🟠 SOLENNITA' della ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA - 15 AGOSTO 2025
📌 LA FESTA
Gesù salendo al cielo aveva lasciato la sua Madre a guida della Chiesa nascente perchè fosse a tutti di conforto. La lasciò fin tanto che la vide necessaria a guidare e raddolcire le pene degli Apostoli e dei discepoli, ma appena vide che la sua missione era compiuta, le fece risuonare all'orecchio le parole: Veni, mater mea: Veni, coronaberis (Vieni, madre mia, vieni: sarai coronata).
Maria che tanto e così ardentemente aveva desiderato di unirsi in Paradiso al suo Divin Figliuolo, ebbe un sussulto: il suo vergine cuore, inondato di nuovo amore e di nuova speranza, con un palpito più forte spezzò il fragile velo del corpo che teneva ancora la sua anima prigioniera su questa terra e spirò di puro amor di Dio. Era a Gerusalemme e fu sepolta nell'orto degli Ulivi.
Secondo la versione greca dell’apocrifo La Dormizione, Maria ricevette dall’angelo, sul Monte degli Ulivi, un ramo di palma e l’annuncio che entro tre giorni avrebbe lasciato il corpo, come lei stessa aveva chiesto a Gesù, evitando l’esperienza della morte.
Al transito della Beata Vergine erano presenti tutti gli Apostoli, eccetto San Tommaso. Ma come la sua mancanza di fede nella resurrezione di Gesù gli aveva permesso di mettere la sua mano nel costato del Salvatore, così ora la sua assenza era stata disposta da Dio perchè gli Apostoli potessero constatare l'Assunzione della Vergine. Difatti, all'arrivo di Tommaso, gli Apostoli gli furono attorno raccontandogli il beato transito della Madonna, e quando egli espresse il desiderio di vederla ancora una volta, sia pure nel sepolcro, tutti gioirono perché dava anche ad essi occasione di rinnovare il loro doloroso, ma pur amoroso addio alla Madre. Si recarono quindi tutti insieme al sepolcro, ma invece del corpo di Maria trovarono rose e gigli dai quali emanavano fragranze ineffabili di Paradiso. Maria, l'arca santa, il tabernacolo del Verbo fatto carne, era stata dagli Angeli assunta in cielo. Questa è l'origine della festa odierna che è una delle più antiche in onore della SS. Vergine. L'Assunzione segna l'ingresso trionfale di Maria in cielo, la sua glorificazione, la sua incoronazione nella corte celeste.
La Tomba di Maria, ai piedi del Monte degli Ulivi a Gerusalemme, è venerata fin dall’antichità come il luogo da cui la Vergine fu assunta in cielo, ed è oggi custodita congiuntamente da greco-ortodossi e armeni.
Maria trionfa oggi in cielo della triplice vittoria del figlio suo: Gesù ha trionfato del peccato, della concupiscenza e della morte: e la SS. Vergine associata al trionfo del Figlio, canta oggi vittoria sul peccato per la sua immacolata concezione; vittoria sulla concupiscenza per la sua verginale maternità; vittoria sulla morte per la sua risurrezione e gloriosa assunzione al cielo.
« Colla sua morte, Maria, dice S. Giovanni Damasceno, dà gloria a Dio accettando la distruzione del suo essere come condizione della natura umana da lui creata; acquista per sè grandi meriti umiliandosi fino all'annientamento; dà a noi l'esempio della sottomissione che dobbiamo avere al Creatore ». Oltre a questo S. Alfonso dice che la SS. Vergine accettò la morte anche per imitare il suo Divin Figliuolo, che si era degnato di morire per amor nostro. Perciò S. Bernardino da Siena, tutto pieno di gioia per tanta festività, commentando il passo: Surge Domina, tu et arca sanctificationis tuae, grida al Signore: « Sì, o Gesù, ascenda al cielo anche la tua SS. Madre santificata dalla tua concezione ».
Cosi, come Gesù è nostro Salvatore, Maria è dispensatrice di grazie; Gesù nostro mediatore, e Maria nostra mediatrice; Gesù redentore, Maria corredentrice; Gesù via, verità, vita, Maria vita, dolcezza e speranza nostra; Gesù e Maria come sono uniti nella loro opera per la nostra salvezza, così in cielo sono uniti nella medesima gloria immortale.
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📌 VANGELO FESTIVO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,39-56
In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
LE PAROLE DEI PAPI
La liturgia di questa festa dell’Assunta ci ha proposto il brano evangelico della Visitazione. San Luca trasmette in questa pagina la memoria di un momento cruciale nella vocazione di Maria. (…) Il Magnificat, che il Vangelo pone sulle labbra della giovane Maria, ora sprigiona la luce di tutti i suoi giorni. Un singolo giorno, quello dell’incontro con la cugina Elisabetta, contiene il segreto di ogni altro giorno, di ogni altra stagione. E le parole non bastano: occorre un canto, che nella Chiesa continua a essere cantato, «di generazione in generazione» (Lc 1,50), al tramonto di ogni giornata. (…) Il canto di Maria, il suo Magnificat, rafforza nella speranza gli umili, gli affamati, i servi operosi di Dio. Sono le donne e gli uomini delle Beatitudini, che ancora nella tribolazione già vedono l’invisibile: i potenti rovesciati dai troni, i ricchi a mani vuote, le promesse di Dio realizzate. Si tratta di esperienze che, in ogni comunità cristiana, dobbiamo tutti poter dire di aver vissuto. Sembrano impossibili, ma la Parola di Dio ancora viene alla luce. Quando nascono i legami con cui opponiamo al male il bene, alla morte la vita, allora vediamo che nulla è impossibile con Dio (cfr Lc 1,37). (Papa Leone XIV, Omelia, 15 agosto 2025)
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📌 MARIA ASSUNTA: IL CIELO APERTO, LA BATTAGLIA VINTA, IL DESTINO DELLA NOSTRA CARNE
Bene, carissimi, oggi, grazie alla Vergine Maria, grazie alle glorie con cui il Signore l’ha coronata, a noi è data la possibilità di contemplare i Cieli aperti. Ed è una grazia enorme, perché una delle più grandi tragedie dell’uomo contemporaneo è proprio questa: ha perduto il Cielo. Il mondo, le culture, le ideologie, gli imperi passano; tutto ciò che appartiene alla terra passa. Eppure l’uomo vive come se tutto dovesse finire qui, come se non esistesse altra patria, come se questa brevissima vita fosse l’unico orizzonte possibile. Lavora per la terra, accumula per la terra, litiga per la terra, soffre per la terra, si affanna per la terra e, alla fine, lascia tutto sulla terra. Dietro questa grande menzogna c’è l’opera del principe di questo mondo, dell’antico serpente, del menzognero fin dal principio, che ha un unico obiettivo: distogliere le anime dal Cielo, rapirle al Paradiso, farci vivere con gli occhi rivolti soltanto verso il basso.
