensa della casa. Non più cagnolini sotto il tavolo in attesa di una briciola, ma figli chiamati alla mensa del Padre. Noi chiediamo briciole e ci stimiamo in realtà estranei ma Dio non ci dà qualcosa, ci fa suoi figli e ci dà Sé stesso. Questo è il miracolo che avverrà tra poco sull’altare. Il sacrificio di Cristo si rende sacramentalmente presente e il Figlio di Dio diventa nostro cibo.

E allora lasciamoci scuotere: l’Eucaristia mi sta trasformando? Perché possiamo ricevere migliaia di Comunioni e continuare a difendere gelosamente ciò che Cristo vuole crocifiggere in noi. Non possiamo dire “Amen” al Corpo di Cristo e poi dire “amen” al mondo con la sua forviante e perversa mentalità. Non possiamo inginocchiarci davanti al Santissimo e contemporaneamente inginocchiarci davanti agli idoli del denaro, della sensualità, dell’orgoglio, del rancore, del nostro io. Non possiamo mangiare il Pane dell’uomo nuovo e continuare ostinatamente a nutrire l’uomo vecchio. L’Eucaristia non è una carezza data alla nostra mediocrità. È fuoco. È Cristo che entra in noi per conformarci a Lui.

E l’Eucaristia è anche sacrificio. Per questo quando vengo alla Messa non porto soltanto le mie richieste: porto me stesso sull’altare. “Prendimi, Signore. Spezza il mio egoismo. Consuma il mio orgoglio. Brucia ciò che in me non ti appartiene. Unisci la mia sofferenza alla tua. Fa’ della mia vita un’offerta”. Perché Gesù non vuole soltanto essere ricevuto: vuole che diventiamo con Lui offerta. Questo è cristianesimo. Non una religione che ci addormenta, ma un fuoco che ci trasforma e ci lancia nella missione.

E qui torna Maria, proprio all’indomani della sua Assunzione. Maria è la creatura nella quale la grazia ha trovato una disponibilità totale. «Ecco la serva del Signore». A Cana vede il bisogno: «Non hanno vino». Non detta a Gesù tempi e condizioni. Dice ai servi: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». E poi rimane sotto la Croce. Aveva ricevuto promesse immense e vede il Figlio morire. Dov’è il regno? Dov’è la promessa? Dov’è la vittoria? Maria non riceve spiegazioni. Maria rimane. La Cananea rimane davanti al silenzio di Gesù. Maria rimane sotto la Croce. Il cristiano rimane davanti all’Eucaristia. Quando Dio tace, rimani. Quando non comprendi, rimani. Quando la tua preghiera sembra inutile, rimani. Quando la Croce sembra smentire la promessa, rimani. Non perché siamo fatalisti, ma perché sappiamo che è fedele Colui che abbiamo scelto.

E allora forse comprendiamo finalmente perché Dio qualche volta tarda. Noi chiediamo una cosa materiale e Lui vuole condurci alle vette spirituali. Chiediamo una cosa temporale e vuole aprirci all’eterna. Chiediamo una cosa piccola e Lui ne prepara una immensa. Chiediamo che cambi una situazione e Dio vuole cambiare noi stessi, Chiediamo: “Signore, cambia mio marito”. “Cambia mia moglie”. “Cambia mio figlio”. “Toglimi questa croce”. E forse Dio risponde: “Lascia che prima Io entri in te e trasforni te ”. Noi chiediamo: “Signore, dammi questa grazia”. E Lui risponde: “Voglio darti Me stesso”.

Tra poco arriveremo all’altare con cento richieste: “Signore, guarisci”. “Signore, converti”. “Signore, risolvi”. “Signore, liberami”. E Dio ascolta tutto. Ma poi ci risponderà con qualcosa che supera infinitamente ogni nostra domanda: «Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio Corpo». Capite? Noi chiediamo qualcosa. Lui ci dà Sé stesso. Noi chiediamo una briciola e Lui prepara il Pane della Vita.

Chiediamo oggi una grazia scomoda. Non: “Signore, lasciami tranquillo”. Ma: “Signore, convertimi”. Non: “Signore, toglimi ogni croce”. Ma: “Signore, non permettere che nessuna croce vada sprecata”. Non: “Signore, dammi sempre ciò che voglio”. Ma: “Signore, insegnami a volere ciò che vuoi Tu”. E attraverso Maria diciamo: “Madre, insegnami il tuo fiat. Portami a Gesù. Portami all’Eucaristia. Insegnami a consegnargli non soltanto i miei problemi, ma me stesso”.

E quando tra poco ci avvicineremo alla mensa diciamo con il cuore della Cananea: “È vero, Signore. Io non sono degno. Non ho diritti da rivendicare davanti a Te. Sono povero. Sono peccatore. Ho bisogno di essere salvato. Ma credo nella tua misericordia. Non voglio più usarti per ottenere semplicemente ciò che desidero. Non voglio soltanto le tue grazie: voglio Te. Non voglio soltanto dirti ‘dammi’: voglio finalmente dirti ‘prendimi’”.

E allora avvenga il vero miracolo. Che l’idolatra diventi credente. Che lo straniero diventi figlio. Che il religioso diventi discepolo. Che il battezzato diventi convertito. Che il comunicato diventi trasformato. Che il peccatore diventi santo. Che l’uomo vecchio muoia e nasca l’uomo nuovo. Che chi è entrato in questa chiesa per chiedere qualcosa esca avendo incontrato Qualcuno.

Perché la fede grande non è quella che riesce sempre a ottenere da Dio ciò che vuole. È quella che permette finalmente a Dio di ottenere noi.

Noi chiedevamo una briciola. Dio ci ha preparato il Pane. Noi chiedevamo un dono. Dio ci ha dato il Dono, suo Figlio Gesù. Noi chiedevamo una risposta. Dio ci ha dato Sé stesso.

Sia lodato Gesù Cristo.
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📌 RIFLESSIONE
《 Va', e ti sia fatto come tu vuoi 》

Questa donna di origine sirofenicia (attuale Libano) mostra una fede fortissima. È una vera lottatrice. Non si arrende nella sua richiesta, fino a che la sua fede e la sua preghiera non "vince" Dio ... Ma Dio è contento di essere "vinto" da noi. Il che significa che il nostro "lottare" con Dio ha fatto crescere sia la fede, sia l' amore verso di Lui.

A volte Dio ci fa aspettare proprio per farci crescere. La donna cananea, in pochi minuti, ha fatto un cammino spirituale enorme, come se avesse pregato bene per 10 anni, se non 20.

L' agire misterioso di Dio. Però una domanda è lecito porsela. Perché Gesù fa così ? Perché tratta questa donna con apparente disprezzo, definendola "cagnolino" e rifiutando inizialmente di esaudirla ? Sembra non essere il suo "stile". Nell' "Evangelo come mi è stato rivelato", di Maria Valtorta, ho trovato la risposta più soddisfacente.

Gli apostoli sono stanchi di vedere un via vai di gente e offesi dal vedere l' ingratitudine della gente verso Gesù, e allora ... rimproverano Gesù di fare troppi miracoli (!), di essere troppo generoso ! Ed ecco che Gesù prende l' occasione al volo. Egli tarda ad esaudire la donna cananea. Fa come se non volesse esaudirla, appunto per vedere la reazione dei discepoli. Costei allora Lo segue, camminando dietro i discepoli e continuando a gridare.

La donna vince e i discepoli ... perdono ! E a questo punto che i discepoli, con i "timpani rotti" dalle grida della donna, supplicano Gesù di esaudirla ! ... loro che volevano che Egli smettesse di fare troppi miracoli ! Gesù allora la esaudisce. Sì, la donna ha vinto ! Come Giacobbe ella ha lottato con Dio e ha vinto ! In effetti questa donna ci riporta alla memoria la fede di Giacobbe. Dio gli cambierà il nome in "Israele", che significa:《 Hai lottato con Dio e hai vinto ! 》.

《 Va’, dunque, e ti sia fatto come tu vuoi 》. Che lezione che Gesù dà ai discepoli ... e a noi ... A noi, affinché non ci stanchiamo mai di aver fede e di pregare. Gesù risponde a lei e a noi:

"Gesù sorride. Oh ! come si trasfigura il suo viso in questo sorriso di gaudio ! … La gente, gli apostoli, la donna, lo guardano ammirati ... sentendo che qualcosa sta per accadere. E Gesù dice:《 Oh ! donna ! Grande è la tua fede. E con questa tu consoli lo Spirito mio. Va’, dunque, e ti sia fatto come tu vuoi. Da questo momento il demònio è uscito dalla tua figliuola. Va’ in pace. E, come da cane disperso hai saputo voler essere cane della casa, così sappi in futuro essere figlia, seduta alla mensa del Padre. Addio 》 (M. Valtorta, "L' Evangelo come mi è stato rivelato", 5, 331)

《 Guarda la Stella, invoca Maria ! 》.

《 Chiunque tu sia, che nel flusso di questo tempo ti accorgi che, più che camminare sulla terra, stai come ondeggiando tra burrasche e tempeste, non distogliere gli occhi dallo splendore di questa Stella, se non vuoi essere sopraffatto dalla burrasca !

Se sei sbattuto dalle onde della superbia, dell’ ambizione, della calunnia, della gelosia, guarda la Stella, invoca Maria. Se l’ ira o l’ avarizia, o le lusinghe della carne hanno scosso la navicella del tuo animo, guarda Maria. Se turbato dalla enormità dei peccati, se confuso per l’ indegnità della coscienza, cominci ad essere inghiottito dal baratro della tristezzae dall’ abisso della disperazione, pensa a Maria. Non si allontani dalla tua bocca e dal tuo cuore 》 (San Bernardo da Chiaravalle)

Padre Domenico Maria del Paradiso
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📌 IN ASCOLTO DEI PADRI

Dalle “Lettere festali” di SANT’ATANASIO, vescovo (Lett. 7,6-8)

Il Signore diede alla donna il premio della sua fede

«Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» (Mt 5,6). I santi e coloro che amano vivere in Cristo devono elevarsi al desiderio di questo cibo e pregare dicendo: «Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio» (Sal 41,2).

Anche noi, fratelli miei, dobbiamo mortificare le nostre membra sulla terra e cibarci del pane vivo con fede e amore verso Dio; senza fede, infatti, è impossibile partecipare di questo pane. Il Salvatore stesso, chiamando tutti a sé, disse: «Chi ha sete venga a me e beva» (Gv 7,37) e subito incominciò a parlare della fede, senza la quale nessuno può accostarsi a tale cibo: «Chi crede in me, come dice la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Gv 7,38). Per questo nutriva sempre con le sue parole i discepoli che avevano fede, e con la presenza della sua divinità comunicava loro la vita.

La donna cananea invece, che ancora non credeva, benché avesse gran bisogno del suo soccorso, il Signore si comportò così non certo per disprezzo, altrimenti non sarebbe andato dalle parti di Tiro e Sidone, ma piuttosto perché la donna non credeva ancora ed essendo straniera non poteva vantare alcun diritto.

Giustamente egli agì in questo modo, fratelli: non serviva a nulla infatti pregare prima di aver ricevuto la fede, perché le sue preghiere dalla fede dovevano essere ispirate. Chi si rivolge a Dio deve anzitutto aver fede in lui; egli allora concederà ciò che viene domandato. «Senza la fede è impossibile essergli graditi», insegna l’Apostolo (Eb 11,6). Essendo dunque ancora quella donna sprovvista della fede e per di più straniera, il Cristo si espresse con quel proverbio: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini» (Mt 15,26).

Ma subito, rivolgendosi a colei che aveva umiliato con parole così forti e che liberatasi dal suo paganesimo aveva raggiunto la fede, non la tratta più come un cagnolino ma come un essere umano e le dice: «Davvero grande è la tua fede» (Mt 15,28). E non appena credette, le diede il premio della sua fede, aggiungendo: «Ti sia fatto come desideri. E da quell’istante sua figlia fu guarita» (Mt 15,28).

RESPONSORIO (Sap 1,1-2; Is 55,6)

R. Rettamente pensate del Signore; cercatelo con cuore semplice. Egli infatti si lascia trovare da quanti non lo tentano, si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui.

V. Cercate il Signore mentre si fa trovare; invocatelo, mentre è vicino.

R. Egli infatti si lascia trovare da quanti non lo tentano, si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui.
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🙏🏻 PREGHIERA

Signore Gesù, come la Cananea vengo a Te povero, senza meriti da vantare, con una sola certezza: ho bisogno della tua misericordia.

Quando Tu taci, insegnami a rimanere; quando non comprendo, a fidarmi; quando non esaudisci ciò che chiedo, fa’ che non cerchi soltanto le tue grazie, ma Te.

Liberami da una fede fatta di abitudini senza conversione. Fa’ morire in me l’uomo vecchio e rendimi nuovo nel cuore, nei pensieri e nelle opere.

Gesù Eucaristia, io chiedo una briciola e Tu mi doni Te stesso: non permettere che mi abitui mai a questo Mistero. Fa’ che ogni Comunione mi trasformi sempre più in Te.

Maria, Donna del fiat, insegnami a credere quando Dio tace, a rimanere sotto la Croce e a consegnarmi senza riserve.

Signore, non voglio soltanto i tuoi doni: voglio Te.
Non voglio soltanto essere consolato: voglio essere convertito.
Non voglio soltanto dirti: “Dammi”.
Voglio imparare a dirti: “Prendimi”.

Amen.
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📌 SANTI E BEATI DEL GIORNO

Oggi veneriamo Santo Stefano, re d’Ungheria; Sant’Arsacio, eremita; San Teodoro, vescovo; Sant’Armagílo, eremita.; San Frambaldo, monaco; Beato Rodolfo de La Fustaie, sacerdote; Beato Lorenzo, detto Loricato, eremita; San Rocco, pellegrino; Beato Angelo Agostino Mazzinghi, sacerdote; Beato Giovanni di Santa Marta, sacerdote
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera2 days ago
🟠 SOLENNITA' della ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA - 15 AGOSTO 2025

📌 LA FESTA

Gesù salendo al cielo aveva lasciato la sua Madre a guida della Chiesa nascente perchè fosse a tutti di conforto. La lasciò fin tanto che la vide necessaria a guidare e raddolcire le pene degli Apostoli e dei discepoli, ma appena vide che la sua missione era compiuta, le fece risuonare all'orecchio le parole: Veni, mater mea: Veni, coronaberis (Vieni, madre mia, vieni: sarai coronata).

Maria che tanto e così ardentemente aveva desiderato di unirsi in Paradiso al suo Divin Figliuolo, ebbe un sussulto: il suo vergine cuore, inondato di nuovo amore e di nuova speranza, con un palpito più forte spezzò il fragile velo del corpo che teneva ancora la sua anima prigioniera su questa terra e spirò di puro amor di Dio. Era a Gerusalemme e fu sepolta nell'orto degli Ulivi.

Secondo la versione greca dell’apocrifo La Dormizione, Maria ricevette dall’angelo, sul Monte degli Ulivi, un ramo di palma e l’annuncio che entro tre giorni avrebbe lasciato il corpo, come lei stessa aveva chiesto a Gesù, evitando l’esperienza della morte.

Al transito della Beata Vergine erano presenti tutti gli Apostoli, eccetto San Tommaso. Ma come la sua mancanza di fede nella resurrezione di Gesù gli aveva permesso di mettere la sua mano nel costato del Salvatore, così ora la sua assenza era stata disposta da Dio perchè gli Apostoli potessero constatare l'Assunzione della Vergine. Difatti, all'arrivo di Tommaso, gli Apostoli gli furono attorno raccontandogli il beato transito della Madonna, e quando egli espresse il desiderio di vederla ancora una volta, sia pure nel sepolcro, tutti gioirono perché dava anche ad essi occasione di rinnovare il loro doloroso, ma pur amoroso addio alla Madre. Si recarono quindi tutti insieme al sepolcro, ma invece del corpo di Maria trovarono rose e gigli dai quali emanavano fragranze ineffabili di Paradiso. Maria, l'arca santa, il tabernacolo del Verbo fatto carne, era stata dagli Angeli assunta in cielo. Questa è l'origine della festa odierna che è una delle più antiche in onore della SS. Vergine. L'Assunzione segna l'ingresso trionfale di Maria in cielo, la sua glorificazione, la sua incoronazione nella corte celeste.

La Tomba di Maria, ai piedi del Monte degli Ulivi a Gerusalemme, è venerata fin dall’antichità come il luogo da cui la Vergine fu assunta in cielo, ed è oggi custodita congiuntamente da greco-ortodossi e armeni.

Maria trionfa oggi in cielo della triplice vittoria del figlio suo: Gesù ha trionfato del peccato, della concupiscenza e della morte: e la SS. Vergine associata al trionfo del Figlio, canta oggi vittoria sul peccato per la sua immacolata concezione; vittoria sulla concupiscenza per la sua verginale maternità; vittoria sulla morte per la sua risurrezione e gloriosa assunzione al cielo.

« Colla sua morte, Maria, dice S. Giovanni Damasceno, dà gloria a Dio accettando la distruzione del suo essere come condizione della natura umana da lui creata; acquista per sè grandi meriti umiliandosi fino all'annientamento; dà a noi l'esempio della sottomissione che dobbiamo avere al Creatore ». Oltre a questo S. Alfonso dice che la SS. Vergine accettò la morte anche per imitare il suo Divin Figliuolo, che si era degnato di morire per amor nostro. Perciò S. Bernardino da Siena, tutto pieno di gioia per tanta festività, commentando il passo: Surge Domina, tu et arca sanctificationis tuae, grida al Signore: « Sì, o Gesù, ascenda al cielo anche la tua SS. Madre santificata dalla tua concezione ».