Ed ecco perché la festa dell’Assunta non è affatto una festa sentimentale. Non siamo qui semplicemente per guardare Maria e dire: «Quanto è bella! Quanto è buona!». No. Oggi celebriamo una battaglia e una vittoria. L’Apocalisse ci presenta la Donna vestita di Sole e davanti a Lei il grande drago rosso, l’antico serpente. Il drago trascina con la sua coda un terzo delle stelle del cielo: immagine terribile per simboleggiare la caduta degli angeli ribelli. E se creature angeliche hanno potuto ribellarsi a Dio perdendo tutto, quanto più dobbiamo vigilare noi, creature fragili, che portiamo una natura ferita dal peccato! La nostra vita, per quanto possa sembrarci lunga, è un soffio davanti all’eternità, e dentro questo soffio si combatte una battaglia nella quale ci giochiamo precisamente l’eternità. San Paolo parla della vita cristiana come di una corsa, di un combattimento, di una lotta e, arrivato alla fine, può dire: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede». E poi la corona. Prima la battaglia, poi la corona. Prima la Croce, poi la Gloria. Prima il Calvario, poi la Risurrezione. Ed è esattamente ciò che oggi contempliamo in Maria. Dove Lei è arrivata, noi siamo chiamati ad arrivare. Maria è Madre della Chiesa, membro eminentissimo della Chiesa, icona e modello della Chiesa; perciò ciò che Dio ha già realizzato pienamente in Lei è profezia di ciò che vuole realizzare nei suoi figli.
E allora dobbiamo desiderare il Cielo. Dobbiamo tornare a desiderarlo, perché persino noi cristiani rischiamo di non desiderarlo più. Possiamo andare a Messa, ricevere i sacramenti, dire le preghiere e poi trascorrere sei giorni e ventitré ore alla settimana come se Dio non esistesse, angosciati dalle stesse cose dalle quali Gesù ci mette in guardia quando dice che «di tutte queste cose vanno in cerca i pagani». Occupati, preoccupati, schiacciati dalle cose che finiscono e quasi completamente indifferenti alle realtà che non finiranno mai. Uso spesso un’immagine volutamente forte: il maiale, animale impuro nella legislazione di Israele, spiritualmente è l’immagine dell’uomo che vive continuamente col muso rivolto alla terra. Scava, cerca, rovista, consuma, ma non può alzare lo sguardo al cielo. E l’uomo diventa spiritualmente immondo proprio quando non sa più alzare il capo verso il Cielo. Possiamo esplorare lo spazio, costruire intelligenze artificiali, dominare tecnologie impensabili e contemporaneamente essere diventati incapaci della cosa più elementare: alzare gli occhi e domandarci: «Dove sto andando? Perché sono stato creato? Qual è la mia meta?». E oggi Maria Assunta sembra prenderci il volto tra le sue dolci mani e dirci: Figlio, alza il capo. Non sei fatto per questa terra. Sei fatto per Dio. Sei fatto per l’eternità. Sei fatto per il Cielo.
Ed è bellissimo contemplare questa festa insieme all’Immacolata. A dicembre celebriamo l’inizio della vicenda terrena di Maria; oggi ne celebriamo il compimento. Nell’Immacolata contempliamo Dio che, fin dal primo istante del concepimento di Maria, la preserva per singolare grazia da ogni macchia di peccato originale. Nell’Assunta contempliamo quella stessa creatura giunta al termine del suo pellegrinaggio terreno preservata da corruzione e glorificata in anima e corpo. Immacolata all’inizio. Assunta alla fine. E tra l’Immacolata e l’Assunta c’è tutta la vita di Maria. E tutta quella vita può essere racchiusa in una sola parola: FIAT. Sì. Quel sì non nasce improvvisamente nell’Annunciazione. Tutta Maria appartiene a Dio. E nell’Annunciazione quel sì diventa parola: «Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola». Ma Maria continuerà a dirlo. A Nazaret: sì. Da Elisabetta: sì. A Betlemme: sì. Nella povertà della grotta: sì. Nella fuga in Egitto: sì. Nei trent’anni della vita nascosta: sì. Quando Gesù lascia la casa: sì. Quando viene contraddetto: sì. Quando viene rifiutato: sì. Quando tutti fuggono: sì. Sul Calvario: sì. Davanti al Figlio crocifisso: sì. Nel silenzio del Sabato Santo: sì. Nel Cenacolo: sì. A Pentecoste: sì. Una vita intera diventata sì. E quel sì raggiunge una profondità unica sotto la Croce.
Maria non sostituisce Cristo, unico Redentore; non aggiunge qualcosa di mancante al valore infinito del suo Sacrificio. Ma è associata in modo unico e materno all’opera del Figlio: offre se stessa con Lui, acconsente nell’amore all’immolazione del Figlio generato dalla sua carne, soffre con Lui e sotto di Lui. È in questo senso subordinato e totalmente dipendente da Cristo che la tradizione spirituale ha potuto contemplarla come Corredentrice, cooperatrice singolare all’opera dell’unico Redentore. Il suo è un sì redentore perché totalmente inserito nel sì del Redentore. E allora comprendiamo perché la sua fine sia così intimamente legata al suo inizio. Colei che era stata preservata dal peccato viene preservata dalla corruzione e glorificata nella totalità della sua persona. Colei che aveva dato tutta se stessa a Dio viene presa tutta da Dio. Anima e corpo.
E qui i due Vangeli che la Chiesa ci dona tra la Messa prefestiva e quella del giorno diventano un’unica, meravigliosa catechesi. Nella prefestiva una donna dalla folla grida a Gesù: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Beato vien giudicato quel corpo che divenne tempio e nutrimento al Messia atteso. E Gesù risponde: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!». Gesù non diminuisce sua Madre e la santità del suo immacolato corpo; al contrario, ci rivela perché quel grembo, quel seno, quel corpo è veramente beato. La donna proclama beato il corpo di Maria. Gesù ci rivela la santità dell’anima che abitava quel corpo. E il Vangelo del giorno completa tutto quando Elisabetta esclama: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Ecco i due Vangeli fusi insieme: «Beato il grembo che ti ha portato». «Beata colei che ha creduto». «Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano». È Maria. Prima di concepire Cristo nel grembo, Maria lo concepisce nella fede. Accoglie talmente la Parola che la Parola in Lei diventa carne.
E allora pensiamoci seriamente: la carne gloriosa del Cristo risorto viene dalla carne di Maria. Il Figlio eterno non ha simulato l’umanità: ha ricevuto veramente da Lei un corpo. Quella carne che viene inchiodata alla Croce, quella carne che risorge dal sepolcro, quella carne gloriosa che ascende alla destra del Padre è carne umana ricevuta da Maria. E quella carne materna che diede carne al Verbo, quella carne preparata dalla grazia, santificata da una singolarissima vocazione e totalmente consacrata a Dio, quale destino avrebbe avuto? Qui matura nella fede della Chiesa la contemplazione dell’Assunzione.
Nel 1950 Pio XII definisce solennemente che l’Immacolata Madre di Dio, «terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Ma, carissimi, il Papa nel 1950 non inventa l’Assunzione. Il dogma non è un’idea che un Papa un mattino decide di aggiungere al cristianesimo. La definizione dogmatica riconosce e propone definitivamente una verità appartenente al deposito della fede e maturata nella coscienza credente della Chiesa sotto l’assistenza dello Spirito Santo. La Chiesa aveva pregato l’Assunzione prima di definirla. La liturgia l’aveva cantata. I Padri l’avevano contemplata. I teologi l’avevano approfondita. Il popolo cristiano l’aveva creduta. L’Oriente celebrava antichissimamente la Dormizione della Madre di Dio. E Pio XII usa una formula prudentissima: «terminato il corso della vita terrena». Non definisce se Maria abbia conosciuto la morte prima della glorificazione. Molti Padri e una venerabilissima tradizione sostengono la Dormizione e il passaggio attraverso la morte in conformità al Figlio; altri hanno riflettuto diversamente. Il dogma lascia aperta questa questione. Ciò che definisce è che Maria, al termine della vita terrena, è stata glorificata in anima e corpo.
Ed ecco, proprio mentre questo dogma matura nella Chiesa, avviene qualcosa di suggestivo. Roma, 1947. Tre Fontane. Bruno Cornacchiola. Un uomo che non era certamente un devoto mariano. Convertitosi al protestantesimo era violentemente ostile alla Chiesa cattolica, al papato e ai dogmi mariani. Aveva persino maturato intenzioni violente contro Pio XII. E proprio mentre combatte la fede mariana, nella grotta delle Tre Fontane vive l’esperienza che cambierà radicalmente la sua vita. La Donna che afferma di vedere si presenta come «Vergine della Rivelazione». E secondo quanto Cornacchiola riferirà, Maria gli parla anche del proprio corpo dicendo: «Il mio corpo non marcì, né poteva marcire». Pensate: 1947. Tre anni dopo, 1950, la definizione dogmatica. Bisogna dirlo con estrema precisione: il dogma dell’Assunzione non dipende da Bruno Cornacchiola. La fede della Chiesa non è fondata sulle apparizioni private. La Rivelazione pubblica si è compiuta in Cristo e nessuna apparizione può aggiungere un nuovo articolo al deposito della fede. Ma la coincidenza rimane impressionante. Mentre cardinali, vescovi, teologi e il Successore di Pietro stanno discernendo e mentre la Chiesa universale si prepara alla definizione, alle porte di Roma un uomo che combatteva i dogmi mariani afferma di essere stato convertito proprio dalla Vergine e di aver ricevuto da Lei un riferimento alla glorificazione del suo corpo.
E vedete il bellissimo parallelismo con Lourdes. 1854: Pio IX proclama l’Immacolata Concezione. 1858: Bernadette riferisce le parole della Vergine: «Io sono l’Immacolata Concezione». Lì l’esperienza di Lourdes segue la definizione. Alle Tre Fontane accade il contrario: 1947: Cornacchiola riferisce il messaggio. 1950: viene definita l’Assunzione. Le apparizioni non creano il dogma, ma possono accompagnare la fede della Chiesa e richiamare i fedeli a ciò che Dio ha rivelato.
E c’è un’altra immagine meravigliosa che la liturgia ci offre: l’Arca dell’Alleanza. Nell’Antico Testamento l’Arca è il grande segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Davide danza davanti all’Arca. Israele esulta perché Dio abita in mezzo al suo popolo. Ma quell’Arca era figura. Maria è l’Arca della Nuova Alleanza. L’Arca antica custodiva i segni dell’Alleanza; Maria porta nel proprio grembo Colui che è l’Alleanza fatta carne. Pensate allora alla gioia del Cielo quando Maria viene introdotta nella gloria! Se Davide danzava davanti all’Arca terrena, quale festa deve essere stata quella dell’ingresso nella patria celeste della vera Arca, della Figlia di Sion, della Madre del Re! Lei, la Serva, viene accolta come Regina. Lei, fatta di terra, aveva portato Colui che l’universo intero non può contenere. Lei che aveva dato carne al Verbo viene introdotta, anche nella carne, nella gloria del Verbo. E tutto questo era già misteriosamente annunciato fin dalle prime pagine della Scrittura. Dopo il peccato di Adamo ed Eva risuona il Protovangelo: l’inimicizia tra il serpente e la Donna, tra la sua stirpe e la stirpe della Donna. All’inizio della storia della salvezza appare già la promessa della vittoria. E nell’Apocalisse ritroviamo ancora l’Arca, la Donna e il drago. Genesi e Apocalisse. All’inizio e alla fine. La Donna e il serpente. La Donna e il drago. E in mezzo c’è Cristo. La vittoria appartiene a Dio.
Ed è qui che dobbiamo scegliere da che parte stare. Il mondo con il suo principe dice: «Non servirò». Maria dice: «Eccomi, sono la serva del Signore». Il mondo dice: afferma te stesso. Maria dice: Eccomi. Il mondo dice: fa’ la tua volontà. Maria dice: «Avvenga per me secondo la tua parola». Il mondo dice: emancipati da ogni verità che non venga da te. Maria ascolta la Verità e si consegna ad essa. Il mondo dice: salva te stesso, fuggi dalla Croce, scendi dalla Croce. Maria rimane sotto la Croce. Satana vuole innalzarsi. Maria si abbassa. E allora Dio compie ciò che Maria canta nel Magnificat: «Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili». Maria si definisce serva e Dio la fa Regina. Maria prende l’ultimo posto e Dio la innalza al di sopra degli Angeli . Maria consegna tutto e Dio le dona tutto. Questa è la rivoluzione del Magnificat.