Cosi, come Gesù è nostro Salvatore, Maria è dispensatrice di grazie; Gesù nostro mediatore, e Maria nostra mediatrice; Gesù redentore, Maria corredentrice; Gesù via, verità, vita, Maria vita, dolcezza e speranza nostra; Gesù e Maria come sono uniti nella loro opera per la nostra salvezza, così in cielo sono uniti nella medesima gloria immortale.
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📌 VANGELO FESTIVO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,39-56

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

LE PAROLE DEI PAPI

La liturgia di questa festa dell’Assunta ci ha proposto il brano evangelico della Visitazione. San Luca trasmette in questa pagina la memoria di un momento cruciale nella vocazione di Maria. (…) Il Magnificat, che il Vangelo pone sulle labbra della giovane Maria, ora sprigiona la luce di tutti i suoi giorni. Un singolo giorno, quello dell’incontro con la cugina Elisabetta, contiene il segreto di ogni altro giorno, di ogni altra stagione. E le parole non bastano: occorre un canto, che nella Chiesa continua a essere cantato, «di generazione in generazione» (Lc 1,50), al tramonto di ogni giornata. (…) Il canto di Maria, il suo Magnificat, rafforza nella speranza gli umili, gli affamati, i servi operosi di Dio. Sono le donne e gli uomini delle Beatitudini, che ancora nella tribolazione già vedono l’invisibile: i potenti rovesciati dai troni, i ricchi a mani vuote, le promesse di Dio realizzate. Si tratta di esperienze che, in ogni comunità cristiana, dobbiamo tutti poter dire di aver vissuto. Sembrano impossibili, ma la Parola di Dio ancora viene alla luce. Quando nascono i legami con cui opponiamo al male il bene, alla morte la vita, allora vediamo che nulla è impossibile con Dio (cfr Lc 1,37). (Papa Leone XIV, Omelia, 15 agosto 2025)
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📌 MARIA ASSUNTA: IL CIELO APERTO, LA BATTAGLIA VINTA, IL DESTINO DELLA NOSTRA CARNE

Bene, carissimi, oggi, grazie alla Vergine Maria, grazie alle glorie con cui il Signore l’ha coronata, a noi è data la possibilità di contemplare i Cieli aperti. Ed è una grazia enorme, perché una delle più grandi tragedie dell’uomo contemporaneo è proprio questa: ha perduto il Cielo. Il mondo, le culture, le ideologie, gli imperi passano; tutto ciò che appartiene alla terra passa. Eppure l’uomo vive come se tutto dovesse finire qui, come se non esistesse altra patria, come se questa brevissima vita fosse l’unico orizzonte possibile. Lavora per la terra, accumula per la terra, litiga per la terra, soffre per la terra, si affanna per la terra e, alla fine, lascia tutto sulla terra. Dietro questa grande menzogna c’è l’opera del principe di questo mondo, dell’antico serpente, del menzognero fin dal principio, che ha un unico obiettivo: distogliere le anime dal Cielo, rapirle al Paradiso, farci vivere con gli occhi rivolti soltanto verso il basso.

Ed ecco perché la festa dell’Assunta non è affatto una festa sentimentale. Non siamo qui semplicemente per guardare Maria e dire: «Quanto è bella! Quanto è buona!». No. Oggi celebriamo una battaglia e una vittoria. L’Apocalisse ci presenta la Donna vestita di Sole e davanti a Lei il grande drago rosso, l’antico serpente. Il drago trascina con la sua coda un terzo delle stelle del cielo: immagine terribile per simboleggiare la caduta degli angeli ribelli. E se creature angeliche hanno potuto ribellarsi a Dio perdendo tutto, quanto più dobbiamo vigilare noi, creature fragili, che portiamo una natura ferita dal peccato! La nostra vita, per quanto possa sembrarci lunga, è un soffio davanti all’eternità, e dentro questo soffio si combatte una battaglia nella quale ci giochiamo precisamente l’eternità. San Paolo parla della vita cristiana come di una corsa, di un combattimento, di una lotta e, arrivato alla fine, può dire: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede». E poi la corona. Prima la battaglia, poi la corona. Prima la Croce, poi la Gloria. Prima il Calvario, poi la Risurrezione. Ed è esattamente ciò che oggi contempliamo in Maria. Dove Lei è arrivata, noi siamo chiamati ad arrivare. Maria è Madre della Chiesa, membro eminentissimo della Chiesa, icona e modello della Chiesa; perciò ciò che Dio ha già realizzato pienamente in Lei è profezia di ciò che vuole realizzare nei suoi figli.

E allora dobbiamo desiderare il Cielo. Dobbiamo tornare a desiderarlo, perché persino noi cristiani rischiamo di non desiderarlo più. Possiamo andare a Messa, ricevere i sacramenti, dire le preghiere e poi trascorrere sei giorni e ventitré ore alla settimana come se Dio non esistesse, angosciati dalle stesse cose dalle quali Gesù ci mette in guardia quando dice che «di tutte queste cose vanno in cerca i pagani». Occupati, preoccupati, schiacciati dalle cose che finiscono e quasi completamente indifferenti alle realtà che non finiranno mai. Uso spesso un’immagine volutamente forte: il maiale, animale impuro nella legislazione di Israele, spiritualmente è l’immagine dell’uomo che vive continuamente col muso rivolto alla terra. Scava, cerca, rovista, consuma, ma non può alzare lo sguardo al cielo. E l’uomo diventa spiritualmente immondo proprio quando non sa più alzare il capo verso il Cielo. Possiamo esplorare lo spazio, costruire intelligenze artificiali, dominare tecnologie impensabili e contemporaneamente essere diventati incapaci della cosa più elementare: alzare gli occhi e domandarci: «Dove sto andando? Perché sono stato creato? Qual è la mia meta?». E oggi Maria Assunta sembra prenderci il volto tra le sue dolci mani e dirci: Figlio, alza il capo. Non sei fatto per questa terra. Sei fatto per Dio. Sei fatto per l’eternità. Sei fatto per il Cielo.

Ed è bellissimo contemplare questa festa insieme all’Immacolata. A dicembre celebriamo l’inizio della vicenda terrena di Maria; oggi ne celebriamo il compimento. Nell’Immacolata contempliamo Dio che, fin dal primo istante del concepimento di Maria, la preserva per singolare grazia da ogni macchia di peccato originale. Nell’Assunta contempliamo quella stessa creatura giunta al termine del suo pellegrinaggio terreno preservata da corruzione e glorificata in anima e corpo. Immacolata all’inizio. Assunta alla fine. E tra l’Immacolata e l’Assunta c’è tutta la vita di Maria. E tutta quella vita può essere racchiusa in una sola parola: FIAT. Sì. Quel sì non nasce improvvisamente nell’Annunciazione. Tutta Maria appartiene a Dio. E nell’Annunciazione quel sì diventa parola: «Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola». Ma Maria continuerà a dirlo. A Nazaret: sì. Da Elisabetta: sì. A Betlemme: sì. Nella povertà della grotta: sì. Nella fuga in Egitto: sì. Nei trent’anni della vita nascosta: sì. Quando Gesù lascia la casa: sì. Quando viene contraddetto: sì. Quando viene rifiutato: sì. Quando tutti fuggono: sì. Sul Calvario: sì. Davanti al Figlio crocifisso: sì. Nel silenzio del Sabato Santo: sì. Nel Cenacolo: sì. A Pentecoste: sì. Una vita intera diventata sì. E quel sì raggiunge una profondità unica sotto la Croce.

Maria non sostituisce Cristo, unico Redentore; non aggiunge qualcosa di mancante al valore infinito del suo Sacrificio. Ma è associata in modo unico e materno all’opera del Figlio: offre se stessa con Lui, acconsente nell’amore all’immolazione del Figlio generato dalla sua carne, soffre con Lui e sotto di Lui. È in questo senso subordinato e totalmente dipendente da Cristo che la tradizione spirituale ha potuto contemplarla come Corredentrice, cooperatrice singolare all’opera dell’unico Redentore. Il suo è un sì redentore perché totalmente inserito nel sì del Redentore. E allora comprendiamo perché la sua fine sia così intimamente legata al suo inizio. Colei che era stata preservata dal peccato viene preservata dalla corruzione e glorificata nella totalità della sua persona. Colei che aveva dato tutta se stessa a Dio viene presa tutta da Dio. Anima e corpo.

E qui i due Vangeli che la Chiesa ci dona tra la Messa prefestiva e quella del giorno diventano un’unica, meravigliosa catechesi. Nella prefestiva una donna dalla folla grida a Gesù: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Beato vien giudicato quel corpo che divenne tempio e nutrimento al Messia atteso. E Gesù risponde: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!». Gesù non diminuisce sua Madre e la santità del suo immacolato corpo; al contrario, ci rivela perché quel grembo, quel seno, quel corpo è veramente beato. La donna proclama beato il corpo di Maria. Gesù ci rivela la santità dell’anima che abitava quel corpo. E il Vangelo del giorno completa tutto quando Elisabetta esclama: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Ecco i due Vangeli fusi insieme: «Beato il grembo che ti ha portato». «Beata colei che ha creduto». «Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano». È Maria. Prima di concepire Cristo nel grembo, Maria lo concepisce nella fede. Accoglie talmente la Parola che la Parola in Lei diventa carne.

E allora pensiamoci seriamente: la carne gloriosa del Cristo risorto viene dalla carne di Maria. Il Figlio eterno non ha simulato l’umanità: ha ricevuto veramente da Lei un corpo. Quella carne che viene inchiodata alla Croce, quella carne che risorge dal sepolcro, quella carne gloriosa che ascende alla destra del Padre è carne umana ricevuta da Maria. E quella carne materna che diede carne al Verbo, quella carne preparata dalla grazia, santificata da una singolarissima vocazione e totalmente consacrata a Dio, quale destino avrebbe avuto? Qui matura nella fede della Chiesa la contemplazione dell’Assunzione.

Nel 1950 Pio XII definisce solennemente che l’Immacolata Madre di Dio, «terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Ma, carissimi, il Papa nel 1950 non inventa l’Assunzione. Il dogma non è un’idea che un Papa un mattino decide di aggiungere al cristianesimo. La definizione dogmatica riconosce e propone definitivamente una verità appartenente al deposito della fede e maturata nella coscienza credente della Chiesa sotto l’assistenza dello Spirito Santo. La Chiesa aveva pregato l’Assunzione prima di definirla. La liturgia l’aveva cantata. I Padri l’avevano contemplata. I teologi l’avevano approfondita. Il popolo cristiano l’aveva creduta. L’Oriente celebrava antichissimamente la Dormizione della Madre di Dio. E Pio XII usa una formula prudentissima: «terminato il corso della vita terrena». Non definisce se Maria abbia conosciuto la morte prima della glorificazione. Molti Padri e una venerabilissima tradizione sostengono la Dormizione e il passaggio attraverso la morte in conformità al Figlio; altri hanno riflettuto diversamente. Il dogma lascia aperta questa questione. Ciò che definisce è che Maria, al termine della vita terrena, è stata glorificata in anima e corpo.

Ed ecco, proprio mentre questo dogma matura nella Chiesa, avviene qualcosa di suggestivo. Roma, 1947. Tre Fontane. Bruno Cornacchiola. Un uomo che non era certamente un devoto mariano. Convertitosi al protestantesimo era violentemente ostile alla Chiesa cattolica, al papato e ai dogmi mariani. Aveva persino maturato intenzioni violente contro Pio XII. E proprio mentre combatte la fede mariana, nella grotta delle Tre Fontane vive l’esperienza che cambierà radicalmente la sua vita. La Donna che afferma di vedere si presenta come «Vergine della Rivelazione». E secondo quanto Cornacchiola riferirà, Maria gli parla anche del proprio corpo dicendo: «Il mio corpo non marcì, né poteva marcire». Pensate: 1947. Tre anni dopo, 1950, la definizione dogmatica. Bisogna dirlo con estrema precisione: il dogma dell’Assunzione non dipende da Bruno Cornacchiola. La fede della Chiesa non è fondata sulle apparizioni private. La Rivelazione pubblica si è compiuta in Cristo e nessuna apparizione può aggiungere un nuovo articolo al deposito della fede. Ma la coincidenza rimane impressionante. Mentre cardinali, vescovi, teologi e il Successore di Pietro stanno discernendo e mentre la Chiesa universale si prepara alla definizione, alle porte di Roma un uomo che combatteva i dogmi mariani afferma di essere stato convertito proprio dalla Vergine e di aver ricevuto da Lei un riferimento alla glorificazione del suo corpo.

E vedete il bellissimo parallelismo con Lourdes. 1854: Pio IX proclama l’Immacolata Concezione. 1858: Bernadette riferisce le parole della Vergine: «Io sono l’Immacolata Concezione». Lì l’esperienza di Lourdes segue la definizione. Alle Tre Fontane accade il contrario: 1947: Cornacchiola riferisce il messaggio. 1950: viene definita l’Assunzione. Le apparizioni non creano il dogma, ma possono accompagnare la fede della Chiesa e richiamare i fedeli a ciò che Dio ha rivelato.

E c’è un’altra immagine meravigliosa che la liturgia ci offre: l’Arca dell’Alleanza. Nell’Antico Testamento l’Arca è il grande segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Davide danza davanti all’Arca. Israele esulta perché Dio abita in mezzo al suo popolo. Ma quell’Arca era figura. Maria è l’Arca della Nuova Alleanza. L’Arca antica custodiva i segni dell’Alleanza; Maria porta nel proprio grembo Colui che è l’Alleanza fatta carne. Pensate allora alla gioia del Cielo quando Maria viene introdotta nella gloria! Se Davide danzava davanti all’Arca terrena, quale festa deve essere stata quella dell’ingresso nella patria celeste della vera Arca, della Figlia di Sion, della Madre del Re! Lei, la Serva, viene accolta come Regina. Lei, fatta di terra, aveva portato Colui che l’universo intero non può contenere. Lei che aveva dato carne al Verbo viene introdotta, anche nella carne, nella gloria del Verbo. E tutto questo era già misteriosamente annunciato fin dalle prime pagine della Scrittura. Dopo il peccato di Adamo ed Eva risuona il Protovangelo: l’inimicizia tra il serpente e la Donna, tra la sua stirpe e la stirpe della Donna. All’inizio della storia della salvezza appare già la promessa della vittoria. E nell’Apocalisse ritroviamo ancora l’Arca, la Donna e il drago. Genesi e Apocalisse. All’inizio e alla fine. La Donna e il serpente. La Donna e il drago. E in mezzo c’è Cristo. La vittoria appartiene a Dio.

Ed è qui che dobbiamo scegliere da che parte stare. Il mondo con il suo principe dice: «Non servirò». Maria dice: «Eccomi, sono la serva del Signore». Il mondo dice: afferma te stesso. Maria dice: Eccomi. Il mondo dice: fa’ la tua volontà. Maria dice: «Avvenga per me secondo la tua parola». Il mondo dice: emancipati da ogni verità che non venga da te. Maria ascolta la Verità e si consegna ad essa. Il mondo dice: salva te stesso, fuggi dalla Croce, scendi dalla Croce. Maria rimane sotto la Croce. Satana vuole innalzarsi. Maria si abbassa. E allora Dio compie ciò che Maria canta nel Magnificat: «Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili». Maria si definisce serva e Dio la fa Regina. Maria prende l’ultimo posto e Dio la innalza al di sopra degli Angeli . Maria consegna tutto e Dio le dona tutto. Questa è la rivoluzione del Magnificat.

Il mondo promette il paradiso sulla terra. Le ideologie promettono, in un modo o nell’altro, un paradiso senza Dio: eliminare la sofferenza, eliminare l’ingiustizia, eliminare il limite, eliminare la Croce, costruire un mondo nel quale l’uomo basti a se stesso. Maria non promette questo. Pensiamo a Fatima. Ai tre pastorelli Maria non promette una vita comoda: “non vi prometto il paradiso in terra ma in Cielo!”. Francesco e Giacinta conosceranno presto sofferenza, malattia e morte; Lucia vivrà una lunghissima esistenza di nascondimento e offerta. Maria non promette il paradiso in terra. Indica il Paradiso in Cielo. Cristo non è venuto a togliere ogni Croce dalla nostra vita. È venuto a trasformare la Croce nella strada della Risurrezione.

Per questo dobbiamo allenarci al sì. Nessuno improvvisa il grande sì. Il grande sì si prepara attraverso migliaia di piccoli sì. Oggi Dio ti chiede pazienza con tuo marito o tua moglie: sì. Ti chiede di perdonare: sì. Ti chiede di non rispondere alla cattiveria con cattiveria: sì. Ti chiede di rinunciare a un peccato che ami: sì. Ti chiede di essere casto: sì. Ti chiede di essere onesto quando potresti guadagnare imbrogliando: sì. Ti chiede di testimoniare Cristo davanti ai tuoi figli, ai tuoi amici, ai tuoi colleghi quando sai che rideranno di te: sì. Un giorno forse ti chiederà di attraversare una malattia: sì. Un giorno arriverà l’ultimo sì, quando dovremo consegnare anche la vita. E se avremo imparato per tutta la vita il linguaggio di Maria, sapremo dire anche allora: Eccomi. Perché la via del Cielo è precisamente questa: il Fiat alla Volontà di Dio. Gesù stesso lo dice: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Chi fa la Volontà del Padre mio che è nei cieli».

Ed è qui che l’Assunzione ci conduce ad un’altra grande verità che il mondo moderno vuole farci dimenticare: la risurrezione della carne. Noi non diciamo nel Credo semplicemente: «Credo che l’anima sopravviva». Diciamo: «Credo la risurrezione della carne». L’anima è immortale e alla morte si presenta davanti a Dio per il giudizio particolare. Ma l’uomo non è un’anima imprigionata dentro un corpo. L’uomo è una unità di anima e corpo. La morte produce temporaneamente quella separazione dolorosa; alla fine dei tempi, per la potenza di Cristo, il corpo risorgerà e si ricongiungerà all’anima. Gesù parla di una risurrezione universale, per la vita o per la condanna. Perciò questo corpo che io e te portiamo ha un destino eterno.

Guardate le vostre mani. Questo corpo che oggi magari è forte, questo corpo che domani invecchierà, questo corpo che potrà ammalarsi, questo corpo che verrà umiliato dalla debolezza, questo corpo che un giorno sarà deposto nella terra: questo corpo risorgerà. Per gli eletti sarà trasformato e glorificato, conforme al corpo glorioso di Cristo. Quegli occhi che hanno pianto vedranno Dio. Quelle mani che hanno servito risorgeranno. Quel corpo segnato dalla malattia sarà trasfigurato. Le rughe non avranno l’ultima parola. La malattia non avrà l’ultima parola. Il sepolcro non avrà l’ultima parola. La morte non avrà l’ultima parola. E Maria Assunta è già ciò che noi speriamo di diventare.