Il mondo promette il paradiso sulla terra. Le ideologie promettono, in un modo o nell’altro, un paradiso senza Dio: eliminare la sofferenza, eliminare l’ingiustizia, eliminare il limite, eliminare la Croce, costruire un mondo nel quale l’uomo basti a se stesso. Maria non promette questo. Pensiamo a Fatima. Ai tre pastorelli Maria non promette una vita comoda: “non vi prometto il paradiso in terra ma in Cielo!”. Francesco e Giacinta conosceranno presto sofferenza, malattia e morte; Lucia vivrà una lunghissima esistenza di nascondimento e offerta. Maria non promette il paradiso in terra. Indica il Paradiso in Cielo. Cristo non è venuto a togliere ogni Croce dalla nostra vita. È venuto a trasformare la Croce nella strada della Risurrezione.
Per questo dobbiamo allenarci al sì. Nessuno improvvisa il grande sì. Il grande sì si prepara attraverso migliaia di piccoli sì. Oggi Dio ti chiede pazienza con tuo marito o tua moglie: sì. Ti chiede di perdonare: sì. Ti chiede di non rispondere alla cattiveria con cattiveria: sì. Ti chiede di rinunciare a un peccato che ami: sì. Ti chiede di essere casto: sì. Ti chiede di essere onesto quando potresti guadagnare imbrogliando: sì. Ti chiede di testimoniare Cristo davanti ai tuoi figli, ai tuoi amici, ai tuoi colleghi quando sai che rideranno di te: sì. Un giorno forse ti chiederà di attraversare una malattia: sì. Un giorno arriverà l’ultimo sì, quando dovremo consegnare anche la vita. E se avremo imparato per tutta la vita il linguaggio di Maria, sapremo dire anche allora: Eccomi. Perché la via del Cielo è precisamente questa: il Fiat alla Volontà di Dio. Gesù stesso lo dice: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Chi fa la Volontà del Padre mio che è nei cieli».
Ed è qui che l’Assunzione ci conduce ad un’altra grande verità che il mondo moderno vuole farci dimenticare: la risurrezione della carne. Noi non diciamo nel Credo semplicemente: «Credo che l’anima sopravviva». Diciamo: «Credo la risurrezione della carne». L’anima è immortale e alla morte si presenta davanti a Dio per il giudizio particolare. Ma l’uomo non è un’anima imprigionata dentro un corpo. L’uomo è una unità di anima e corpo. La morte produce temporaneamente quella separazione dolorosa; alla fine dei tempi, per la potenza di Cristo, il corpo risorgerà e si ricongiungerà all’anima. Gesù parla di una risurrezione universale, per la vita o per la condanna. Perciò questo corpo che io e te portiamo ha un destino eterno.
Guardate le vostre mani. Questo corpo che oggi magari è forte, questo corpo che domani invecchierà, questo corpo che potrà ammalarsi, questo corpo che verrà umiliato dalla debolezza, questo corpo che un giorno sarà deposto nella terra: questo corpo risorgerà. Per gli eletti sarà trasformato e glorificato, conforme al corpo glorioso di Cristo. Quegli occhi che hanno pianto vedranno Dio. Quelle mani che hanno servito risorgeranno. Quel corpo segnato dalla malattia sarà trasfigurato. Le rughe non avranno l’ultima parola. La malattia non avrà l’ultima parola. Il sepolcro non avrà l’ultima parola. La morte non avrà l’ultima parola. E Maria Assunta è già ciò che noi speriamo di diventare.
Per questo la festa di oggi è anche una gigantesca proclamazione della dignità del corpo umano. E qui dobbiamo avere il coraggio di essere cristiani anche quando essere cristiani significa andare controcorrente. Perché mai come oggi il mondo sembra esaltare il corpo e contemporaneamente lo disprezza. Lo espone, lo vende, lo trasforma in merce, lo pornografa, lo usa come strumento di piacere, lo giudica soltanto per bellezza, efficienza e prestazione, lo mutila, lo considera materiale biologico sul quale l’uomo avrebbe un potere assoluto. E quando quel corpo non corrisponde più ai nostri desideri rischia di diventare scarto. La fede cristiana dice invece: Il corpo è dono. Il corpo ha un significato. Il corpo è tempio dello Spirito Santo. Il corpo è destinato alla Gloria. Il corpo è sacro ed è di Dio.
E perciò il cristiano non può accettare l’idea che la carne sia semplicemente materiale neutro da manipolare secondo qualsiasi desiderio. Questo vale anche nel difficile e doloroso dibattito contemporaneo sull’ideologia gender e transgender. Non possiamo rinunciare a denunciare come satanicamente perverso considerare il corpo sessuato ricevuto da Dio come qualcosa da correggere o trasformare secondo una percezione soggettiva, soprattutto quando sono coinvolti bambini e adolescenti e interventi medici capaci di produrre conseguenze profonde o irreversibili. Basti pensare agli ormoni che in Inghilterra e in altri paesi somministrano a bambini e adolescenti per bloccarne la pubertà. La carità non ci permette di chiamare bene ciò che è contrario alla verità della persona umana.
E lo stesso vale quando il corpo della donna viene ridotto a strumento per realizzare il desiderio altrui, di qualche coppia sterile o omosessuale. La donna non è un’incubatrice. Il bambino non è un prodotto. La maternità non è una prestazione da acquistare. La persona non si compra. Il corpo non si affitta. La vita si riceve come dono. E questa battaglia per la dignità del corpo attraversa tutta l’esistenza: dal concepimento, pensando all’Immacolata, fino alla morte naturale, pensando all’Assunta. E tra questi due estremi noi diciamo: No all’aborto. No all’eutanasia. No alla cultura dello scarto. No alla cultura della morte. No alla riduzione del corpo a merce. No alla riduzione della persona alla sua utilità. Il bambino non ancora nato è sacro. L’anziano è sacro. Il disabile è sacro. Il malato terminale è sacro. La persona che non produce più è sacra. La persona che dipende completamente dagli altri è sacra. Perché la dignità non viene dalla produttività. Viene da Dio.
E qui arriviamo al vertice. Che cosa stiamo celebrando sull’altare? L’Eucaristia. Il cristianesimo non è la religione di un’idea. È la religione del: «Il Verbo si fece carne». Dio ha assunto un corpo. Quel Corpo è stato concepito nel grembo di Maria. Quel Corpo è nato a Betlemme. Quel Corpo ha lavorato. Quel Corpo ha avuto fame e sete. Quel Corpo è stato flagellato. Quel Corpo è stato incoronato di spine. Quel Corpo è stato inchiodato alla Croce. Quel Corpo è stato deposto nel sepolcro. Quel Corpo è risorto. E quel Corpo glorioso Cristo ci dona sacramentalmente nell’Eucaristia. E nell’Eucarestia è il Corpo di Cristo che viene adorato e amato e in quel Corpo c’è il nostro corpo! Per questo San Paolo può dire: «Il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo». Il corpo non è spazzatura. Non è una cosa insignificante. Non è una tela sulla quale scrivere qualsiasi cosa vogliamo. Va custodito, rispettato, curato con equilibrio e dignità, va amato perché appartiene a Dio ed è destinato alla risurrezione.