Per questo la festa di oggi è anche una gigantesca proclamazione della dignità del corpo umano. E qui dobbiamo avere il coraggio di essere cristiani anche quando essere cristiani significa andare controcorrente. Perché mai come oggi il mondo sembra esaltare il corpo e contemporaneamente lo disprezza. Lo espone, lo vende, lo trasforma in merce, lo pornografa, lo usa come strumento di piacere, lo giudica soltanto per bellezza, efficienza e prestazione, lo mutila, lo considera materiale biologico sul quale l’uomo avrebbe un potere assoluto. E quando quel corpo non corrisponde più ai nostri desideri rischia di diventare scarto. La fede cristiana dice invece: Il corpo è dono. Il corpo ha un significato. Il corpo è tempio dello Spirito Santo. Il corpo è destinato alla Gloria. Il corpo è sacro ed è di Dio.

E perciò il cristiano non può accettare l’idea che la carne sia semplicemente materiale neutro da manipolare secondo qualsiasi desiderio. Questo vale anche nel difficile e doloroso dibattito contemporaneo sull’ideologia gender e transgender. Non possiamo rinunciare a denunciare come satanicamente perverso considerare il corpo sessuato ricevuto da Dio come qualcosa da correggere o trasformare secondo una percezione soggettiva, soprattutto quando sono coinvolti bambini e adolescenti e interventi medici capaci di produrre conseguenze profonde o irreversibili. Basti pensare agli ormoni che in Inghilterra e in altri paesi somministrano a bambini e adolescenti per bloccarne la pubertà. La carità non ci permette di chiamare bene ciò che è contrario alla verità della persona umana.

E lo stesso vale quando il corpo della donna viene ridotto a strumento per realizzare il desiderio altrui, di qualche coppia sterile o omosessuale. La donna non è un’incubatrice. Il bambino non è un prodotto. La maternità non è una prestazione da acquistare. La persona non si compra. Il corpo non si affitta. La vita si riceve come dono. E questa battaglia per la dignità del corpo attraversa tutta l’esistenza: dal concepimento, pensando all’Immacolata, fino alla morte naturale, pensando all’Assunta. E tra questi due estremi noi diciamo: No all’aborto. No all’eutanasia. No alla cultura dello scarto. No alla cultura della morte. No alla riduzione del corpo a merce. No alla riduzione della persona alla sua utilità. Il bambino non ancora nato è sacro. L’anziano è sacro. Il disabile è sacro. Il malato terminale è sacro. La persona che non produce più è sacra. La persona che dipende completamente dagli altri è sacra. Perché la dignità non viene dalla produttività. Viene da Dio.

E qui arriviamo al vertice. Che cosa stiamo celebrando sull’altare? L’Eucaristia. Il cristianesimo non è la religione di un’idea. È la religione del: «Il Verbo si fece carne». Dio ha assunto un corpo. Quel Corpo è stato concepito nel grembo di Maria. Quel Corpo è nato a Betlemme. Quel Corpo ha lavorato. Quel Corpo ha avuto fame e sete. Quel Corpo è stato flagellato. Quel Corpo è stato incoronato di spine. Quel Corpo è stato inchiodato alla Croce. Quel Corpo è stato deposto nel sepolcro. Quel Corpo è risorto. E quel Corpo glorioso Cristo ci dona sacramentalmente nell’Eucaristia. E nell’Eucarestia è il Corpo di Cristo che viene adorato e amato e in quel Corpo c’è il nostro corpo! Per questo San Paolo può dire: «Il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo». Il corpo non è spazzatura. Non è una cosa insignificante. Non è una tela sulla quale scrivere qualsiasi cosa vogliamo. Va custodito, rispettato, curato con equilibrio e dignità, va amato perché appartiene a Dio ed è destinato alla risurrezione.

E anche quando muore, la Chiesa continua a trattarlo con rispetto. La cremazione è oggi tollerata quando non venga scelta per motivazioni contrarie alla fede, ma la Chiesa continua a preferire la sepoltura proprio perché manifesta con particolare forza la speranza nella risurrezione. Perché il corpo del nostro fratello morto non è un rifiuto. È stato battezzato. È stato unto. Ha ricevuto l’Eucaristia. Ha pregato. Ha lavorato. Ha amato. Ha sofferto. E attende la risurrezione.

Allora, carissimi, capite perché il demonio vuole farci dimenticare il Cielo? Perché quando dimentichiamo il Cielo perdiamo anche il significato della terra. Se dimentichiamo l’eternità, non sappiamo più comprendere il tempo. Se dimentichiamo l’anima, finiamo per disprezzare anche il corpo. Se dimentichiamo Dio, prima o poi non sappiamo più chi è l’uomo. Maria invece rimette ogni cosa al suo posto. Ci dice chi è Dio. Ci dice chi siamo noi. Ci dice che cos’è il corpo. Ci dice che cos’è la libertà. Ci dice che cos’è la felicità. Ci dice qual è la meta.

E allora guardiamo Maria. Guardiamola come Pietro guardava Cristo camminando sulle acque. Finché Pietro guarda Gesù, cammina sull’impossibile. Quando comincia a guardare il vento e le onde, affonda. Così noi. Finché teniamo gli occhi su Cristo e il cuore nel Cielo, possiamo attraversare anche la tempesta. Quando il mondo riesce a riempire tutto il nostro sguardo, cominciamo ad affondare. Perciò oggi l’Assunta ci dice: Alzate gli occhi. Il drago è potente, ma non è Dio. Satana può tentare, ma non può costringerti a peccare. Il mondo può sedurre, ma non può rubarti Cristo se tu non glielo consegni. La sofferenza può ferirti, ma non può toglierti l’eternità. La malattia può consumare il corpo, ma non può impedirne la risurrezione. La morte può deporci nel sepolcro, ma non può tenerci per sempre. Cristo è risorto. Maria è Assunta. Il Cielo è aperto.

E allora, carissimi, scegliamo oggi da che parte stare. Da una parte il drago, dall’altra la Donna. Da una parte il «Non servirò», dall’altra l’«Eccomi». Da una parte la superbia, dall’altra l’umiltà. Da una parte la volontà dell’io, dall’altra il Fiat a Dio. Da una parte la cultura della morte, dall’altra il Vangelo della vita. Da una parte il mondo che passa, dall’altra il Cielo che non passerà mai. A noi la scelta. Ma ricordiamoci: quelli che il mondo considera perdenti saranno i veri vincitori. Il primo grande «perdente» agli occhi del mondo è stato Gesù Crocifisso: spogliato, umiliato, inchiodato, apparentemente sconfitto. E proprio lì ha vinto. Dietro di Lui Maria: la Serva, la Madre, la Donna, l’Arca, l’Immacolata, Colei che sotto la Croce è stata associata al sacrificio del Figlio, Colei che oggi contempliamo Assunta e Regina. E dietro di Lei siamo chiamati a camminare noi.

Allora coraggio, carissimi. Non abbassiamo più il capo. Non viviamo come uomini senza meta. Non permettiamo al mondo di chiuderci il Cielo. Impariamo ogni giorno il sì. Difendiamo la vita. Custodiamo la dignità del corpo. Combattiamo la buona battaglia. Conserviamo la fede. Viviamo sulla terra con il cuore già in Paradiso. E quando un giorno arriverà anche per noi l’ultima ora, quando dovremo lasciare tutto ciò che abbiamo inseguito quaggiù, possa Maria essere accanto a noi e ricordarci: Figlio, non avere paura. Questa non è la fine. La tua patria è più in alto.

Maria Assunta in Cielo, prendici per mano. Quando guardiamo la terra, alzaci il capo. Quando il drago ci seduce, ricordaci che apparteniamo a Cristo. Quando il mondo ci dice «afferma te stesso», insegnaci a dire «Eccomi». Quando vogliamo imporre la nostra volontà, insegnaci il Fiat. Quando fuggiamo dalla Croce, riportaci accanto a te sul Calvario. Quando il nostro corpo soffre, ricordaci che risorgerà. Quando abbiamo paura della morte, mostraci ancora una volta i cieli aperti. Perché dove tu sei, Madre, siamo chiamati ad arrivare anche noi. E allora potremo finalmente comprendere in tutta la loro pienezza le parole che oggi la Chiesa mette sulle tue labbra: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore. Ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome».

Sì, Maria. Grandi cose ha fatto in te l’Onnipotente. E guardando te comprendiamo finalmente ciò che Dio vuole fare di noi: santi, immacolati al suo cospetto nella carità, risorti, glorificati, eternamente suoi.

Sia lodato Gesù Cristo.
Don Salvatore Albano
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📌 IN ASCOLTO DEI MISTICI E VEGENTI

🌹《 Il mio corpo non poteva marcire e non marcí. Mio Figlio e gli Angeli Mi vennero a prendere al momento del mio trapasso 》.

(La Vergine della Rivelazione a Bruno Cornacchiola, Roma, 12 aprile 1947)

🌹 《 Il mio caro Figlio non poteva più stare senza della sua Mamma 》.

《 Il mio caro Figlio non faceva altro che andare e venire dal Cielo; non poteva più stare senza della sua Mamma; e dando Io l' ultimo anelito di puro Amore nell' interminabilità del Volere Divino, mio Figlio Mi ricevette fra le sue braccia e Mi condusse al Cielo, in mezzo alle schiere angeliche, che inneggiavano alla loro Regina.

Posso dire che il Cielo si svuotò per venirmi incontro; tutti Mi festeggiavano e, nel mirarmi restavano rapiti ed in coro dicevano: “Chi è Costei, che viene dall' esilio, tutta appoggiata al suo Signore ? Tutta Bella, tutta Santa, con lo scettro di Regina ? Ed è tanta la sua grandezza, che i cieli si sono abbassati per riceverla. Nessun' altra creatura è entrata in queste Regioni Celesti così ornata e speciosa, così potente che tiene la supremazia su tutto”.

Ora, figlia mia, vuoi tu sapere chi è Costei che tutto il Cielo inneggia e restano rapiti ? Sono Io, Colei che non fece mai la sua volontà, ed il Voler Divino Mi abbondò tanto, che distese cieli più belli, soli più fulgidi, mari di Bellezza, d' Amore, di Santità, con cui potevo dare luce a tutti, Amore, Santità a tutti e racchiudere dentro il mio Cielo tutto e tutti;

era l' operato della Divina Volontà operante in Me, che aveva operato prodigio sì grande; ero l' unica creatura che entrava in Cielo che aveva fatto la Divina Volontà sulla terra come si fa in Cielo, e che aveva formato il suo Regno nell 'anima mia. Ora, tutta la Corte Celeste, nel guardarmi, restavano meravigliati, perché guardandomi Mi trovavano cielo e, ritornando a guardarmi, Mi trovavano sole e, non potendo distaccare il loro sguardo, guardandomi più in fondo Mi vedevano mare,

e trovavano anche in Me la terra tersissima della mia umanità con le più belle fioriture e rapiti esclamavano: “Come è bella ! Tutto ha accentrato in sé; nulla le manca ! Di tutte le Opere del suo Creatore, è la sola Opera compiuta di tutta la Creazione !” 》.

Ora, figlia benedetta, tu devi sapere che fu la prima Festa che si fece in Cielo alla Divina Volontà, che tanti prodigi aveva operato nella sua creatura. Sicché nella mia entrata in Cielo fu festeggiato da tutta la Corte Celeste ciò che il Fiat Divino può operare di bello, di grande, nella creatura. D'allora in poi non si sono ripetute più queste Feste e perciò la Mamma tua ama tanto che la Divina Volontà regni in modo assoluto nelle anime, per darle campo di farle ripetere i suoi grandi prodigi e le sue feste meravigliose 》.

(Luisa Piccarreta, "La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà", 31⁰ Giorno)

🌹 San Giovanni Apostolo "vede" l' Assunzione di Maria.

"Quanti giorni sono passati ? È difficile stabilirlo con sicurezza. Se si giudica dai fiori che fanno corona intorno al corpo esanime, si dovrebbe dire che sono passate poche ore. Ma se si giudica dalle fronde d’ ulivo su cui posano i fiori freschi, fronde dalle foglie già appassite, e dagli altri fiori vizzi, posati come tante reliquie sul coperchio del cofano, si deve concludere che sono passati dei giorni ormai.

Ma il corpo di Maria è quale era appena spirata. Nessun segno di morte è sul suo volto, sulle piccole mani. Nessun odore sgradevole è nella stanza. Anzi aleggia in essa un profumo indefinibile che sa d’ incenso, di gigli, di rose, di mughetti e di erbe montane, insieme mescolati.

Giovanni, che chissà mai da quanti giorni veglia, si è addormentato, vinto dalla stanchezza, stando seduto sullo sgabello, con le spalle appoggiate al muro, presso la porta aperta che dà sulla terrazza. La luce della lanterna, posata al suolo, lo illumina da sotto in su e permette di vedere il suo volto stanco, pallidissimo, meno che intorno agli occhi arrossati dal piangere.

L’ alba deve essere ormai incominciata, perché il suo debole chiarore rende visibili all’ occhio la terrazza e gli ulivi che circondano la casa, chiarore che si fa sempre più forte e che, penetrando dalla porta, fa più distinti anche gli oggetti della camera, quelli che, per essere lontani dalla lucernetta, prima si intravvedevano appena.

Ad un tratto una gran luce empie la stanza, una luce argentea, sfumata d’ azzurro, quasi fosforica, e sempre più cresce, annullando quella dell’ alba e quella della lucerna. Una luce uguale a quella che inondò la Grotta di Betlemme al momento della Natività divina. Poi, in questa luce paradisiaca, si palesano delle creature angeliche, luce ancor più splendida nella luce già tanto potente apparsa per prima. Come già avvenne quando gli Angeli apparvero ai pastori, una danza di scintille d’ogni colore si sprigiona dalle loro ali dolcemente mosse, dalle quali viene come un mormorio armonico, arpeggiato, dolcissimo.

Le creature angeliche si dispongono a corona intorno al lettuccio, si curvano su di esso, sollevano il corpo immobile e, con un più forte agitar d’ ali, che aumenta il suono già esistente prima, per un varco apertosi prodigiosamente nel tetto, come prodigiosamente s’aprì il Sepolcro di Gesù, se ne vanno, portando seco loro il corpo della loro Regina, santissimo, è vero, ma non ancora glorificato e perciò ancora soggetto alle leggi della materia, soggezione a cui non era più soggetto il Cristo perché già glorificato quando risorse da morte. Il suono dato dalle ali angeliche aumenta, ed è ora potente come un suono d’organo.

Giovanni, che s’era già, pur rimanendo addormentato, smosso due o tre volte sul suo sgabello, come fosse disturbato dalla gran luce e dal suono delle ali angeliche, si desta totalmente per quel suono potente e per una forte corrente d’ aria che, scendendo dal tetto scoperchiato ed uscendo dalla porta aperta, forma come un gorgo che agita le coperture del letto ormai vuoto e le vesti di Giovanni, spegnendo la lucerna e chiudendo con un forte picchio la porta aperta.

L’ apostolo si guarda intorno, ancor mezzo assonnato, per rendersi conto di ciò che avviene. Si accorge che il letto è vuoto e che il tetto è scoperto. Intuisce che un prodigio è avvenuto. Corre fuori sulla terrazza e, come per un istinto spirituale o per un richiamo celeste, alza il capo, facendosi solecchio con la mano per guardare senza avere l’ ostacolo del nascente sole negli occhi.

E vede. Vede il corpo di Maria, ancor privo di vita ed in tutto uguale a quello di persona dormente, che sale sempre più in alto, sostenuto dallo stuolo angelico. Come per un ultimo saluto, un lembo del manto e del velo si agitano, forse per azione del vento suscitato dalla rapida Assunzione e dal moto delle ali angeliche, e dei fiori, quelli che Giovanni aveva disposti e rinnovati intorno al corpo di Maria, e certo rimasti tra le pieghe delle vesti, piovono sulla terrazza e sulla terra del Getsemani, mentre l’ osanna potente dello stuolo angelico si fa sempre più lontano e quindi più lieve.

Giovanni continua a fissare quel corpo che sale verso il Cielo e, certo per un prodigio concessogli da Dio, per consolarlo e per premiarlo del suo amore alla Madre adottiva, egli vede, distintamente, che Maria, avvolta ora dai raggi del sole che è sorto, esce dall’ estasi che le ha separata l’ anima dal corpo, torna viva, sorge in piedi, perché ora Lei pure fruisce dei doni propri ai corpi già glorificati.

Giovanni guarda, guarda. Il miracolo che Dio gli concede gli dà potere, contro ogni legge naturale, di vedere Maria quale è ora mentre sale ratta verso il Cielo, circondata, ma non più aiutata a salire, dagli Angeli osannanti. E Giovanni è rapito da quella visione di bellezza che nessuna penna d’ uomo, né parola umana, né opera di artista potrà mai descrivere o riprodurre, perché è di una bellezza indescrivibile.

Giovanni, stando sempre appoggiato al muretto della terrazza, continua a fissare quella splendida e splendente forma di Dio — perché realmente può dirsi così Maria, formata in modo unico da Dio, che la volle Immacolata, perché fosse forma al Verbo incarnato — che sale sempre più in alto. E un ultimo, supremo prodigio concede Iddio-Amore a questo suo perfetto amatore: quello di vedere l’ incontro della Madre SS. col suo SS. Figlio che, Lui pure splendido e splendente, bello di una Bellezza indescrivibile, scende ratto dal Cielo, raggiunge la Madre, se la stringe sul Cuore, e insieme, più fulgenti di due astri maggiori, con Lei ritorna da dove è venuto".

(Maria Valtorta, "L' Evangelo come mi è stato rivelato", volume 10⁰, capitolo 650)
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📌 IN ASCOLTO DEI PADRI

🌹 Dalla costituzione apostolica «Munificentissimus Deus» di PIO XII, papa. (1 AAS 42 (1950),760-762.767-769)

Santità, splendore e gloria il corpo della Vergine!

I santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi, rivolti al popolo in occasione della festa odierna, parlavano dell’Assunzione della Madre di Dio come di una dottrina già viva nella coscienza dei fedeli e da essi già professata; ne spiegavano ampiamente il significato, ne precisavano e ne approfondivano il contenuto, ne mostravano le grandi ragioni teologiche. Essi mettevano particolarmente in evidenza che oggetto della festa non era unicamente il fatto che le spoglie mortali della beata Vergine Maria fossero state preservate dalla corruzione, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste glorificazione, perché la Madre ricopiasse il modello, imitasse cioè il suo Figlio unico, Cristo Gesù.

San Giovanni Damasceno, che si distingue fra tutti come teste esimio di questa tradizione, considerando l’Assunzione corporea della grande Madre di Dio nella luce degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: «Colei che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, doveva anche conservare senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Colei che aveva portato nel suo seno il Creatore fatto bambino, doveva abitare nei tabernacoli divini. Colei che fu data in sposa al Padre, non poteva che trovar dimora nelle sedi celesti. Doveva contemplare il suo Figlio nella gloria alla destra del Padre, lei che lo aveva visto sulla croce; lei che, preservata dal dolore quando lo diede alla luce, fu trapassata dalla spada del dolore quando lo vide morire. Era giusto che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio, e che fosse onorata da tutte le creature come Madre e ancella di Dio».

San Germano di Costantinopoli pensava che l’incorruzione e l’assunzione al cielo del corpo della Vergine Madre di Dio, non solo convenivano alla sua divina maternità, ma anche alla speciale santità del suo corpo verginale: Tu, come fu scritto, sei «tutta splendore» (Sal 44,14); e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto tempio di Dio. Per questo non poteva conoscere il disfacimento del sepolcro, ma, pur conservando le sue fattezze naturali, doveva trasfigurarsi in luce di incorruttibilità, entrare in una esistenza nuova e gloriosa, godere della piena liberazione e della vita perfetta».

Un altro scrittore antico afferma: «Cristo, nostro Salvatore e Dio, donatore della vita e dell’immortalità, fu lui a restituire la vita alla madre. Fu lui a rendere colei che l’aveva generato, uguale a se stesso nell’incorruttibilità del corpo, e per sempre. Fu lui a risuscitarla dalla morte e ad accoglierla accanto a sé, attraverso una via che a lui solo è nota».

Tutte queste considerazioni e motivazioni dei santi padri, come pure quelle dei teologi sul medesimo tema, hanno come ultimo fondamento la Sacra Scrittura. Effettivamente la Bibbia ci presenta la santa Madre di Dio strettamente unita al suo Figlio divino e sempre a lui solidale, e compartecipe della sua condizione.

Per quanto riguarda la Tradizione, poi, non va dimenticato che fin dal secondo secolo la Vergine Maria viene presentata dai santi padri come la novella Eva, intimamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta. Madre e Figlio appaiono sempre associati nella lotta contro il nemico infernale; lotta che, come era stato preannunziato nel protovangelo (Gen 3,15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, su quei nemici, cioè, che l’Apostolo delle genti presenta sempre congiunti (cfr. Rm capp. 5 e 6; 1Cor 15,21-26; 54-57). Come dunque la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e segno finale di questa vittoria, così, anche per Maria la comune lotta si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale, secondo le affermazioni dell’Apostolo: «Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito di incorruttibilità e questo corpo mortale di immortalità, si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata ingoiata per la vittoria» (1Cor 15,54; cfr. Os 13,14).

In tal modo l’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità «con uno stesso decreto» di predestinazione, immacolata nella sua concezione, vergine illibata nella sua divina maternità, generosa compagna del divino Redentore, vittorioso sul peccato e sulla morte, alla fine ottenne di coronare le sue grandezze, superando la corruzione del sepolcro. Vinse la morte, come già il suo Figlio, e fu innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo; dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli.

🌹 Dalle «Omelie» di SAN GERMANO DI COSTANTINOPOLI, vescovo. (2 Om. 1)

Maria non si è allontanata dal mondo

Lo ripeterò una prima, una seconda e una terza volta con tutta l’esultanza della mia anima riconoscente: veramente, o Maria, benché tu sia emigrata da questa terra, non ti sei però allontanata dal popolo cristiano. Non ti sei allontanata da questo mondo che sta invecchiando, tu che sei al pari di Cristo vita incorrotta; anzi a coloro che t’invocano ti avvicini ancora di più e ti fai trovare da quelli che ti cercano con fede. Queste cose dimostrano chiaramente che lo spirito di vita continua a spirare, e che il tuo corpo è libero dalla caducità e dalla corruzione. Come la dissoluzione del corpo avrebbe potuto ridurre in polvere e cenere te, che per mezzo della carne data a tuo Figlio, avevi liberato dalla corruzione della morte il genere umano? Tu sei emigrata da noi uomini perché il mirabile mistero dell’incarnazione, impenetrabile ai nostri sensi, risultasse ben confermato su solida verità. Tu sei emigrata perché quel Dio che è nato da te e che per divina disposizione, sollecitato dall’incalzare dei tempi, veniva donato per la salvezza del mondo, per la tua dipartita dal mondo e dalle cose temporali fosse riconosciuto tuo vero figlio in senso perfetto, in quanto venuto al mondo da una vera madre, soggetta alle leggi della nostra natura umana.

Il tuo corpo, seguendo la sorte delle altre donne, non poté evitare il comune incontro con la morte: allo stesso modo anche il tuo Figlio re dell’universo, per la salvezza del genere umano destinato alla morte, volle egli stesso nella sua carne sperimentare la morte (cfr. Eb 2,9).

In verità egli ha operato cose meravigliose, sia nel suo sepolcro, fonte di vita, sia nel tuo sepolcro di dormizione che riceveva la vita. Cosicché questi due sepolcri accolsero realmente i corpi di ambedue, ma non causarono la loro corruzione. Non poteva infatti avvenire che tu, vaso sacro capace di Dio, ti dissolvessi nella polvere della morte che corrompe. Colui che si era esinanito in te era Dio fin dal principio: «Egli era in principio presso Dio e in lui era la vita» (Gv 1,2.4); era dunque conveniente che la Madre della Vita fosse ugualmente compagna della Vita e, ricevuta la morte come un sonno, quale Madre della Vita, la sua partenza da questa terra fosse pari a un risveglio.

🌹 Dall’«Omelia sulla dormizione della Madre di Dio» di NICOLA CABASILAS (3 Nn. 12-13)

Bisognava che la Vergine fosse compagna del Figlio in tutto quello che riguardava la nostra salvezza

Bisognava che la Vergine fosse compagna del Figlio in tutto quello che riguardava la nostra salvezza. E come avendogli dato il sangue e la carne, in cambio fu resa partecipe dei suoi benefici, allo stesso modo condivise anche la sua angoscia e tutti i suoi dolori. Egli fu confitto alla croce ed ebbe il cuore trafitto dalla lancia; a lei, come predisse il profeta Simeone, una spada trapassò il cuore.

Così, per prima divenne conforme, in una morte simile a quella del Salvatore; perciò prima di tutti fu partecipe anche della risurrezione. Infatti, dopo aver goduto della visione e del saluto del Figlio risorto che aveva annientato la tirannide dell’inferno, lo accompagnò quanto le fu possibile finché salì al cielo. E dopo l’ascensione del Salvatore fu deputata a tenere il posto di lui in mezzo agli apostoli e agli altri discepoli, aggiungendo così ai tanti benefici concessi agli uomini, quello di completare quel che mancava del Cristo (cfr. Col 1,24), molto meglio di chiunque altro.

A chi infatti conveniva tutto questo più che alla Madre? Ma bisognava che quel l’anima, santissima si staccasse da quel corpo altrettanto sacro. Lo lascia infatti, e si unisce all’anima del Figlio, luce creata alla Luce increata. Il corpo poi, rimasto per poco sulla terra, salì anch’esso al cielo. Bisognava infatti che esso percorresse tutte le vie per le quali era passato il Salvatore, che risplendesse ai vivi e ai morti, che in tutto santificasse la natura per poi ricevere il posto di cui era degno. Perciò fu sì ricevuto dal sepolcro, ma poi fu il cielo ad accogliere quella nuova terra, quel corpo spirituale, quel tesoro della nostra vita, più glorioso degli angeli, più santo degli arcangeli. E al Re fu restituito il suo trono, all’albero della vita il paradiso, alla luce il mondo, al frutto l’albero, al Figlio la Madre. Infatti per averlo generato le si addiceva tutto questo.

Qual discorso, o Beata, potrà mai celebrare la tua santità e annunciare i benefici che hai ricevuto dal Salvatore e quelli che tu stessa hai dato a tutto il genere umano? Neppure se uno «parlasse le lingue degli uomini e degli angeli» (1Cor 13,1) come dice Paolo. Mi sembra che anche questo faccia parte della felicità eterna riservata ai giusti: conoscere e saper narrare bene e degnamente i tuoi privilegi, «cose che occhio non vide né orecchio udì» (1Cor 2,9); cose che, secondo il grande Giovanni, il mondo non può neppure comprendere.

Le tue meraviglie risplendono solo in quel teatro che è il nuovo cielo e la nuova terra, dove sfolgora il Sole di giustizia, il quale né precede né segue le tenebre. Di queste sue meraviglie è araldo il Salvatore, mentre gli angeli applaudono.

🌹 Dalle «Omelie» di SANT’ANDREA DI CRETA, vescovo (4 Om. 1 nella Dormizione di S. Maria)

Maria adempì la disposizione fissata dalla Provvidenza per tutto il genere umano

Il Signore della vita e della morte, lui che è la vita di tutti e la risurrezione di coloro che dormono (cfr. Gv 11,25), «la luce dei mondo» (Gv 8,12), che «ridusse all’impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere» (Eb 2,14), piegato dalla sua bontà verso il genere umano in un gesto d’amore singolarmente intenso, non credette di dover andare esente da tale legge dei morire. Ma, resosi in tutto simile a noi (cfr. Eb 2,17), per dimostrare che anche per lui era necessaria questa discesa nella terra, e volendo che il rigore di tale legge fosse valido anche per lui come lo era per noi, camminando in mezzo all’ombra di morte, come sta scritto (cfr. Sal 22,4: LXX), dimorò per tre giorni nelle parti più profonde della terra (cfr. Ef 4,9), dove le anime di coloro che erano morti prima di lui se ne stavano strette entro catene da cui nessuno poteva scioglierle. E anche a loro annunziò la salvezza, come scrive il beato Pietro: «E andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione» (1Pt 3,19).

Ritengo ora molto logico e utile approfondire e proporre a coloro che amano e contemplano le divine bellezze, ciò che si riferisce alla misteriosa e gloriosa dormizione di questa sacra sempre Vergine. Di fatto, a dire il vero, la morte naturale ha raggiunto anche lei, non già per chiuderla in un carcere, come avviene per noi, o per soggiogarsela – non sia mai! – se non nei limiti del necessario; in modo che quel sonno fosse come un impeto d’estasi, in forza del quale, trasformato in una certa condizione deiforme, l’uomo viene trasportato dai beni terreni a quelli che formano l’oggetto della speranza. Tale fu, per esempio, quel primo sonno che dormì il primo uomo quando gli fu tolta una costola per completare la specie umana e fu richiusa la carne al suo posto (cfr. Gen 2,21).

Penso che anche Maria abbia sperimentato la morte assopendosi in questo modo, ma non ne rimase prigioniera se non quel tanto che le consentisse di sottostare alle leggi della natura, in ossequio alla disposizione della Provvidenza stabilita fin dal principio per il genere umano, volendo che rimanesse immutata. E anche per mostrare apertamente la maniera con cui talvolta è cambiato il passaggio dalle cose corruttibili a quelle incorruttibili, quando non era nemmeno possibile concepire la morte se non come disgregazione della parti della natura.

Non essendovi infatti, secondo la divina parola, nessun uomo che viva senza dover morire (cfr. Sal 88,49), e poiché colei che celebriamo aveva la natura umana, anzi era più che una creatura umana, resta chiaramente provato che anch’essa ha adempiuto insieme con noi alla medesima legge della natura, benché forse non nella stessa nostra maniera, ma in modo più alto e sovrumano, diverso da quello che costringe noi a subirla.

🌹 Dai «Discorsi» di SAN PASCASIO RADBERTO, abate (Disc. 3 sull’Assunzione della Beata Maria)

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente

Oggi, dilettissimi fratelli, celebriamo la festa gloriosa della beata Vergine Maria, festa piena di gaudio e colma di doni immensi per la sua assunzione. Solennità illustre per i suoi meriti, ma molto più per la grazia con cui è glorificata non solo la medesima beata Vergine, ma per suo mezzo anche tutta la Chiesa di Cristo. Poiché la verginità gloriosa non ha ricevuto la grazia a causa dei meriti, ma dalla grazia riceve il premio dei meriti. Perciò la solennità odierna in tanto è più gloriosa della morte degli altri santi, in quanto la beata Vergine madre del Signore è illustrata dai privilegi ineffabili dei divini misteri. Infatti i suoi meriti crebbero incominciando da una pienezza di grazia. Credo perciò che nessuno possa pensare e neppure immaginare quanto siano grandi davanti al Signore i suoi meriti e i suoi premi, né parlarne adeguatamente, se non chi riuscisse a misurare con verità quale e quanto grande sia la grazia che ricolma colei mediante la quale è venuta nel mondo la maestà di Dio.

Oggi da lui chiamata è partita e, con la palma della verginità, ha ricevuto dal Signore una corona immarcescibile. Oggi è stata accolta e si è assisa sul trono regale. Oggi è entrata nella stanza nuziale, perché fu insieme vergine e sposa. Oggi infatti ha udito la voce di colui che dal seggio della sua maestà la invita dicendo: Vieni, o mia eletta, e ti porrò sul mio trono, perché il re ha bramato la tua bellezza (cfr. Ct 2,10; 4,9; Sal 44,12).

A tale voce, noi crediamo che quell’anima beata, lieta ed esultante, si è sciolta ed è andata incontro al Signore, ove divenne lei stessa il suo trono, come era stata nella carne il tempio della divinità. Tanto più bella e sublime di tutti gli altri, quanto rifulse più splendida per grazia. Ecco, fratelli, la divina ricompensa della quale è detto: «Chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11). Essa infatti era fondata sopra un’umiltà profonda e dilatata nella carità: per questo oggi è stata esaltata in modo così sublime.

Ormai la Vergine beata si umilia in tutto per accogliere in sé tutta la grazia del donatore; poiché quella grazia che agli altri è stata data con misura, in lei si è riversata tutta insieme nella sua pienezza. Anche di lei vale ciò che dice l’evangelista: «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto» (Gv 1,16). Infatti, o dilettissimi, la grazia così grande della beata Vergine Maria, meritò grandi premi di eterna ricompensa; immersa fra doni immensi in un intimo rapporto con Dio, ciò nonostante si è molto umiliata, per questo oggi il Signore la esalta tanto nella gloria.

Cristo umile venne a una vergine umile, che egli si è scelta per innalzare il trionfo della salvezza partendo da una così profonda umiltà; e per esaltare lei, come abbiamo cantato, al di sopra degli stessi cori angelici. La sua esaltazione è un privilegio di grazia. E questi mistici sacramenti dei doni di Dio vanno ricordati col timore e tremore di una perfetta carità. Così dobbiamo ricambiare i doni di grazia di questa celebrazione. Pensate quindi, fratelli con quanta riverenza, con quale devoto ossequio dobbiamo partecipare a così grandi misteri! L’angelo stesso le portò riverentemente l’annuncio non senza un santo timore né senza il dovuto onore. Egli sentiva infatti che il Signore dimorava già in modo speciale nella beata Vergine, e conosceva i santi avvenimenti che avrebbero fatto seguito a quel divino mistero. Perciò disse con tanto rispetto: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28).

Anche noi dunque ringraziamo il nostro creatore perché i nostri privilegi sono il premio dei suoi doni e sono diventati la nostra pasta, giacché il lievito immesso nella specie si è diffuso in tutto il genere umano fino a che non è fermentata tutta la massa, ed è divenuta «un solo corpo» (1Cor 10,17) e un’unica «pasta nuova» (Gal 5,7): Cristo e la Chiesa (cfr. Ef 5,23.25.29.32).

Carissimi, facciamo in modo che questa festa, la quale per mezzo della fede ci arde nella mente, sia da tutti posseduta e contemplata nella visione e, mentre adesso risplende nei cuori solamente perché creduta, un giorno i nostri occhi la vedano nel suo splendore. Allora questa festa, che oggi si protrae nella nostra mente per un sol giorno, sarà per noi continua ed eterna; di modo che, mentre ora ci fa ardere nella fede e sospirare nella speranza, possa a buon titolo perpetuarsi vibrando nella carità, perché possiamo entrare in quella festa nella quale vive beata e gloriosa la regina e madre di Dio che oggi è assunta in cielo, per Gesù Cristo Signore nostro, il quale vive e regna con Dio Padre e con lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.
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🙏🏻 PREGHIERA

O Mamma Assunta in Cielo, guardando Te con gli occhi del tuo Giovanni, l' unico che Ti vide salire ... salire ... salire ... fin tra le braccia del tuo Gesù, fa', Ti prego, che ora sii Tu ad elevare il mio spirito, non ancora nel Paradiso, ma nell' atmosfera del tuo Amore. Donami un po' dell' Amore che hai per il tuo Gesù.

Siamo piccoli, deboli, una nullità, di fronte all' eccelsa grandezza della tua Umiltà. Facci comprendere che quanto più scendiamo, quanto più ci abbassiamo, tanto più Dio ci innalza.

Rendici docile creta tra le mani di Dio, perché Lui possa fare di noi un capolavoro, rendendoci somigliantissimi al tuo Gesù. È lo scopo della nostra esistenza, il perché dell' essere stati creati noi da Dio, e non vogliamo fallire !

Gesù non Ti nega mai ciò che Tu Gli chiedi. Ebbene ... chiedi Tu per noi, e fa' che noi non Ti neghiamo mai ciò che Tu ci chiedi. L' amore risponde all' Amore. Riempici allora del tuo Amore !

Santa Maria Assunta in Cielo, prega per noi peccatori, adesso e nell' ora della nostra morte. Amen !
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📌 SANTI E BEATI DEL GIORNO

Oggi veneriamo San Tarcisio, martire; Santi Stratone, Filippo ed Eutichiano, martiri; Sant’Alipio, vescovo; San Simpliciano, vescovo; Sant’Altfrido, vescovo; Santo Stefano, re di Ungheria; San Giacinto, sacerdote; Beato Aimone Taparelli, sacerdote; Beata Giuliana da Busto Arsizio, vergine
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera2 days ago
🟠 15 AGOSTO - I DOGMI MARIANI lungo i secoli

Dogma è una parola di origine greca. Sin dall’antichità ha indicato “decisione”, “decreto”. Nella Chiesa antica e nel Medioevo, la parola dogma veniva usata indifferentemente come sinonimo di esposizione, dottrina, confessione di fede, articolo di fede.