E anche quando muore, la Chiesa continua a trattarlo con rispetto. La cremazione è oggi tollerata quando non venga scelta per motivazioni contrarie alla fede, ma la Chiesa continua a preferire la sepoltura proprio perché manifesta con particolare forza la speranza nella risurrezione. Perché il corpo del nostro fratello morto non è un rifiuto. È stato battezzato. È stato unto. Ha ricevuto l’Eucaristia. Ha pregato. Ha lavorato. Ha amato. Ha sofferto. E attende la risurrezione.
Allora, carissimi, capite perché il demonio vuole farci dimenticare il Cielo? Perché quando dimentichiamo il Cielo perdiamo anche il significato della terra. Se dimentichiamo l’eternità, non sappiamo più comprendere il tempo. Se dimentichiamo l’anima, finiamo per disprezzare anche il corpo. Se dimentichiamo Dio, prima o poi non sappiamo più chi è l’uomo. Maria invece rimette ogni cosa al suo posto. Ci dice chi è Dio. Ci dice chi siamo noi. Ci dice che cos’è il corpo. Ci dice che cos’è la libertà. Ci dice che cos’è la felicità. Ci dice qual è la meta.
E allora guardiamo Maria. Guardiamola come Pietro guardava Cristo camminando sulle acque. Finché Pietro guarda Gesù, cammina sull’impossibile. Quando comincia a guardare il vento e le onde, affonda. Così noi. Finché teniamo gli occhi su Cristo e il cuore nel Cielo, possiamo attraversare anche la tempesta. Quando il mondo riesce a riempire tutto il nostro sguardo, cominciamo ad affondare. Perciò oggi l’Assunta ci dice: Alzate gli occhi. Il drago è potente, ma non è Dio. Satana può tentare, ma non può costringerti a peccare. Il mondo può sedurre, ma non può rubarti Cristo se tu non glielo consegni. La sofferenza può ferirti, ma non può toglierti l’eternità. La malattia può consumare il corpo, ma non può impedirne la risurrezione. La morte può deporci nel sepolcro, ma non può tenerci per sempre. Cristo è risorto. Maria è Assunta. Il Cielo è aperto.
E allora, carissimi, scegliamo oggi da che parte stare. Da una parte il drago, dall’altra la Donna. Da una parte il «Non servirò», dall’altra l’«Eccomi». Da una parte la superbia, dall’altra l’umiltà. Da una parte la volontà dell’io, dall’altra il Fiat a Dio. Da una parte la cultura della morte, dall’altra il Vangelo della vita. Da una parte il mondo che passa, dall’altra il Cielo che non passerà mai. A noi la scelta. Ma ricordiamoci: quelli che il mondo considera perdenti saranno i veri vincitori. Il primo grande «perdente» agli occhi del mondo è stato Gesù Crocifisso: spogliato, umiliato, inchiodato, apparentemente sconfitto. E proprio lì ha vinto. Dietro di Lui Maria: la Serva, la Madre, la Donna, l’Arca, l’Immacolata, Colei che sotto la Croce è stata associata al sacrificio del Figlio, Colei che oggi contempliamo Assunta e Regina. E dietro di Lei siamo chiamati a camminare noi.
Allora coraggio, carissimi. Non abbassiamo più il capo. Non viviamo come uomini senza meta. Non permettiamo al mondo di chiuderci il Cielo. Impariamo ogni giorno il sì. Difendiamo la vita. Custodiamo la dignità del corpo. Combattiamo la buona battaglia. Conserviamo la fede. Viviamo sulla terra con il cuore già in Paradiso. E quando un giorno arriverà anche per noi l’ultima ora, quando dovremo lasciare tutto ciò che abbiamo inseguito quaggiù, possa Maria essere accanto a noi e ricordarci: Figlio, non avere paura. Questa non è la fine. La tua patria è più in alto.
Maria Assunta in Cielo, prendici per mano. Quando guardiamo la terra, alzaci il capo. Quando il drago ci seduce, ricordaci che apparteniamo a Cristo. Quando il mondo ci dice «afferma te stesso», insegnaci a dire «Eccomi». Quando vogliamo imporre la nostra volontà, insegnaci il Fiat. Quando fuggiamo dalla Croce, riportaci accanto a te sul Calvario. Quando il nostro corpo soffre, ricordaci che risorgerà. Quando abbiamo paura della morte, mostraci ancora una volta i cieli aperti. Perché dove tu sei, Madre, siamo chiamati ad arrivare anche noi. E allora potremo finalmente comprendere in tutta la loro pienezza le parole che oggi la Chiesa mette sulle tue labbra: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore. Ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome».
Sì, Maria. Grandi cose ha fatto in te l’Onnipotente. E guardando te comprendiamo finalmente ciò che Dio vuole fare di noi: santi, immacolati al suo cospetto nella carità, risorti, glorificati, eternamente suoi.
Sia lodato Gesù Cristo.
Don Salvatore Albano
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📌 IN ASCOLTO DEI MISTICI E VEGENTI
🌹《 Il mio corpo non poteva marcire e non marcí. Mio Figlio e gli Angeli Mi vennero a prendere al momento del mio trapasso 》.
(La Vergine della Rivelazione a Bruno Cornacchiola, Roma, 12 aprile 1947)
🌹 《 Il mio caro Figlio non poteva più stare senza della sua Mamma 》.
《 Il mio caro Figlio non faceva altro che andare e venire dal Cielo; non poteva più stare senza della sua Mamma; e dando Io l' ultimo anelito di puro Amore nell' interminabilità del Volere Divino, mio Figlio Mi ricevette fra le sue braccia e Mi condusse al Cielo, in mezzo alle schiere angeliche, che inneggiavano alla loro Regina.
Posso dire che il Cielo si svuotò per venirmi incontro; tutti Mi festeggiavano e, nel mirarmi restavano rapiti ed in coro dicevano: “Chi è Costei, che viene dall' esilio, tutta appoggiata al suo Signore ? Tutta Bella, tutta Santa, con lo scettro di Regina ? Ed è tanta la sua grandezza, che i cieli si sono abbassati per riceverla. Nessun' altra creatura è entrata in queste Regioni Celesti così ornata e speciosa, così potente che tiene la supremazia su tutto”.
Ora, figlia mia, vuoi tu sapere chi è Costei che tutto il Cielo inneggia e restano rapiti ? Sono Io, Colei che non fece mai la sua volontà, ed il Voler Divino Mi abbondò tanto, che distese cieli più belli, soli più fulgidi, mari di Bellezza, d' Amore, di Santità, con cui potevo dare luce a tutti, Amore, Santità a tutti e racchiudere dentro il mio Cielo tutto e tutti;
era l' operato della Divina Volontà operante in Me, che aveva operato prodigio sì grande; ero l' unica creatura che entrava in Cielo che aveva fatto la Divina Volontà sulla terra come si fa in Cielo, e che aveva formato il suo Regno nell 'anima mia. Ora, tutta la Corte Celeste, nel guardarmi, restavano meravigliati, perché guardandomi Mi trovavano cielo e, ritornando a guardarmi, Mi trovavano sole e, non potendo distaccare il loro sguardo, guardandomi più in fondo Mi vedevano mare,
e trovavano anche in Me la terra tersissima della mia umanità con le più belle fioriture e rapiti esclamavano: “Come è bella ! Tutto ha accentrato in sé; nulla le manca ! Di tutte le Opere del suo Creatore, è la sola Opera compiuta di tutta la Creazione !” 》.
Ora, figlia benedetta, tu devi sapere che fu la prima Festa che si fece in Cielo alla Divina Volontà, che tanti prodigi aveva operato nella sua creatura. Sicché nella mia entrata in Cielo fu festeggiato da tutta la Corte Celeste ciò che il Fiat Divino può operare di bello, di grande, nella creatura. D'allora in poi non si sono ripetute più queste Feste e perciò la Mamma tua ama tanto che la Divina Volontà regni in modo assoluto nelle anime, per darle campo di farle ripetere i suoi grandi prodigi e le sue feste meravigliose 》.
(Luisa Piccarreta, "La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà", 31⁰ Giorno)
🌹 San Giovanni Apostolo "vede" l' Assunzione di Maria.
"Quanti giorni sono passati ? È difficile stabilirlo con sicurezza. Se si giudica dai fiori che fanno corona intorno al corpo esanime, si dovrebbe dire che sono passate poche ore. Ma se si giudica dalle fronde d’ ulivo su cui posano i fiori freschi, fronde dalle foglie già appassite, e dagli altri fiori vizzi, posati come tante reliquie sul coperchio del cofano, si deve concludere che sono passati dei giorni ormai.
Ma il corpo di Maria è quale era appena spirata. Nessun segno di morte è sul suo volto, sulle piccole mani. Nessun odore sgradevole è nella stanza. Anzi aleggia in essa un profumo indefinibile che sa d’ incenso, di gigli, di rose, di mughetti e di erbe montane, insieme mescolati.
Giovanni, che chissà mai da quanti giorni veglia, si è addormentato, vinto dalla stanchezza, stando seduto sullo sgabello, con le spalle appoggiate al muro, presso la porta aperta che dà sulla terrazza. La luce della lanterna, posata al suolo, lo illumina da sotto in su e permette di vedere il suo volto stanco, pallidissimo, meno che intorno agli occhi arrossati dal piangere.
L’ alba deve essere ormai incominciata, perché il suo debole chiarore rende visibili all’ occhio la terrazza e gli ulivi che circondano la casa, chiarore che si fa sempre più forte e che, penetrando dalla porta, fa più distinti anche gli oggetti della camera, quelli che, per essere lontani dalla lucernetta, prima si intravvedevano appena.
Ad un tratto una gran luce empie la stanza, una luce argentea, sfumata d’ azzurro, quasi fosforica, e sempre più cresce, annullando quella dell’ alba e quella della lucerna. Una luce uguale a quella che inondò la Grotta di Betlemme al momento della Natività divina. Poi, in questa luce paradisiaca, si palesano delle creature angeliche, luce ancor più splendida nella luce già tanto potente apparsa per prima. Come già avvenne quando gli Angeli apparvero ai pastori, una danza di scintille d’ogni colore si sprigiona dalle loro ali dolcemente mosse, dalle quali viene come un mormorio armonico, arpeggiato, dolcissimo.
Le creature angeliche si dispongono a corona intorno al lettuccio, si curvano su di esso, sollevano il corpo immobile e, con un più forte agitar d’ ali, che aumenta il suono già esistente prima, per un varco apertosi prodigiosamente nel tetto, come prodigiosamente s’aprì il Sepolcro di Gesù, se ne vanno, portando seco loro il corpo della loro Regina, santissimo, è vero, ma non ancora glorificato e perciò ancora soggetto alle leggi della materia, soggezione a cui non era più soggetto il Cristo perché già glorificato quando risorse da morte. Il suono dato dalle ali angeliche aumenta, ed è ora potente come un suono d’organo.
Giovanni, che s’era già, pur rimanendo addormentato, smosso due o tre volte sul suo sgabello, come fosse disturbato dalla gran luce e dal suono delle ali angeliche, si desta totalmente per quel suono potente e per una forte corrente d’ aria che, scendendo dal tetto scoperchiato ed uscendo dalla porta aperta, forma come un gorgo che agita le coperture del letto ormai vuoto e le vesti di Giovanni, spegnendo la lucerna e chiudendo con un forte picchio la porta aperta.
L’ apostolo si guarda intorno, ancor mezzo assonnato, per rendersi conto di ciò che avviene. Si accorge che il letto è vuoto e che il tetto è scoperto. Intuisce che un prodigio è avvenuto. Corre fuori sulla terrazza e, come per un istinto spirituale o per un richiamo celeste, alza il capo, facendosi solecchio con la mano per guardare senza avere l’ ostacolo del nascente sole negli occhi.
E vede. Vede il corpo di Maria, ancor privo di vita ed in tutto uguale a quello di persona dormente, che sale sempre più in alto, sostenuto dallo stuolo angelico. Come per un ultimo saluto, un lembo del manto e del velo si agitano, forse per azione del vento suscitato dalla rapida Assunzione e dal moto delle ali angeliche, e dei fiori, quelli che Giovanni aveva disposti e rinnovati intorno al corpo di Maria, e certo rimasti tra le pieghe delle vesti, piovono sulla terrazza e sulla terra del Getsemani, mentre l’ osanna potente dello stuolo angelico si fa sempre più lontano e quindi più lieve.