E’ soprattutto a partire dal Concilio Vaticano I (1870) che il termine “dogma”, sia nel linguaggio del Magistero che della teologia, acquista un significato forte e univoco: “ Esso indica una dottrina che la Chiesa propone di credere come divinamente rivelata sia con un giudizio solenne, sia nel suo magistero ordinario e universale”.

Si tratta, quindi, di una indicazione importante su una verità di fede che esige il nostro incondizionato assenso e la nostra obbedienza. I primi dogmi proclamati riguardano la verità su Dio Trinità e su Gesù Cristo.

I dogmi mariani sono quattro: MARIA, MADRE DI DIO – PERPETUA VERGINITA’ DI MARIA – IMMACOLATA CONCEZIONE – ASSUNZIONE DI MARIA SANTISSIMA.

I primi due dogmi antichi, proclamati dai Concili di Efeso (431) e di Costantinopoli ( 553 ), furono provocati dalle eresie, gli altri due, invece, hanno carattere dossologico. Essi esaltano alcune peculiarità esemplari della straordinaria figura di Maria, Madre di Gesù. Gli ultimi due dogmi mariani vengono anche chiamati dogmi papali, perché proclamati non da un Concilio, ma da un Papa (Pio IX e Pio XII).

Oltre i quattro dogmi mariani esistono altre verità mariane, altrettanto importanti e riconosciute dal magistero ordinario della Chiesa e celebrate nella preghiera liturgica che non sono state proclamate solennemente, come per esempio il titolo di Maria “Mediatrice, Avvocata, Socia, Ausiliatrice”.

I contenuti dei dogmi mariani, antichi e moderni, non sono invenzioni tardive della Chiesa, ma verità esistenti esplicitamente o implicitamente nella Sacra Scrittura e nella tradizione viva della Chiesa sia orientale che occidentale. Esse vengono dogmatizzate, cioè solennemente riaffermate in un determinato momento storico, sia per contrastare qualche eresia, sia per magnificare le “grandi cose” che l’Onnipotente ha operato in Maria.

Si tratta di qualcosa di simile a quello che capita nella scienza. In Astronomia, ad esempio, si scoprono continuamente astri nuovi che ovviamente esistevano già prima di essere individuati da noi. Lo sviluppo scientifico, attraverso potenti telescopi, permette ora di vederli, la stessa cosa avviene per i dogmi mariani. I dogmi mariani esistevano già nella coscienza di fede della Chiesa. Tuttavia in un determinato momento della storia, urge un loro pronunciamento solenne e autoritativo, perché la comunità ecclesiale è chiamata o a rifiutare una interpretazione errata o a prendere maggiormente coscienza di un particolare aspetto del mistero di Maria.
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💞 MARIA, MADRE DI DIO: dogma proclamato dal Concilio di Efeso 431.

La maternità divina è la prima e più importante verità mariana, fonte e radice dei privilegi a Lei accordati e rappresenta lo scopo primario per cui, sin dall’eternità, fu voluta da Dio. Grazie alla maternità divina, Maria è legata a Cristo da una particolare relazione personale che si fonda sul dono della vita umana a Colui che è il Figlio di Dio. Pur avendo comunicato a Gesù solo la vita terrena, Maria può essere chiamata a pieno titolo Madre di Dio perché il soggetto della relazione madre – figlio è la persona. E in Gesù Cristo le due nature, quella umana e quella divina, si uniscono in un'unica persona, quella divina.

Dunque, proclamare Maria, Madre di Dio, non significa certamente che ha generato la divinità, perché la creatura viene sempre dopo il Creatore.

Significa invece che ha dato la natura umana al Verbo di Dio, cioè alla seconda Persona della Santissima Trinità, che è Dio.

La Sacra Scrittura non contiene l’esplicita affermazione della maternità divina di Maria, ma espressioni equivalenti.

Tutti i testi in cui si allude alla divinità di Gesù e gli altri in cui la Madonna è indicata come la sua vera madre sono una prova biblica della maternità divina di Maria. Più significativi sono alcuni brani in cui nello stesso contesto, Gesù viene caratterizzato da attributi divini e Maria viene indicata come madre di Lui nella totalità della sua persona. (Galati 4,4 – 6; Mt 1,20 – 23; Mc 2,7; Mt 28,20).

Gli esegeti trovano chiare affermazioni della divinità di Cristo e di conseguenza della maternità divina di Maria anche in varie espressioni di San Luca (1,35; 1,39 – 44. 56).

Le prime affermazioni certe sulla maternità divina ( Theotokos), sostiene il mariologo R. Laurentin, si trovano a partire dal 325, anno in cui risale la lettera di Alessandro d’Alessandria ad Alessandro di Costantinopoli in cui Maria è chiamata “Theotokos” genitrice di Dio. Pressappoco degli stessi anni è l’antifona Sub tuum praesidium con l’identica espressione di Theotokos. A partire dalla seconda metà del secolo IV le testimonianze si moltiplicano sia in Oriente che in Occidente.

La maternità divina è la prima verità ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa. Ciò avvenne nel III Concilio ecumenico, celebrato nel 431 ad Efeso. L’occasione fu offerta da un’eresia cristologica di Nestorio il quale affermava che le due nature di Gesù, quella umana e quella divina, non ammettevano lo scambio delle specifiche attribuzioni, di conseguenza Maria, avendo dato solo l’umanità al Verbo, non poteva essere chiamata madre di Dio ma al massimo madre di Cristo. Le affermazioni di Nestorio furono combattute da San Cirillo, vescovo di Alessandria, il quale, pur riconoscendo che le due nature di Gesù, quella divina e quella umana, sono perfette e ciascuna con le sue caratteristiche tuttavia le due nature si uniscono in un'unica persona. C’è lo scambio delle due nature, in tal senso il Verbo, incarnandosi è nato nel tempo da una donna, da Maria.

Il Concilio di Efeso approvò le affermazioni di San Cirillo e proclamò Maria “Madre di Dio”.

I primi Concili, trattando della maternità divina, fermarono la loro attenzione al momento genetico della concezione e del parto.

Il Vaticano II invece la vede in prospettive e in dimensioni diverse, infatti vede “questo mistero fondamentale di Maria nel più vasto contesto dottrinale dell’intera missione della Vergine, considerandola nella prospettiva teologica della storia della salvezza, cioè alla luce del Cristo Salvatore e della Chiesa sacramento salvifico”.

Il Vaticano II non si limita ad elencare i vari elementi della maternità fisica di Maria nei confronti di Gesù: “concezione, parto, nutrimento” ne allarga il concetto anche ai compiti spirituali: “educazione, unione, comunione spirituale con il Figlio e con la sua missione”. L’unione materna di Maria con il Figlio è un’unione costante nell’opera della salvezza e il Vaticano II mette in rilievo gli atteggiamenti interiori di Maria: “la consapevolezza, la libertà con cui Maria acconsente all’incarnazione e collabora alla missione del Figlio”.
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💞 LA PERPETUA VERGINITA’ DI MARIA SANTISSIMA.

Nell’ iconografia mariana il dogma della perpetua verginità di Maria, la “sempre vergine”, viene rappresentato simbolicamente da tre stelle che ornano il mantello della Beata Vergine e indicano la virginitas ante partum, in partu e post partum. La maternità verginale assicura che Gesù è un dono esclusivo di Dio Trinità all’umanità di Maria.

Ma che cos’ è esattamente la verginità?

Intesa in una prospettiva cristiana, essa comporta la consegna totale della persona, anima, corpo, mente e cuore, a Gesù Cristo. Questa donazione completa della persona, implica: a) la verginità del corpo, cioè l’integrità corporea; b) la verginità dell’anima, cioè la decisione cosciente e libera di appartenere esclusivamente a Dio secondo le esigenze della castità perfetta.

Sulla verginità di Maria la Chiesa insegna le seguenti verità rivelate:

a) L’assoluta e perpetua integrità corporea di Maria;

b) La verginità assoluta della sua anima cioè la piena ed esclusiva unione sponsale della sua anima con il Signore.

Dunque il dogma sulla verginità di Maria insegna che Maria concepì miracolosamente e verginalmente per onnipotenza divina, per cui Gesù non ha avuto un padre umano, che diede alla luce il Figlio senza lesione della sua integrità corporea, che dopo la nascita di Gesù, Maria rimase vergine per tutta la sua vita terrena.

Ma vi chiederete e “i fratelli di Gesù?” di cui parla il Vangelo

In ebraico non c’è una parola per designare i cugini per cui con il termine “fratello” vengono designati tutti i membri del gruppo familiare, che risulta formato da un gruppo piuttosto numeroso.

Ricordiamoci che Maria aveva una sorella che aveva dei figli.

Il primo Concilio ecumenico che parlò esplicitamente della perpetua verginità di Maria fu quello di Costantinopoli del 553.

La definizione dogmatica della perpetua verginità di Maria avvenne nel Concilio Lateranense del 649 convocato da Papa Martino I.
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💞 L’IMMACOLATA CONCEZIONE

l’Immacolata Concezione per noi cattolici del XXI secolo rappresenta una verità acquisita e certa. Ma non è stato sempre così. La Sacra Scrittura, allo stesso modo che per altre verità di fede, manca di affermazioni esplicite e la richiama solo attraverso immagini ed espressioni che agli occhi dei teologi si sono chiarite solo gradualmente. Le immagini bibliche citate a favore dell’Immacolata Concezione sono l’Arca di Noè (Gen 6,8 – 8,19) la Scala di Giacobbe (Gen 28,12), il Roveto Ardente (Es 3,2 – 3), la Torre inespugnabile ( Ct 4,4), l’Orto Chiuso (Ct 4,12).

Tra i testi biblici viene data particolare importanza al protovangelo, Gen 3,15: “ Io porrò inimicizia tra te e la donna, fra la tua stirpe e la stirpe di lei” e ai seguenti versetti di San Luca:” Ave Maria piena di grazia” ( Lc 1,28), “ Benedetta Tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno” ( Lc 1,42).

La Chiesa è giunta alla piena comprensione di tale verità soprattutto grazie all’influsso della fede popolare. Tutto il popolo cristiano, infatti, in virtù del Battesimo, ha ricevuto il dono dello Spirito Santo mediante il quale è in grado di operare un certo vaglio critico della stessa opera dei teologi, accettando o rifiutando le loro ipotesi. Spesso i fedeli intuiscono per connaturalità le verità intrinseche e indicano ai teologi le piste della loro ricerca.

Spesso il dogma dell’Immacolata Concezione viene confuso con il concepimento verginale di Maria. Si tratta di due realtà molto diverse: Maria fu concepita come tutte le altre creature, attraverso un rapporto di amore dei genitori, ma la sua persona, fin dal primo istante della concezione, fu libera da ogni macchia di peccato.

Altri lo identificano con la verginità. Le due affermazioni sono vere, ma riguardano realtà diverse: la verginità sottolinea l’intervento miracoloso di Dio nella concezione e nel parto di Gesù ad opera di Maria, mentre l’Immacolata Concezione riguarda lo stato spirituale di Maria in rapporto a Dio e Ella, fin dal primo istante, ancora nel seno materno, fu libera da qualsiasi macchia che avesse rapporto con il peccato originale e totalmente ripiena di grazia.

Ma quali furono i motivi che resero tanto faticoso e lungo il cammino di tale verità?

Più ancora del silenzio della Sacra Scrittura, ciò che creava difficoltà era l’apparente impossibilità di conciliare l’Immacolata Concezione con due dogmi esplicitamente affermati dai sacri libri: l’universalità del peccato originale e l’universalità della redenzione operata da Cristo.

Molti santi Padri e teologi, pur esaltando la santità di Maria, facevano ricadere la Madonna, almeno per brevi istanti, sotto la legge generale del peccato originale, ad esempio Sant’Agostino e San Bonaventura.

Lo stesso fece San Tommaso d’Aquino, uno dei più grandi Dottori della Chiesa, ma che dimostrò in tante sue riflessioni di non era infallibile. La sua grandezza non richiede di trasformare ogni sua opinione teologica in verità definitiva. Un esempio significativo riguarda proprio l’Immacolata Concezione: Tommaso difese con forza la santità eccezionale di Maria, ma si oppose all’IMMACOLATO concepimento di Maria, cioè che Maria fu preservata dal peccato originale fin dal primo istante della sua concezione. La difficoltà di Tommaso nasceva soprattutto dal desiderio di salvaguardare l’universalità della Redenzione operata da Cristo: se Maria non avesse mai contratto il peccato originale, si domandava in quale senso avrebbe avuto bisogno anch’ella di essere redenta.

Questo episodio è molto istruttivo anche per le discussioni mariologiche contemporanee: non si può respingere automaticamente una possibilità di sviluppo dottrinale soltanto perché san Tommaso non l’ha formulata o l’ha ritenuta problematica. San Tommaso fu un teologo, non il Magistero infallibile della Chiesa. E naturalmente non fu infallibile neppure in altre questioni: alcune sue conclusioni dipendevano dalle conoscenze scientifiche, filosofiche e teologiche disponibili nel XIII secolo e sono state successivamente precisate o abbandonate. La Chiesa canonizzandolo e proclamandolo Dottore non ha canonizzato ogni singola sua opinione.

Tornando all’Immacolata il primo teologo che difese la dottrina dell’Immacolata Concezione fu Eadmero nel suo “Tractatus de conception sanctae Mariae” (1134). Il teologo medievale sosteneva che l’Immacolata concezione rientrava nelle possibilità divine: “ Potuit plane et voluit; si igitur voluit, fecit” ( Chiaramente lo poteva e lo voleva; se l’ha voluto, l’ha fatto) ponendo l’accento sulla convenienza di tale privilegio in quanto Maria era la Madre di Dio. Eadmero, però, non riusci a dissipare i dubbi perché lasciava insoluto il problema dell’universalità della redenzione.

Fu il francescano Giovanni Duns Scoto che, grazie alla sua geniale intuizione, riuscì a superare questo scoglio dottrinale introducendo il concetto di redenzione preventiva in previsione dei meriti di Cristo.

Maria è stata redenta da Gesù che esercitò in Lei l’atto di mediazione più eccelso, la preservò dal peccato originale, prima e fuori del tempo.

La redenzione di Maria non fu per liberazione dal peccato, ma per preservazione.

Maria, cioè, non fu per nulla segnata dal peccato, ma ne fu preservata per singolare privilegio.

Con la bolla “Ineffabilis Deus” Papa Pio IX definì come dottrina rivelata il dogma dell’Immacolata Concezione: “Dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina, la quale ritiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio Onnipotente ed in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, sia stata preservata immune da ogni macchia della colpa originale, è rivelata da Dio e perciò da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli”.

Le altre due successive encicliche “ Ad diem Illum” di san Pio X e la “Fulgens corona” di Pio XII precisarono meglio che l’Immacolata Concezione è un privilegio unico riservato a Maria e che in tal modo in Lei si realizza la perfetta redenzione da parte di Cristo.

Ma ci si potrebbe chiedere: come è possibile la redenzione di Maria ad opera del Figlio prima ancora che Questi assuma la carne umana?

Dio è eterno e vive al di fuori della successione temporale. Davanti a Lui l’opera redentiva del Cristo, anche se si svolge nel tempo, è presente da tutta l’eternità. Ecco perché, in previsione dei meriti di Cristo, Maria può essere redenta prima ancora che il Figlio di Dio abbia assunto la natura umana.

Spesso parlando dell’Immacolata Concezione ci si ferma a sottolineare

un solo aspetto, l’assenza del peccato originale. E’ ugualmente importante e significativo l’altro aspetto cioè la pienezza di grazia che esso comporta. In virtù dell’immacolato concepimento Maria è l’unica creatura che ha vissuto in pienezza la propria esistenza secondo il piano di Dio, l’unica che ha sempre amato Dio sopra ogni cosa; in Lei nulla ha mai ostacolato il dialogo di grazia con il Padre.

L’Immacolata Concezione è dunque: - testimonianza e segno dell’amore del Padre – espressione perfetta della redenzione operata da Cristo – creatura mirabile della grazia dello Spirito Santo.

L’Immacolata Concezione di Maria non è un fatto a sè stante, isolato dal piano divino della salvezza, ma al contrario rientra nel disegno salvifico di Dio, che prevede innanzitutto l’incarnazione redentrice di Cristo, grazie alla quale tutti sono gratuitamente salvati dall’amore di Dio. Maria è stata voluta dall’eternità in funzione di Cristo e introdotta nel mistero del Verbo incarnato con l’annunciazione. La liberazione del peccato originale e la pienezza di grazia di cui è rivestita Maria, sin dal primo istante di vita, non sono frutto della sua fede o da qualche altro suo merito, ma solo dono gratuito di Dio.

L’Immacolata Concezione non è un’eccezione all’universale redenzione di Cristo ma al contrario Maria è la prima dei redenti. Fu preservata dal peccato originale e arricchita di una straordinaria pienezza di grazia in previsione dei meriti di Cristo. Maria Immacolata è il frutto più bello e più perfetto della redenzione di Gesù. Proprio perché la prima e la più perfetta dei redenti, Maria è la creatura nuova, opera del Padre in Cristo e nello Spirito Santo.

Nel 1830 apparendo a Parigi in Rue du Bac alla novizia Catherine Labouré, la Santa Vergine affidò alla veggente il compito di fare coniare e diffondere una medaglia che La ritraeva così come appariva. Intorno all’ovale c’era la scritta: “O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che a Voi ricorriamo”.

E’ la prima rivelazione privata in relazione al concepimento di Maria senza peccato originale. Questa medaglia suscitò una tale devozione che molti vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani.

Così l’8 dicembre 1854, Papa Pio IX proclamò la “Donna vestita di sole” esente dal peccato originale, tutta pura, Immacolata.

La proclamazione di questo dogma fu un atto di grande fede e di estremo coraggio che suscitò gioia fra i fedeli della Madonna e indignazione fra i nemici del Cristianesimo perché il dogma dell’Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti.

Ma quattro anni dopo, nel 1858 a Lourdes, Maria stessa pose il suo sigillo su tale dogma affermando: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Le apparizioni di Lourdes furono la sua prodigiosa conferma che Lei è la “Tutta bella”, “ la piena di grazia”, priva di ogni macchia del peccato originale.
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💞 ASSUNZIONE DI MARIA IN ANIMS E CORPO del B.V. Maria.

Papa Pio XII il I° novembre 1950, proclamò solennemente il dogma dell’Assunzione di Maria con queste parole: “ l’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità con uno stesso decreto di predestinazione, Immacolata nella sua Concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del Cielo dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli”.

Ma perché Maria è stata assunta in cielo in anima e corpo?

I motivi sono vari:

- È assunta perché Immacolata. Vi è un nesso strettissimo tra la verità dell’Assunzione e quella dell’Immacolata Concezione. Infatti le parole rivolte da Dio ad Adamo dopo il peccato (Gen. 3,19): “ Tu sei polvere e in polvere ritornerai” indicano il castigo del peccato originale. Ora, la Vergine Maria fu esente dal peccato originale, quindi anche dal suo castigo. Il corpo di Maria, prodigiosamente consustanziale a quello del Risorto, non era possibile che rimanesse prigioniero della morte;

- È assunta perché Madre di Dio. Il corpo di Maria è stato il tempio del corpo di Cristo. La carne di Cristo è la carne di Maria e quindi conveniva che il corpo di Maria fosse glorificato come lo fu quello di Cristo. Ancora più stretto del vincolo fisico è il vincolo morale, l’onore e l’amore che il Figlio Uomo-Dio doveva alla propria Madre esigevano di stretta convenienza l’Assunzione corporea della Madre;

- È assunta perché sempre Vergine. La perfetta e perpetua verginità di Maria colloca la Beata Vergine in uno stato di incorruzione;

- È assunta perché è associata a Cristo. La Madre è sempre strettamente associata al Figlio. Ella partecipa alle sue gioie e ai suoi dolori, per cui possiamo dire che se Gesù è “ l’Uomo dei dolori”, Maria è “ la Donna dei dolori” e se il Figlio è “ Redentore”, Maria è “ Corredentrice”. Come infatti Eva ha cooperato con Adamo nella rovina, così la Nuova Eva ha cooperato con il Nuovo Adamo nell’opera di riparazione. Ora chi è principio e causa della resurrezione non può essere soggetto al dominio della Morte. Secondo il Concilio Vaticano II il Figlio ha espressamente voluto che sua Madre fosse conformata a Lui in tutto, e particolarmente nella vittoria sul peccato e sulla morte. Come Maria fu associata alla vittoria del Figlio sul peccato mediante la sua Immacolata Concezione, così fu associata anche alla sua vittoria sulla morte mediante la sua Assunzione.

- Assunta per essere pienamente nostra Madre e Regina.

La regalità di Maria non va separata dalla sua intercessione materna. Maria è Regina perché è associata alla regalità di Cristo e coopera con il Figlio nel procurare la salvezza delle anime. Perché Maria possa pienamente esercitare la sua regalità e la sua maternità verso di noi, era necessario che fosse nel possesso pieno della sua realtà umana: l’anima unita al corpo. Il titolo di Regina non sostituisce certo quello di Madre: la sua regalità rimane un corollario della sua peculiare missione materna, ed esprime il potere che le è stato conferito per svolgere tale missione.

Citando la bolla “Ineffabilis Deus”, Pio XII mette in evidenza questa dimensione materna della regalità della Vergine: “Avendo per noi un affetto materno e assumendo gli interessi della nostra salvezza, Ella estende a tutto il genere umano la sua sollecitudine”. La sollecitudine di Maria Regina per gli uomini può essere pienamente efficace proprio in virtù dello stato glorioso conseguente all’assunzione. L’assunzione favorisce la piena comunione di Maria non solo con Cristo, ma con ciascuno di noi: Ella è accanto a noi conosce tutto ciò che accade nella nostra esistenza e ci sostiene con amore materno nelle prove della vita. Assunta alla gloria celeste, Maria si dedica totalmente all’opera della salvezza per comunicare ad ogni vivente la felicità che le è stata concessa. È una Regina che dà tutto ciò che possiede, partecipando soprattutto la vita e l’amore di Cristo.

- Assunta per essere icona escatologica della Chiesa.

La Chiesa in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della Redenzione e in Lei contempla con gioia ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere.

Pio XII con la proclamazione solenne di Maria Assunta, ha inteso annunciare solennemente a tutto il mondo la nobiltà e la dignità del corpo umano. Il mistero dell’Assunzione proclama il destino soprannaturale e la dignità eccelsa di ogni corpo umano chiamato dal Signore a diventare strumento di santità e a partecipare alla sua gloria.

Nel 1947 apparendo a Roma a Tre Fontane, la Vergine incaricò il veggente Bruno Cornacchiola di portare al Papa un particolare messaggio riguardante il dogma dell’Assunzione che sarà approvato tre anni dopo.

La definizione solenne del dogma dell’Assunzione che Pio XII fece il primo Novembre, 1950, fu preannunciato a Bruno dalla Vergine con parole esplicite: “Il mio corpo non poteva marcire e non marcì. Mio Figlio e gli angeli mi vennero a prendere al momento del mio trapasso”. Il dogma dell’Assunzione ha un significato straordinario per la visione della vita come cammino verso l’eternità, in quanto la partecipazione di Maria all’ascensione del Figlio in Cielo altro non è se non l’anticipazione di quella che sarà la nostra partecipazione alla gloria di Cristo Risorto se ci muoveremo lungo le medesime strade da Lui percorse, come Maria.

Nella Vergine assunta in cielo contempliamo il coronamento della sua fede, di quel cammino di fede che Ella indica alla Chiesa e a ciascuno di noi: Colei che in ogni momento ha accolto la parola di Dio, è assunta in cielo, cioè è accolta lei stessa dal Figlio, in quella “dimora” che ci ha preparato con la sua morte e resurrezione.

Tra marzo 1945 e maggio 1959 la Santissima Vergine è apparsa a Ida Peerdeman ad Amsterdam con il titolo di “Signora di tutti i popoli”. Nei suoi messaggi alla Peerdeman, Maria sottolineò di essere: “Corredentrice, Mediatrice e Avvocata”. Nella trentesima apparizione la Santa Vergine chiese espressamente che fosse proclamato il dogma “Maria Corredentrice, Mediatrice e Avvocata”.

Questo dogma, richiesto dalla Madonna, è stato oggetto di moltissime dispute. La Chiesa non è contraria alla dottrina della cooperazione di Maria alla redenzione, ma non usa il termine di Corredentrice per non interferire in questioni teologiche ancora in discussione, come pure per motivi pastorali, biblici ed ecumenici.

Questo quinto dogma è voluto dal Cielo, è voluto da Maria stessa e prima o poi sarà solennemente proclamato.
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💞 MARIA CORREDENTRICE … quinto e ultimo dogma?

La storia della cooperazione di Maria alla Redenzione attraversa quasi duemila anni di vita della Chiesa. Prima ancora che comparisse la parola «Corredentrice», i Padri avevano intuito il mistero che essa avrebbe cercato di esprimere: come Eva fu associata ad Adamo nella caduta, così Maria è associata al nuovo Adamo, Cristo, nell’opera della restaurazione dell’umanità. È necessaria però fin dall’inizio una precisazione: Cristo è l’unico Redentore del mondo. Maria non è una seconda sorgente della salvezza e nulla aggiunge al valore infinito del Sacrificio di Cristo. Ella stessa è redenta da Cristo, anzi è il frutto più perfetto della sua Redenzione. La questione della «corredenzione» riguarda dunque la maniera assolutamente singolare con cui Dio ha voluto associare Maria all’opera dell’unico Redentore.

LA SCRITTURA: LA DONNA ACCANTO AL REDENTORE

La prima luce appare già nella Genesi: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe» (Gn 3,15). La Tradizione cristiana leggerà progressivamente questa promessa alla luce di Cristo e di Maria. All’origine della caduta troviamo Adamo ed Eva; nella restaurazione appaiono il nuovo Adamo, Cristo, e la nuova Eva, Maria. Non sullo stesso piano: Cristo è Dio fatto uomo e salva il mondo; Maria è creatura e viene salvata da Lui. Tuttavia Dio vuole che il mistero dell’Incarnazione passi attraverso il consenso libero di questa creatura: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Quel Fiat non termina a Nazaret. Attraversa tutta la vita di Maria e raggiunge il Calvario. A Nazaret Maria accoglie il Corpo destinato al sacrificio; nel Tempio Simeone le annuncia la spada; a Cana Gesù parla della sua «ora»; sul Calvario quell’ora arriva e Giovanni sottolinea la presenza della Madre: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre…» (Gv 19,25). Gesù la chiama nuovamente «Donna» e le dice: «Donna, ecco tuo figlio». La Donna della Genesi appare accanto al nuovo Adamo proprio nell’ora in cui nasce dal costato trafitto la nuova umanità.

I PADRI DELLA CHIESA: MARIA NUOVA EVA

I Padri non chiamano Maria «Corredentrice», ma pongono le fondamenta della dottrina della sua cooperazione. Nel II secolo san Giustino Martire contrappone Eva e Maria: Eva, ancora vergine, accoglie la parola del serpente e genera disobbedienza; Maria, Vergine, accoglie la parola dell’angelo e genera nella fede il Salvatore. Sant’Ireneo di Lione sviluppa magnificamente questa intuizione: il nodo della disobbedienza di Eva viene sciolto dall’obbedienza di Maria; ciò che Eva aveva legato con l’incredulità, Maria lo scioglie con la fede. Qui troviamo già un principio fondamentale: Maria non è una spettatrice passiva della salvezza. Il suo consenso entra realmente nel disegno salvifico. Sant’Agostino approfondirà ulteriormente la maternità spirituale di Maria e la sua cooperazione alla nascita dei membri di Cristo nella Chiesa. La grande intuizione patristica è ormai presente: Cristo è il nuovo Adamo; Maria è la nuova Eva.

IL MEDIOEVO: MARIA SOTTO LA CROCE

Nel Medioevo la riflessione si concentra sempre maggiormente sulla Compassione di Maria. Cum-patire significa «patire con». San Bernardo di Chiaravalle contempla la profezia di Simeone: «E anche a te una spada trafiggerà l’anima». La lancia penetra il Corpo di Cristo; la spada penetra spiritualmente l’anima della Madre. Maria non subisce soltanto la morte del Figlio: nella fede accetta l’offerta che Cristo fa di se stesso al Padre. Da questa contemplazione nascerà la grande spiritualità dello Stabat Mater: Stabat Mater dolorosa iuxta Crucem lacrimosa. Maria stava. Questo verbo è importantissimo. Non fugge, non rinnega, non ritira il Fiat. Quando tutto sembra contraddire le promesse dell’angelo, Maria rimane nella fede. Il Fiat di Nazaret diventa così il Fiat silenzioso del Calvario.

NASCE IL TERMINE «CORREDENTRICE»

Il termine appare molto più tardi. La ricostruzione storica ricordata anche dal Dicastero per la Dottrina della Fede colloca l’emergere di «Corredentrice» nel XV secolo. Il prefisso latino co- non dovrebbe essere inteso nel senso di «uguale a», ma di «con». Corredentrice, nel significato attribuitogli dalla tradizione mariologica che lo ha utilizzato, non significa dunque «un’altra Redentrice accanto a Gesù», ma la creatura associata, dipendentemente e subordinatamente, all’opera dell’unico Redentore. Tutto viene da Cristo. Maria stessa viene redenta da Cristo. La sua cooperazione è quindi già un frutto della Redenzione.

L’IMMACOLATA E LA COOPERAZIONE DI MARIA

Quando il beato Pio IX proclama nel 1854 l’Immacolata Concezione, definisce Maria preservata dal peccato originale «in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano». È una precisazione decisiva: Maria non è fuori dalla Redenzione; Maria è la creatura redenta nella maniera più sublime. Cristo la salva preventivamente. Proprio perché interamente redenta e interamente appartenente a Cristo, ella può essere associata in maniera unica alla sua missione.

SAN PIO X: MARIA UNITA AL SACRIFICIO DI CRISTO

Con san Pio X la dottrina raggiunge espressioni particolarmente forti. Nell’enciclica Ad diem illum del 1904 il Papa contempla la comunione di volontà e di dolore tra Madre e Figlio e parla di Maria come Riparatrice del mondo perduto, collegando questa missione alla sua partecipazione alle sofferenze di Cristo. Ma precisa che i tesori della salvezza appartengono propriamente a Cristo perché acquistati mediante la sua morte. La struttura è quindi chiarissima: Cristo è la sorgente; Maria riceve da Cristo. Cristo redime; Maria coopera. Cristo salva per propria potenza; Maria partecipa per grazia.

IL NOVECENTO: CORREDENTRICE, MEDIATRICE, AVVOCATA

La prima metà del XX secolo conosce un grandissimo sviluppo della mariologia. Vengono approfonditi soprattutto tre titoli: Corredentrice, Mediatrice e Avvocata. Nel 1921 Benedetto XV autorizza la celebrazione liturgica di Maria Mediatrice per determinati luoghi dopo le richieste provenienti soprattutto dal cardinale Désiré Mercier e dall’ambiente teologico belga. Cresce il movimento per una definizione della mediazione universale di Maria. La Chiesa non proclama il dogma, ma la questione entra pienamente nella discussione mariologica.

PIO XII: MARIA «SOCIA DEL REDENTORE»

Con Pio XII arriviamo alla vigilia degli eventi di Amsterdam. Nella Munificentissimus Deus, con cui il 1° novembre 1950 viene definita l’Assunzione, Maria è presentata come «generosa Socia del divino Redentore». È un’espressione importantissima: Maria è totalmente dipendente da Cristo e nello stesso tempo singolarmente associata alla sua vittoria sul peccato e sulla morte. Ed è proprio negli anni immediatamente successivi alla proclamazione dell’Assunzione che, nelle apparizioni di Amsterdam, emerge con forza la richiesta di quello che viene presentato come il «quinto» e «ultimo dogma mariano».

AMSTERDAM E LA «SIGNORA DI TUTTI I POPOLI»

Tra il 1945 e il 1959 l’olandese Ida Peerdeman affermò di ricevere una serie di apparizioni e messaggi della Vergine, che progressivamente si sarebbe presentata con il titolo di «Signora di tutti i Popoli». Qui dobbiamo mantenere una distinzione fondamentale. Possiamo studiare i messaggi e la teologia che essi propongono, ma ancora la Chiesa nutre riserve sulla natura soprannaturale delle apparizioni.

AMSTERDAM E IL COSIDDETTO «QUINTO DOGMA»

Secondo i testi attribuiti alle apparizioni, soprattutto dopo la proclamazione dell’Assunzione del 1950, emerge progressivamente una richiesta precisa: Maria dovrebbe essere solennemente riconosciuta come CORREDENTRICE, MEDIATRICE E AVVOCATA. I tre titoli descriverebbero tre aspetti della medesima maternità spirituale: Corredentrice, perché singolarmente associata all’opera redentrice di Cristo; Mediatrice, per la sua intercessione materna nell’ordine della grazia; Avvocata, perché intercede per l’umanità presso il Figlio.

31 MAGGIO 1951: LA GRANDE RICHIESTA

Nel messaggio attribuito al 31 maggio 1951 appare chiaramente la triade «Corredentrice, Mediatrice e Avvocata». Secondo i testi di Amsterdam, il Padre e il Figlio vorrebbero inviare nel mondo Maria sotto questi titoli e la Chiesa sarebbe chiamata a proclamarne il dogma. È qui che prende forma l’idea del «quinto dogma mariano». Dopo la Maternità divina, la Verginità perpetua, l’Immacolata Concezione e l’Assunzione, dovrebbe venire una definizione riguardante non tanto un nuovo privilegio personale di Maria, quanto la sua missione materna nell’opera della salvezza.

15 AGOSTO 1951: «L’ULTIMO E PIÙ GRANDE DOGMA»

Un passaggio particolarmente significativo viene attribuito proprio al 15 agosto 1951, prima solennità dell’Assunta successiva alla definizione dogmatica di Pio XII. Nei messaggi viene stabilito un collegamento tra l’Assunzione e il futuro dogma: l’Assunzione avrebbe dovuto precederlo e quello riguardante Corredentrice, Mediatrice e Avvocata sarebbe presentato come l’ultimo dogma mariano. Secondo la logica interna dei messaggi, i primi quattro dogmi avrebbero progressivamente manifestato chi è Maria e quali grazie Dio le ha concesso; l’ultimo dovrebbe manifestare quale missione Dio le avrebbe affidato nei confronti della Chiesa e dell’umanità.

15 NOVEMBRE 1951: LA CORREDENZIONE COMINCIA A NAZARET

Uno dei punti teologicamente più interessanti dei messaggi attribuiti ad Amsterdam è che la cooperazione di Maria non comincerebbe semplicemente sul Calvario. Comincerebbe all’Annunciazione. Il primo grande atto di cooperazione sarebbe il Fiat: «Avvenga per me secondo la tua parola». Il Figlio di Dio riceve da Maria quella natura umana nella quale potrà soffrire, versare il Sangue e morire. Nazaret e Calvario diventano così due momenti di un unico Fiat: a Nazaret Maria offre la propria carne al Verbo perché il Verbo si faccia carne; sul Calvario accetta che quella Carne ricevuta da lei venga offerta per la salvezza del mondo. Non esistono quindi due redenzioni: esiste l’unica Redenzione di Cristo alla quale Maria viene associata.

8 DICEMBRE 1952: IL DOGMA E LA PACE

Nei messaggi compare poi un elemento molto caratteristico: il futuro dogma viene collegato alla pace nel mondo. Secondo il messaggio attribuito all’8 dicembre 1952, dopo la proclamazione del dogma la Signora di tutti i Popoli avrebbe ottenuto una particolare effusione di grazia e di pace sull’umanità. Nella logica delle presunte apparizioni, dunque, dogma, preghiera, immagine e pace appartengono a un unico progetto spirituale.

4 APRILE 1954: «NON PORTO UNA NUOVA DOTTRINA»

Questo è forse uno degli aspetti più interessanti dei messaggi. Nel testo attribuito al 4 aprile 1954, la Signora insisterebbe sul fatto che non starebbe introducendo una nuova dottrina e inviterebbe i teologi a cercare nella Tradizione della Chiesa il fondamento della cooperazione mariana. Questo principio, preso in se stesso, è teologicamente corretto: nessuna apparizione privata può creare un dogma. La Rivelazione pubblica si è conclusa con l’età apostolica. Neppure un’apparizione autentica potrebbe aggiungere una nuova verità alla Rivelazione. Se un giorno la Chiesa definisse una nuova formulazione dogmatica mariana, dovrebbe dimostrare che quella verità appartiene già al deposito della fede trasmesso dalla Scrittura e dalla Tradizione.