Giovanni continua a fissare quel corpo che sale verso il Cielo e, certo per un prodigio concessogli da Dio, per consolarlo e per premiarlo del suo amore alla Madre adottiva, egli vede, distintamente, che Maria, avvolta ora dai raggi del sole che è sorto, esce dall’ estasi che le ha separata l’ anima dal corpo, torna viva, sorge in piedi, perché ora Lei pure fruisce dei doni propri ai corpi già glorificati.
Giovanni guarda, guarda. Il miracolo che Dio gli concede gli dà potere, contro ogni legge naturale, di vedere Maria quale è ora mentre sale ratta verso il Cielo, circondata, ma non più aiutata a salire, dagli Angeli osannanti. E Giovanni è rapito da quella visione di bellezza che nessuna penna d’ uomo, né parola umana, né opera di artista potrà mai descrivere o riprodurre, perché è di una bellezza indescrivibile.
Giovanni, stando sempre appoggiato al muretto della terrazza, continua a fissare quella splendida e splendente forma di Dio — perché realmente può dirsi così Maria, formata in modo unico da Dio, che la volle Immacolata, perché fosse forma al Verbo incarnato — che sale sempre più in alto. E un ultimo, supremo prodigio concede Iddio-Amore a questo suo perfetto amatore: quello di vedere l’ incontro della Madre SS. col suo SS. Figlio che, Lui pure splendido e splendente, bello di una Bellezza indescrivibile, scende ratto dal Cielo, raggiunge la Madre, se la stringe sul Cuore, e insieme, più fulgenti di due astri maggiori, con Lei ritorna da dove è venuto".
(Maria Valtorta, "L' Evangelo come mi è stato rivelato", volume 10⁰, capitolo 650)
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📌 IN ASCOLTO DEI PADRI
🌹 Dalla costituzione apostolica «Munificentissimus Deus» di PIO XII, papa. (1 AAS 42 (1950),760-762.767-769)
Santità, splendore e gloria il corpo della Vergine!
I santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi, rivolti al popolo in occasione della festa odierna, parlavano dell’Assunzione della Madre di Dio come di una dottrina già viva nella coscienza dei fedeli e da essi già professata; ne spiegavano ampiamente il significato, ne precisavano e ne approfondivano il contenuto, ne mostravano le grandi ragioni teologiche. Essi mettevano particolarmente in evidenza che oggetto della festa non era unicamente il fatto che le spoglie mortali della beata Vergine Maria fossero state preservate dalla corruzione, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste glorificazione, perché la Madre ricopiasse il modello, imitasse cioè il suo Figlio unico, Cristo Gesù.
San Giovanni Damasceno, che si distingue fra tutti come teste esimio di questa tradizione, considerando l’Assunzione corporea della grande Madre di Dio nella luce degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: «Colei che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, doveva anche conservare senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Colei che aveva portato nel suo seno il Creatore fatto bambino, doveva abitare nei tabernacoli divini. Colei che fu data in sposa al Padre, non poteva che trovar dimora nelle sedi celesti. Doveva contemplare il suo Figlio nella gloria alla destra del Padre, lei che lo aveva visto sulla croce; lei che, preservata dal dolore quando lo diede alla luce, fu trapassata dalla spada del dolore quando lo vide morire. Era giusto che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio, e che fosse onorata da tutte le creature come Madre e ancella di Dio».
San Germano di Costantinopoli pensava che l’incorruzione e l’assunzione al cielo del corpo della Vergine Madre di Dio, non solo convenivano alla sua divina maternità, ma anche alla speciale santità del suo corpo verginale: Tu, come fu scritto, sei «tutta splendore» (Sal 44,14); e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto tempio di Dio. Per questo non poteva conoscere il disfacimento del sepolcro, ma, pur conservando le sue fattezze naturali, doveva trasfigurarsi in luce di incorruttibilità, entrare in una esistenza nuova e gloriosa, godere della piena liberazione e della vita perfetta».
Un altro scrittore antico afferma: «Cristo, nostro Salvatore e Dio, donatore della vita e dell’immortalità, fu lui a restituire la vita alla madre. Fu lui a rendere colei che l’aveva generato, uguale a se stesso nell’incorruttibilità del corpo, e per sempre. Fu lui a risuscitarla dalla morte e ad accoglierla accanto a sé, attraverso una via che a lui solo è nota».
Tutte queste considerazioni e motivazioni dei santi padri, come pure quelle dei teologi sul medesimo tema, hanno come ultimo fondamento la Sacra Scrittura. Effettivamente la Bibbia ci presenta la santa Madre di Dio strettamente unita al suo Figlio divino e sempre a lui solidale, e compartecipe della sua condizione.
Per quanto riguarda la Tradizione, poi, non va dimenticato che fin dal secondo secolo la Vergine Maria viene presentata dai santi padri come la novella Eva, intimamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta. Madre e Figlio appaiono sempre associati nella lotta contro il nemico infernale; lotta che, come era stato preannunziato nel protovangelo (Gen 3,15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, su quei nemici, cioè, che l’Apostolo delle genti presenta sempre congiunti (cfr. Rm capp. 5 e 6; 1Cor 15,21-26; 54-57). Come dunque la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e segno finale di questa vittoria, così, anche per Maria la comune lotta si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale, secondo le affermazioni dell’Apostolo: «Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito di incorruttibilità e questo corpo mortale di immortalità, si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata ingoiata per la vittoria» (1Cor 15,54; cfr. Os 13,14).
In tal modo l’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità «con uno stesso decreto» di predestinazione, immacolata nella sua concezione, vergine illibata nella sua divina maternità, generosa compagna del divino Redentore, vittorioso sul peccato e sulla morte, alla fine ottenne di coronare le sue grandezze, superando la corruzione del sepolcro. Vinse la morte, come già il suo Figlio, e fu innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo; dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli.
🌹 Dalle «Omelie» di SAN GERMANO DI COSTANTINOPOLI, vescovo. (2 Om. 1)
Maria non si è allontanata dal mondo
Lo ripeterò una prima, una seconda e una terza volta con tutta l’esultanza della mia anima riconoscente: veramente, o Maria, benché tu sia emigrata da questa terra, non ti sei però allontanata dal popolo cristiano. Non ti sei allontanata da questo mondo che sta invecchiando, tu che sei al pari di Cristo vita incorrotta; anzi a coloro che t’invocano ti avvicini ancora di più e ti fai trovare da quelli che ti cercano con fede. Queste cose dimostrano chiaramente che lo spirito di vita continua a spirare, e che il tuo corpo è libero dalla caducità e dalla corruzione. Come la dissoluzione del corpo avrebbe potuto ridurre in polvere e cenere te, che per mezzo della carne data a tuo Figlio, avevi liberato dalla corruzione della morte il genere umano? Tu sei emigrata da noi uomini perché il mirabile mistero dell’incarnazione, impenetrabile ai nostri sensi, risultasse ben confermato su solida verità. Tu sei emigrata perché quel Dio che è nato da te e che per divina disposizione, sollecitato dall’incalzare dei tempi, veniva donato per la salvezza del mondo, per la tua dipartita dal mondo e dalle cose temporali fosse riconosciuto tuo vero figlio in senso perfetto, in quanto venuto al mondo da una vera madre, soggetta alle leggi della nostra natura umana.