31 MAGGIO 1954: LA RICHIESTA AL PAPA

Nel messaggio attribuito al 31 maggio 1954 ritorna la richiesta di pregare e lavorare per il dogma e di rivolgersi al Santo Padre. Nella prospettiva interna ai messaggi, la proclamazione di Maria Corredentrice, Mediatrice e Avvocata dovrebbe rappresentare il coronamento della mariologia dogmatica e aprire una particolare epoca di grazia e di pace. È questa, in sintesi, la grande «profezia» di Amsterdam.

IL CONCILIO VATICANO II

Quando il Concilio Vaticano II affronta la mariologia, sceglie deliberatamente una formulazione fortemente cristocentrica ed ecclesiale. Non utilizza il titolo «Corredentrice», ma insegna con chiarezza la realtà che una parte della tradizione mariologica voleva esprimere con quel termine. Lumen gentium afferma che Maria «cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore», mediante l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità. La contempla mentre soffre profondamente con il Figlio e si associa con animo materno al suo sacrificio. Il Concilio insegna inoltre che la maternità di Maria nell’ordine della grazia continua e utilizza i titoli Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice e Mediatrice, precisando però immediatamente che nessuna funzione mariana oscura o diminuisce l’unica mediazione di Cristo. Questa è la chiave cattolica di tutta la questione.

SAN GIOVANNI PAOLO II E IL TERMINE «CORREDENTRICE»

San Giovanni Paolo II rappresenta un momento particolarmente interessante. Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha ricordato che egli utilizzò il termine «Corredentrice» in almeno sette occasioni, generalmente parlando dell’unione di Maria alla sofferenza redentrice del Figlio e della nostra stessa chiamata a unire le sofferenze a Cristo. Tuttavia Giovanni Paolo II non avviò una definizione dogmatica del titolo e non lo utilizzò nella grande enciclica mariana Redemptoris Mater. Il fatto è comunque storicamente importante: il termine non è semplicemente un’invenzione di qualche movimento contemporaneo, ma ha avuto una storia teologica e anche alcuni utilizzi pontifici.

IL CARDINALE RATZINGER E LA RICHIESTA DI UN NUOVO DOGMA

Nel 1996 una commissione mariologica esaminò la proposta di una definizione dogmatica riguardante Maria Corredentrice, Mediatrice e Avvocata. Il cardinale Joseph Ratzinger espresse parere negativo. Il problema fondamentale era dogmatico: per proclamare una verità come appartenente alla fede divina bisogna poter dimostrare sufficientemente che essa è contenuta nel deposito della Rivelazione trasmesso dalla Scrittura e dalla Tradizione apostolica. Ratzinger non negava affatto la singolare cooperazione di Maria, ma riteneva problematico il termine «Corredentrice», perché non appartenente al linguaggio biblico e patristico più antico e perché suscettibile di essere interpretato come se Maria fosse posta sullo stesso piano di Cristo.

PAPA FRANCESCO

Papa Francesco ha insistito ancora più chiaramente sulla centralità assoluta di Cristo: Cristo è l’unico Redentore. Maria è Madre, discepola e cooperatrice, ma non costituisce un secondo principio della Redenzione. La preoccupazione è soprattutto pastorale e teologica: la parola «Corredentrice», se non viene accuratamente spiegata, può far pensare a due redentori, mentre la fede cristiana proclama un unico Salvatore, Gesù Cristo.

2025: «MATER POPULI FIDELIS»

Il 4 novembre 2025 il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato la Nota “Mater Populi fidelis”, che costituisce oggi un riferimento essenziale per la questione. Il documento riconosce la ricchissima storia della cooperazione mariana: Maria nuova Eva, il Fiat, la partecipazione al Calvario, la Compassione, la maternità spirituale, la mediazione subordinata, lo sviluppo medievale e moderno e persino gli utilizzi pontifici del termine «Corredentrice». Tuttavia conclude che è «inappropriato» utilizzare il titolo Corredentrice per definire la cooperazione di Maria, perché può oscurare l’unicità salvifica di Cristo. Non viene negato il mistero della cooperazione mariana; viene giudicato inadeguato quel termine per definirlo.

E ALLORA IL «QUINTO DOGMA» DI AMSTERDAM?

Dobbiamo quindi distinguere accuratamente. Secondo i messaggi attribuiti ad Amsterdam, Maria avrebbe annunciato un futuro e ultimo dogma nel quale sarebbe riconosciuta come Corredentrice, Mediatrice e Avvocata. Secondo il Magistero attuale degli ultimi Papi della Chiesa, invece, il titolo è giudicato problematico e capace di generare confusione.
Perciò non sarebbe corretto affermare come fatto certo che questo «sarà l’ultimo dogma mariano». Possiamo invece dire che questa è precisamente la grande profezia contenuta nei messaggi di Amsterdam e che la Chiesa continua a interrogarsi e ad approfondire il ruolo di Maria nel Piano della Salvezza .

IL MISTERO È PIÙ GRANDE DELLA PAROLA

Rimane dunque qualcosa di molto più profondo della controversia terminologica. Maria è stata realmente associata da Dio in maniera unica all’opera del Salvatore. A Nazaret dice Fiat. A Betlemme dona Cristo al mondo. Nel Tempio accoglie la profezia della spada. A Cana conduce a Cristo e anticipa misteriosamente l’ora. Sul Calvario rimane accanto al Figlio e rinnova il Fiat. Cristo offre se stesso; Maria acconsente all’offerta del Figlio. Cristo versa il Sangue; Maria soffre spiritualmente con Lui. Cristo genera dal suo costato la Chiesa; Maria riceve dal Crocifisso la nuova maternità: «Donna, ecco tuo figlio».

Ed ecco il cuore più profondo della cooperazione mariana: il Fiat dell’Annunciazione diventa il Fiat del Calvario. A Nazaret Maria dice: «Avvenga per me». Sul Calvario continua silenziosamente a dire: «Avvenga per me». A Nazaret offre la propria carne perché il Verbo abbia un Corpo; sul Calvario accetta che quel Corpo venga immolato. A Nazaret diventa Madre del Cristo; sul Calvario viene manifestata come Madre dei discepoli di Cristo.

MARIA E LE ANIME VITTIME

Ed è qui che questa dottrina diventa profondamente spirituale. San Paolo scrive: «Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24). Alla Redenzione di Cristo non manca nulla quanto al suo valore infinito; ciò che Cristo vuole è associare le membra del suo Corpo alla sua offerta. È il mistero delle anime vittime, della riparazione, dell’offerta, della sofferenza unita al Sacrificio di Cristo. Maria ne è il modello supremo. Non siamo salvati per rimanere semplicemente spettatori del Calvario: siamo chiamati a entrare spiritualmente nel sacrificio di Cristo, offrendo noi stessi con Lui.

Perciò possiamo comprendere la grande intuizione custodita dalla tradizione della cooperazione mariana senza togliere assolutamente nulla all’unicità di Gesù: Cristo è l’unico Redentore; Maria è la creatura totalmente redenta che Egli ha voluto associare in modo unico alla sua opera redentiva. Cristo redime, Maria coopera alla redenzione; Cristo offre il Sacrificio, Maria si unisce all’offerta; Cristo acquista ogni grazia con il suo Sangue, Maria intercede maternamente; Cristo è il Capo, Maria è la Madre delle membra.

E forse il mistero più bello rimane proprio quello che Giovanni ci consegna oltre a qualsivoglia titolo teologico: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre…»

Il Sangue è di Cristo.
Il Sacrificio è di Cristo.
La Redenzione è di Cristo.
La vittoria è di Cristo.

Ma sotto quella Croce Dio ha voluto sua Madre.

E mentre il Figlio porta a compimento il Fiat dell’Incarnazione pronunciando «Tutto è compiuto», Maria porta a compimento il Fiat di Nazaret rimanendo sotto la Croce.

Cristo Redentore e Maria, sua Madre.
Il nuovo Adamo e la nuova Eva.
Il Crocifisso e la Donna.
Il Sangue che redime e il cuore materno trafitto dalla spada.

Ed è da quella Croce che Gesù stesso pronuncia la parola che forse contiene il significato più profondo di tutta la missione mariana:

«DONNA, ECCO TUO FIGLIO».

Da quel momento Maria rimane accanto al Corpo di Cristo: a Betlemme lo aveva stretto fra le braccia; sul Calvario lo contempla trafitto; nel Cenacolo prega in mezzo alla Chiesa; nella gloria continua la sua maternità nell’ordine della grazia.

Tutta di Cristo.
Tutta da Cristo.
Tutta per Cristo.
E proprio perché totalmente di Cristo, Madre di tutti coloro che Cristo ha redento.
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera3 days ago
💞 TRIDUO IN PREPARAZIONE ALLA FESTA DELL’ASSUNTA

TERZO GIORNO – 14 AGOSTO
LA PUREZZA

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https://youtu.be/1yQLnJHBo_M?is=e-6vAhi5_ISLo9h7
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Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen.

🙏🏻 PREGHIERA ALLA VERGINE ASSUNTA

O Maria Immacolata, assunta in cielo, tu che vivi beatissima nella visione di Dio: di Dio Padre, che fece di te alta creatura e sua Figlia prediletta, di Dio Figlio, che volle da te essere generato uomo e averti sua Madre, di Dio Spirito Santo, che in te compì la concezione umana del Salvatore facendoti sua Sposa.

O Maria assunta nella gloria di Cristo, nella perfezione completa e trasfigurata della nostra natura umana.

O Maria, porta del cielo, specchio della luce divina, santuario dell’alleanza tra Dio e gli uomini.

Lascia che le nostre anime volino dietro a te, lascia che salgano dietro il tuo radioso cammino, trasportate da una speranza che il mondo non ha, quella della beatitudine eterna, quella del Paradiso.

Confortaci dal Cielo, o Madre pietosa, e per le tue vie dell’umiltà, della purezza e della speranza guidaci un giorno all’incontro beato con te e con il tuo divin Figlio, il nostro Salvatore Gesù. Amen.
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📌 DAI SERMONI DI SANT’ANTONIO DI PADOVA

«E poiché l’umiltà e la povertà della Beata Vergine Maria furono ornate con l’illibatezza, si aggiunge: vaso d’oro massiccio.

La Beata Vergine fu massiccia per la verginità, per la sua purezza e quindi poté contenere la Sapienza. Invece il cuore dello stolto, come dice Salomone, è come un vaso inclinato che non può contenere la Sapienza.

Questo vaso è stato oggi adornato di ogni specie di pietre preziose, cioè con ogni privilegio di doni celesti. Ricevette le ricompense di tutti i Santi, colei che generò il Creatore e il Redentore di tutti.

Su questo vaso, ornato di ogni pietra preziosa, concorda ciò che leggiamo nel libro di Ester, dove si racconta che, dovendo costei entrare alla presenza del re, non cercò ornamenti muliebri. L’eunuco Egai, custode delle vergini, le fece indossare l’abbigliamento che egli stesso scelse.

Ella era molto avvenente e di incredibile bellezza, e appariva amabile e graziosa agli occhi di tutti. Fu dunque introdotta nella stanza del re Assuero, e il re l’amò più di tutte le altre donne e pose sul suo capo il diadema del regno».
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📌 PAROLA DI DIO
Il Salmo 24 recita:

«Chi salirà il monte del Signore? Chi starà nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro».
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📌 MEDITAZIONE E PREGHIERA

Maria Santissima ebbe mani innocenti, cuore puro e corpo virginale. Imitiamola, ciascuno in base al proprio stato di vita.

Anche chi è chiamato alla vita matrimoniale può e deve conservare la purezza del cuore e vivere la castità propria del Sacramento del Matrimonio accettando, come promise nel giorno del suo matrimonio, “tutti i figli che Dio gli vorrà dare” senza frustrare i progetti di Dio usando metodi contraccettivi.

La purezza è dunque un dono che ciascuno di noi deve coltivare o recuperare se lo si è perduto. Non esiste solo la verginità fisica, ma anche una verginità di spirito, sempre possibile recuperare, che è di chi cerca e fa la Volontà di Dio. Pensiamo a santi come Agostino.

Chiediamo a Maria Santissima che ci aiuti in questo compito, a volte difficile, affinché nella purezza del cuore, cioè degli affetti, del pensiero e del corpo, ciascuno in base al proprio stato, possiamo salire il monte del Signore uniformandoci alla Sua Divina Volontà.

🙏🏻 Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen.

MARIA ASSUNTA IN CIELO, PREGA PER NOI.
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera3 days ago
🟢 VENERDÌ della XIX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - 14 AGOSTO 2026

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📌 VANGELO DEL 14
AGOSTO 2026
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 19,3-12

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?».
Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio».
Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

LE PAROLE DEI PAPI

Dio fa dei due sposi una sola esistenza. La Bibbia usa un’espressione forte e dice «un’unica carne», tanto intima è l’unione tra l’uomo e la donna nel matrimonio. Ed è proprio questo il mistero del matrimonio: l’amore di Dio che si rispecchia nella coppia che decide di vivere insieme. Per questo l’uomo lascia la sua casa, la casa dei suoi genitori e va a vivere con sua moglie e si unisce tanto fortemente a lei che i due diventano – dice la Bibbia – una sola carne. (…) È davvero un disegno stupendo quello che è insito nel sacramento del Matrimonio! E si attua nella semplicità e anche nella fragilità della condizione umana. Sappiamo bene quante difficoltà e prove conosce la vita di due sposi… L’importante è mantenere vivo il legame con Dio, che è alla base del legame coniugale. (…) È vero che nella vita matrimoniale ci sono tante difficoltà, tante. (…) E tante volte il marito e la moglie diventano un po’ nervosi e litigano fra loro. (…) Ma non dobbiamo diventare tristi per questo, la condizione umana è così. E il segreto è che l’amore è più forte del momento nel quale si litiga e per questo io consiglio agli sposi sempre: non finire la giornata nella quale avete litigato senza fare la pace. Sempre! (Francesco - Udienza generale, 2 aprile 2014)
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📌 TORNARE CON CRISTO AL "PRINCIPIO" PER VIVERE OGNI RELAZIONE COME UN NUOVO INIZIO

Creando l'uomo libero, Dio sapeva che questi avrebbe potuto "indurire il cuore" nella menzogna del demonio e separarsi da Lui e separare quello che Egli aveva unito; Adamo ed Eva, ingannati, caddero preda della "Sklerokardia", la durezza del cuore; si tratta di un termine rarissimo nel Nuovo Testamento, è usato solo qui (e nel parallelo di Mc) e nel finale di Marco, quando Gesù risorto, apparendo ai discepoli, li rimprovera per la loro incredulità e durezza di cuore: "dal principio" dunque, sino al mattino della resurrezione, e ancora più in là sino all'alba dell'Ascensione, da Adamo ed Eva sino ai discepoli di Gesù, la stessa malattia del cuore, la stessa incredulità. Quei farisei increduli vogliono ingannare Gesù per indurlo a dar loro ragione; per questo obiettano che "Mosè ha "ordinato" di dare l'atto di ripudio". Qualcosa che è "permesso" non è un obbligo o un comando da eseguire. Per riguardo alla "debolezza" si "permette" qualcosa di speciale. Ma Gesù li riporta alla verità; in effetti, Mosè non ha dato alcun ordine riguardo al ripudio: "Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli". Sino a quel giorno, quasi obbligato dalla durezza del cuore, era stato permesso qualcosa che non lo era "da principio". Ma ora, di fronte ai farisei, come di fronte a ciascuno di noi, vi è Colui che era "da principio"; vi era Cristo, il principio di ogni cosa, l'autore stesso del matrimonio. Per questo, con autorità, dichiara che, in Lui, quello che era stato permesso per la debolezza, non è più necessario e perde quindi validità: le cose vecchie sono passate, chi è in Cristo è una creazione nuova. Chi non lo accoglie e permane nella durezza del proprio cuore, "ripudiando la propria moglie e sposandosi con un'altra donna commette adulterio". Un peccato tra i più gravi, che rompe la comunione della Chiesa sin nelle sue radici. Al cuore indurito dei progenitori non era bastato l'Eden, e l'amore infinito di Dio. Loro volevano di più, bramavano il potere assoluto, la libertà senza condizioni, una carne sola certo, ma per stabilire insieme che cosa fosse bene e male. E si sono scoperti condannati alla ricerca di un piacere e una gioia introvabili, irrimediabilmente separati in una solitudine che sa di morte. Come non basta a noi nulla di quello che abbiamo ascoltato e visto. Era ed è necessario qualcosa di più, che l'amore sino alla fine di Gesù giunga alla pietra in cui è ridotto il nostro cuore e abbia ragione della sua durezza. Era ed è necessario che la croce divenga il letto d'amore dove Gesù ci unisca a Lui in una sola carne. La Croce, infatti, è l'unica garanzia di indissolubilità del matrimonio, l'argine invalicabile alla durezza delle onde dell'egoismo e della concupiscenza. Sulla Croce Gesù ha compiuto quello che oggi ci annuncia: in essa, il "principio" si compie in un presente che si dilata nell'eternità; il "non fu così" del "principio" diviene l' "essere così" del presente. Il "principio" del disegno di Dio ci è consegnato oggi nella Croce del Signore, sulla quale siamo attirati attraverso i sacramenti e l'ascolto della Parola di Dio, guidati dalla cura amorevole della Chiesa. Perché la Croce è la porta al Cielo, e nella Chiesa possiamo entrare ogni giorno nel Mistero Pasquale che ci fa passare dal peccato e dalla morte che ci fa incapaci di amare alle primizie del Regno dei Cieli, nelle quali sperimentare la libertà e la gioia di donarsi delle creature create "al principio". La sua croce nella nostra, il luogo dove ci dà ogni giorno appuntamento per essere "congiunti" con Lui e tra noi in una sola carne. Il verbo greco synezeuxen che indica "congiunto" infatti, è formato dalla preposizioneB-prefisso syn ("con") e dalla radice zeugB-, che descrive anche due animali uniti dal "giogo" (zeugos). Il giogo che unisce gli sposi è dunque il giogo di Cristo, mite e umile di cuore. Esso è leggero e dolce perché è l'unico adeguato a ciascuno dei due. Non può esservi giogo diseguale, pena inciampare, cadere, rompere l'unità. Senza il giogo di Cristo, lontano dalle sue braccia distese ad unire gli sposi, la "condizione dell'uomo rispetto alla donna" è così difficile e dura che "non conviene sposarsi". Senza l'amore infinito di Cristo che ogni giorno perdona, e fa perdonare, ama e dona di amare, si resta nella condizione di morte frutto del peccato, dove dolore e concupiscenza regnano e dominano le relazioni. Non è facile "capire" il mistero immenso del matrimonio. Gesù non risponde ai discepoli quasi per dar loro ragione e dire che è meglio farsi eunuchi per il Regno dei Cieli, e così scampare le difficoltà del matrimonio. Preti e suore che la pensino così sarebbero le zitelle acide e al peperoncino di cui parla Papa Francesco. E' vero il contrario. Proprio grazie a quanti rispondono alla chiamata di Dio e rinunciano al matrimonio per essere più liberi e donarsi a tutti come pastori della Chiesa, si può "capire" quanto sia importante il dono che è "dal principio" nella volontà di Dio.
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📌 RIFLESSIONE
《 All' inizio non fu così ... 》.

Leggendo questo brano evangelico si ha nettamente l' impressione della vacuità dei ragionamenti degli interlocutori di Gesù, sempre così polemici. Un tormentone che durerà per tutti i tre anni di Predicazione del Maestro. Non Lo lasciano in pace. Parlano, parlano, e parlano ... Ma Gesù, con la sua infinita Mitezza e Sapienza, non li rifiuta.

Questa volta il discorso verte sul divorzio. L' argomento è serio, ma gli interlocutori puntualmente rifiutano le risposte di Gesù. Sono "duri di cuore".

Cos'è la durezza di cuore. La durezza di cuore sostanzialmente è "amare i propri peccati". Questo atteggiamento non dipende dalla mente, ma dal "cuore". Ognuno difende a tutti i costi ciò che ama,《 perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore 》 (Mt 6, 21). Per i farisei la verità non è quella percepita con la mente, ma quella suggerita dai loro istinti. Essi vogliono assolutamente "regolarizzare" i loro vizi, rendere morali e legali le loro passioni.

... È sempre stato così, per tutti, tranne per coloro che si santificano.

Nel caso particolare – la questione del divorzio – è Gesù stesso che parla della durezza dei loro cuori, e non solo dei loro, ma di tutti gli Israeliti, da Mosè fino ad oggi:《 Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; ma all' inizio non fu così 》.

La "prudenza" di Mosè. Mosè, nonostante abbia ricevuto, per Rivelazione, i Dieci Comandamenti, ha usato, nell' applicare la Legge di Dio, criteri prudenziali, adattandosi alla rozzezza e impreparazione morale degli Israeliti che, ricordiamo, erano appena usciti dalla schiavitù d' Egitto, dopo centinaia di anni, nei quali si era perduto lo slancio religioso e la fede dei Patriarchi.

Mosè dovette dire loro che il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, non li aveva abbandonati, e così risollevarli dalla sfiducia in Dio nella quale erano piombati. Quando la fede si abbassa, o si distrugge, anche la vita morale segue lo stesso percorso.

Non erano in grado di capire. Mosè si ritrova a guidare questa gente non più schiava fisicamente, ma schiava dell' ignoranza e del peccato. Essi, fa capire Gesù, non erano in grado di comprendere e vivere il matrimonio unico e indivisibile – in quel tempo il divorzio era praticato in tutte le nazioni, e per giunta era praticata anche la poligamia –, e allora Mosè "concede" il divorzio. Ma lo concede – sottolinea Gesù – 《 per la durezza del vostro cuore 》.

《 All' inizio non fu così ! 》. I discepoli di Gesù invece torneranno a vivere il matrimonio così come l' ha pensato e creato Dio, come era vissuto dai nostri progenitori nell' Eden. È Gesù stesso che si richiama a questa Volontà originaria di Dio – e mai mutata nel suo Pensiero – dicendo una semplice e profondissima espressione, davanti alla quale non si può replicare, né opporre dei "se", dei "ma", e dei "distinguo":《 All' inizio non fu così ! 》.

E per noi ... la nostra vita spirituale e morale è "come era all' inizio" ? Con la stessa semplicità e innocenza degli albori ? Con lo stesso entusiasmo di quando abbiamo incontrato e conosciuto Gesù ? ... se davvero l' abbiamo conosciuto ...
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera3 days ago
🔴 MEMORIA di SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE, SACERDOTE E MARTIRE - 14 AGOSTO 2026

📌 VITA

Zduńska Wola, Polonia, 8 gennaio 1894 - Auschwitz, Polonia, 14 agosto 1941

🎧 in audio su YouTube
https://youtu.be/hoaHbr7vAPc?is=nuolTEnCMhNYQTrY

Padre Kolbe è l'eroico frate francescano conventuale che nel campo di concentramento di Auschwitz offrì la propria vita per salvare quella di un padre di famiglia, Francesco Gajowniczek, condannato a morire di fame come rappresaglia per la fuga di un detenuto.

Giovanni Paolo II, nell'elevarlo agli onori degli altari, il 10 ottobre 1982, lo ha proclamato «patrono del nostro difficile secolo», un esempio di pace e di fraternità in una società sconvolta dall'odio e dall'egoismo. Credoe religione

Kolbe nacque a Suduńszka Wola, una cittadina del centro industriale di Lodz, l'8 gennaio 1894. I suoi genitori erano operai tessili. Kolbe da ragazzo conobbe il senso liberatorio e insieme opprimente di povertà e lavoro. E quell'esperienza non fu estranea ad alcune scelte che lo portarono ad abbracciare la Regola di san Francesco tra i minori conventuali di Leopoli (1907) e poi a dar vita a una istituzione che aveva proprio, in povertà e lavoro, caratteristiche tipicamente francescane, un sicuro fondamento, e cioè le «Città dell'Immacolata»: „Niepokalanów” in Polonia, e „Mugenzai No Sono” in Giappone.

Nell'ideale francescano Kolbe innestò poi la propria fiducia nella possibilità offerta dai mezzi che la tecnica in quel tempo stava mettendo a disposizione. E a chi gli faceva osservare che su di essi già il diavolo aveva allungato le sue sordide zampacce, egli rispondeva: « Ragione di più per svegliarci e metterci all'opera per riconquistare le posizioni perdute ».

Quando ne ebbe l'opportunità, dimostrò la bontà e la lungimiranza dei propri progetti. E ciò avvenne in Polonia, dove ritornò nel 1919, dopo aver conseguito a Roma la laurea in teologia.

A pochi chilometri da Varsavia diede vita nel 1927 a „Niepokalanów” (Città dell'Immacolata) i cui cittadini, tutti frati, si dedicavano, vivendo in rigorosa povertà, all'apostolato per mezzo della stampa. E furono autori di un consistente boom editoriale che ancor oggi sorprende. Il „Cavaliere dell'Immacolata”, la prima di una catena di riviste, fondato nel 1922 dopo un periodo iniziale di stasi, decollò raggiungendo le cinquantamila copie. In seguito si affermò come settimanale con settecentocinquantamila copie (addirittura un milione nel 1938).

L'Immacolata, cui padre Kolbe ha intitolato gran parte delle sue riviste, era il suo chiodo fisso. In tempi non troppo felici per la chiesa e per il mondo, Kolbe vedeva nella Madonna l'ideale capace di scuotere le coscienze, di ridare fiato al cristianesimo; un ideale, comunque, per il quale combattere le sante battaglie della fede. Per questo, ancor prima di essere ordinato sacerdote, aveva istituito a Roma, il 16 ottobre 1917, la Milizia dell'Immacolata, uno strumento per far conoscere e vivere la devozione alla Madre di Cristo, ancor oggi vivo e prosperoso. Storia

Nel 1930 partì missionario per il Giappone a fondarvi un'altra Città dell'Immacolata, animata dallo stesso spirito e dagli stessi ideali. Tornato definitivamente in Polonia, dopo un paio di altri viaggi «missionari» nello stesso Giappone e in altri paesi dell'oriente, padre Kolbe si dedicò interamente alla sua opera. Credoe religione

La seconda guerra mondiale lo sorprese a capo del più importante complesso editoriale della Polonia.

Il 19 settembre 1939 fu arrestato dalla Gestapo, che lo deportò prima a Lamsdorf (Germania), poi nel campo di concentramento di Amlitz. Rilasciato l'8 dicembre 1939, tornò a Niepokalanów, riprendendo l'attività interrotta. Arrestato di nuovo nel 1941 fu rinchiuso nel carcere di Pawiak a Varsavia, e poi deportato nel campo di concentramento di Auschwitz, dove con uno straordinario atto d'amore chiuse una vita tutta spesa al servizio degli altri.

Nel campo viveva una legge secondo la quale, per la fuga di uno, dieci dello blocco, venivano condannati a morire di fame in un oscuro sotterraneo. Quando all'appello della sera risultò che uno mancava un grande timore invase l'animo di tutti i prigionieri...

Il Comandante scelse con un cenno della mano chi doveva morire e ad un tratto si sentì un grido: «Addio! addio! mia povera sposa, addio miei poveri figli...» era il sergente Francesco Gajowniczek.

Ma ad un tratto un uomo, anzi, un numero esce con passo deciso dalle file e va diritto verso il Comandante del campo. Chi è lei? Cosa vuole? Come osa infrangere la ferrea disciplina ed affrontare il terribile Capo?

«Sono un sacerdote cattolico polacco; sono anziano, voglio prendere il suo posto, perchè egli ha moglie e figli». Credoe religione

Il Comandante, meravigliato, parve non riuscire a trovare la forza per parlare e stranamente accettò quella proposta...

Padre Kolbe insieme agli altri condannati fu avviato verso il blocco 11. Qui le vittime furono denudate e rinchiuse in una piccola cella, in cui dovevano morire di fame e di sete. Ma da questo tetro luogo, invece di pianti e disperazione, questa volta si udirono preghiere e canti. Padre Kolbe li guidava, attraverso il cammino della croce, alla vita eterna.

Rimase nel bunker per due settimane, quando le SS decisero di svuotare la cella della morte. Erano rimasti in vita solo quattro uomini tra cui Padre Massimiliano.

Venne ucciso con un'iniezione di acido fenico, perché la cella, che egli aveva trasformato in cenacolo di preghiera e che condivideva con gli altri condannati, serviva per altre vittime. «Porse lui stesso, con la preghiera sulle labbra, il braccio al carnefice», raccontò un testimone. Credoe religione

Lo trovarono qualche ora dopo, «appoggiato al muro, con la testa inclinata sul fianco sinistro e il volto insolitamente raggiante. Aveva gli occhi aperti e concentrati in un punto. Lo si sarebbe detto in estasi». Era la vigilia dell'Assunta, di una festa della Madre di Dio, che egli aveva sempre amato, chiamandola con il nome di «dolce mamma».

Il suo corpo venne cremato e le ceneri disperse.
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📌 IN ASCOLTO DEI SANTI

Dalle lettere di SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE (Cfr. Scritti di Massimiliano M. Kolbe, traduzione italiana, Vol. I, Firenze 1975, pp. 44-46. 113-114)

Zelo apostolico per la salvezza e la santificazione delle anime

Sono pieno di gioia, fratello carissimo, per l'ardente zelo che ti spinge a promuovere la gloria di Dio. Nei nostri tempi, constatiamo, non senza tristezza, il propagarsi dell'«indifferentismo». Una malattia quasi epidemica che si va diffondendo in varie forme non solo nella generalità dei fedeli, ma anche tra i membri degli istituti religiosi. Dio è degno di gloria infinita. La nostra prima e principale preoccupazione deve essere quella di dargli lode nella misura delle nostre deboli forze, consapevoli di non poterlo glorificare quanto egli merita.
La gloria di Dio risplende soprattutto nella salvezza delle anime che Cristo ha redento con il suo sangue. Ne deriva che l'impegno primario della nostra missione apostolica sarà quello di procurare la salvezza e la santificazione del maggior numero di anime. Ed ecco in poche parole i mezzi più adatti per procurare la gloria di Dio nella santificazione delle anime. Dio, scienza e sapienza infinita, che conosce perfettamente quello che dobbiamo fare per aumentare la sua gloria, manifesta normalmente la sua volontà mediante i suoi rappresentanti sulla terra.
L'obbedienza, ed essa sola, è quella che ci manifesta con certezza la divina volontà. E' vero che il superiore può errare, ma chi obbedisce non sbaglia. L'unica eccezione si verifica quando il superiore comanda qualcosa che chiaramente, anche in cose minime, va contro la legge divina. In questo caso egli non è più interprete della volontà di Dio.
Dio è tutto: solo lui è infinito, sapientissimo, clementissimo Signore, creatore e Padre, principio e fine, sapienza, potere e amore. Tutto ciò che esiste fuori di Dio ha valore in quanto si riferisce a lui, che è creatore di tutte le cose, redentore degli uomini, fine ultimo di tutte le creazioni. Egli ci manifesta la sua volontà e ci attrae a sè attraverso i suoi rappresentanti sulla terra, volendo servirsi di noi per attrarre a sè altre anime e unirle nella perfetta carità.
Considera, fratello, quanto è grande, per la misericordia di Dio, la dignità della nostra condizione. Attraverso la via dell'obbedienza noi superiamo i limiti della nostra piccolezza, e ci conformiamo alla volontà divina che ci guida per agire rettamente con la sua infinita sapienza e prudenza. Aderendo a questa divina volontà a cui nessuna creatura può resistere, diventiamo più forti di tutti.
Questo è il sentiero della sapienza e della prudenza, l'unica via nella quale possiamo rendere a Dio la massima gloria. Se esistesse una via diversa e più adatta, il Cristo l'avrebbe certamente manifestata con la sua parola e con l'esempio. Il lungo periodo della vita nascosta di Nazareth è compendiato dalla Scrittura con queste parole: «e stava loro sottomesso» (Lc 2, 51). Tutto il resto della sua vita è posto sotto il segno dell'obbedienza, mostrando frequentemente che il Figlio di Dio è disceso sulla terra per compiere la volontà del Padre.
Amiamo dunque, fratelli, con tutte le forze il Padre celeste pieno di amore per noi; e la prova della nostra perfetta carità sia l'obbedienza, da esercitare sopratutto quando ci chiede di sacrificare la nostra volontà. Infatti non conosciamo altro libro più sublime che Gesù Cristo crocifisso, per progredire nell'amore di Dio.
Tutte queste cose le otterremo più facilmente per l'intercessione della Vergine Immacolata che Dio, nella sua bontà, ha fatto dispensatrice della sua misericordia. Nessun dubbio che la volontà di Maria è la stessa volontà di Dio. Consacrandoci a lei, diventiamo nelle sue mani strumenti della divina misericordia, come lei lo è stato nelle mani di Dio.
Lasciamoci dunque guidare da lei, lasciamoci condurre per mano, tranquilli e sicuri sotto la sua guida. Maria penserà a tutto per noi, provvederà a tutto e allontanando ogni angustia e difficoltà verrà prontamente in soccorso delle nostre necessità corporali e spirituali.
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🙏🏻 PREGHIERA

O Dio, che hai dato alla Chiesa e al mondo San Massimiliano Maria Kolbe, sacerdote e martire, ardente di amore per la Vergine Immacolata, interamente dedito alla missione apostolica e al servizio eroico del prossimo, per la sua intercessione concedi anche a noi, a gloria del Tuo Nome, di impegnarci senza riserve al bene dell'umanità per imitare, durante la nostra vita e nell'ora della morte, Cristo Tuo Figlio. Amen.
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera4 days ago
💞 TRIDUO IN PREPARAZIONE ALLA FESTA DELL’ASSUNTA

SECONDO GIORNO – 13 AGOSTO
LA POVERTÀ

🎧 in audio su YouTube
https://youtu.be/gEVCuD5byIE?is=VAHfaVHx_K9MbaQo

Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen.
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🙏🏻 PREGHIERA ALLA VERGINE ASSUNTA

O Maria Immacolata, assunta in cielo, tu che vivi beatissima nella visione di Dio: di Dio Padre, che fece di te alta creatura e sua Figlia prediletta, di Dio Figlio, che volle da te essere generato uomo e averti sua Madre, di Dio Spirito Santo, che in te compì la concezione umana del Salvatore facendoti sua Sposa.

O Maria assunta nella gloria di Cristo, nella perfezione completa e trasfigurata della nostra natura umana.

O Maria, porta del cielo, specchio della luce divina, santuario dell’alleanza tra Dio e gli uomini.

Lascia che le nostre anime volino dietro a te, lascia che salgano dietro il tuo radioso cammino, trasportate da una speranza che il mondo non ha, quella della beatitudine eterna, quella del Paradiso.

Confortaci dal Cielo, o Madre pietosa, e per le tue vie dell’umiltà, della purezza e della speranza guidaci un giorno all’incontro beato con te e con il tuo divin Figlio, il nostro Salvatore Gesù. Amen.
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📌 DAI SERMONI DI SANT’ANTONIO DI PADOVA

«E poiché l’umiltà si custodisce e si conserva con la povertà, si aggiunge: vaso d’oro.

Giustamente la povertà è detta d’oro, perché rende ricchi e splendenti coloro che la praticano. Dove c’è vera povertà vi è ciò che è sufficiente; dove c’è l’abbondanza c’è anche l’indigenza.

Per questo dice il filosofo: “Succede raramente che l’abbondanza non produca qualche danno”.

E San Bernardo scrive: “In cielo c’era grande abbondanza di tutte le cose; soltanto la povertà non si trovava. Essa abbondava invece sulla terra, e l’uomo non conosceva il suo valore. Venne dunque il Figlio di Dio a cercarla, per renderla preziosa con il suo apprezzamento”».
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📌 MEDITAZIONE

Maria Santissima fu povera di beni materiali, ma fu ricca di Dio; fu ricolma di Spirito Santo, piena di amore, così piena da poterlo donare per tutti i secoli all’umanità intera, da quando Gesù le disse:

«Donna, ecco tuo figlio».

Ed in quel figlio era identificato tutto il genere umano, di ogni tempo, anche quello che aveva preceduto la morte redentrice di nostro Signore.
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📌 PAROLA DI DIO

Recita il Salmista:
«Alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore».
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🙏🏻 PREGHIERA CONCLUSIVA

Rimaniamo distaccati dalle ricchezze passeggere. Sull’esempio di Maria, attacchiamo il nostro cuore all’unica vera ricchezza che può renderci sempre pieni, sempre felici, per tutta l’eternità: Gesù.

Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen.

MARIA ASSUNTA IN CIELO, PREGA PER NOI.