Il tuo corpo, seguendo la sorte delle altre donne, non poté evitare il comune incontro con la morte: allo stesso modo anche il tuo Figlio re dell’universo, per la salvezza del genere umano destinato alla morte, volle egli stesso nella sua carne sperimentare la morte (cfr. Eb 2,9).
In verità egli ha operato cose meravigliose, sia nel suo sepolcro, fonte di vita, sia nel tuo sepolcro di dormizione che riceveva la vita. Cosicché questi due sepolcri accolsero realmente i corpi di ambedue, ma non causarono la loro corruzione. Non poteva infatti avvenire che tu, vaso sacro capace di Dio, ti dissolvessi nella polvere della morte che corrompe. Colui che si era esinanito in te era Dio fin dal principio: «Egli era in principio presso Dio e in lui era la vita» (Gv 1,2.4); era dunque conveniente che la Madre della Vita fosse ugualmente compagna della Vita e, ricevuta la morte come un sonno, quale Madre della Vita, la sua partenza da questa terra fosse pari a un risveglio.
🌹 Dall’«Omelia sulla dormizione della Madre di Dio» di NICOLA CABASILAS (3 Nn. 12-13)
Bisognava che la Vergine fosse compagna del Figlio in tutto quello che riguardava la nostra salvezza
Bisognava che la Vergine fosse compagna del Figlio in tutto quello che riguardava la nostra salvezza. E come avendogli dato il sangue e la carne, in cambio fu resa partecipe dei suoi benefici, allo stesso modo condivise anche la sua angoscia e tutti i suoi dolori. Egli fu confitto alla croce ed ebbe il cuore trafitto dalla lancia; a lei, come predisse il profeta Simeone, una spada trapassò il cuore.
Così, per prima divenne conforme, in una morte simile a quella del Salvatore; perciò prima di tutti fu partecipe anche della risurrezione. Infatti, dopo aver goduto della visione e del saluto del Figlio risorto che aveva annientato la tirannide dell’inferno, lo accompagnò quanto le fu possibile finché salì al cielo. E dopo l’ascensione del Salvatore fu deputata a tenere il posto di lui in mezzo agli apostoli e agli altri discepoli, aggiungendo così ai tanti benefici concessi agli uomini, quello di completare quel che mancava del Cristo (cfr. Col 1,24), molto meglio di chiunque altro.
A chi infatti conveniva tutto questo più che alla Madre? Ma bisognava che quel l’anima, santissima si staccasse da quel corpo altrettanto sacro. Lo lascia infatti, e si unisce all’anima del Figlio, luce creata alla Luce increata. Il corpo poi, rimasto per poco sulla terra, salì anch’esso al cielo. Bisognava infatti che esso percorresse tutte le vie per le quali era passato il Salvatore, che risplendesse ai vivi e ai morti, che in tutto santificasse la natura per poi ricevere il posto di cui era degno. Perciò fu sì ricevuto dal sepolcro, ma poi fu il cielo ad accogliere quella nuova terra, quel corpo spirituale, quel tesoro della nostra vita, più glorioso degli angeli, più santo degli arcangeli. E al Re fu restituito il suo trono, all’albero della vita il paradiso, alla luce il mondo, al frutto l’albero, al Figlio la Madre. Infatti per averlo generato le si addiceva tutto questo.
Qual discorso, o Beata, potrà mai celebrare la tua santità e annunciare i benefici che hai ricevuto dal Salvatore e quelli che tu stessa hai dato a tutto il genere umano? Neppure se uno «parlasse le lingue degli uomini e degli angeli» (1Cor 13,1) come dice Paolo. Mi sembra che anche questo faccia parte della felicità eterna riservata ai giusti: conoscere e saper narrare bene e degnamente i tuoi privilegi, «cose che occhio non vide né orecchio udì» (1Cor 2,9); cose che, secondo il grande Giovanni, il mondo non può neppure comprendere.
Le tue meraviglie risplendono solo in quel teatro che è il nuovo cielo e la nuova terra, dove sfolgora il Sole di giustizia, il quale né precede né segue le tenebre. Di queste sue meraviglie è araldo il Salvatore, mentre gli angeli applaudono.
🌹 Dalle «Omelie» di SANT’ANDREA DI CRETA, vescovo (4 Om. 1 nella Dormizione di S. Maria)
Maria adempì la disposizione fissata dalla Provvidenza per tutto il genere umano
Il Signore della vita e della morte, lui che è la vita di tutti e la risurrezione di coloro che dormono (cfr. Gv 11,25), «la luce dei mondo» (Gv 8,12), che «ridusse all’impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere» (Eb 2,14), piegato dalla sua bontà verso il genere umano in un gesto d’amore singolarmente intenso, non credette di dover andare esente da tale legge dei morire. Ma, resosi in tutto simile a noi (cfr. Eb 2,17), per dimostrare che anche per lui era necessaria questa discesa nella terra, e volendo che il rigore di tale legge fosse valido anche per lui come lo era per noi, camminando in mezzo all’ombra di morte, come sta scritto (cfr. Sal 22,4: LXX), dimorò per tre giorni nelle parti più profonde della terra (cfr. Ef 4,9), dove le anime di coloro che erano morti prima di lui se ne stavano strette entro catene da cui nessuno poteva scioglierle. E anche a loro annunziò la salvezza, come scrive il beato Pietro: «E andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione» (1Pt 3,19).
Ritengo ora molto logico e utile approfondire e proporre a coloro che amano e contemplano le divine bellezze, ciò che si riferisce alla misteriosa e gloriosa dormizione di questa sacra sempre Vergine. Di fatto, a dire il vero, la morte naturale ha raggiunto anche lei, non già per chiuderla in un carcere, come avviene per noi, o per soggiogarsela – non sia mai! – se non nei limiti del necessario; in modo che quel sonno fosse come un impeto d’estasi, in forza del quale, trasformato in una certa condizione deiforme, l’uomo viene trasportato dai beni terreni a quelli che formano l’oggetto della speranza. Tale fu, per esempio, quel primo sonno che dormì il primo uomo quando gli fu tolta una costola per completare la specie umana e fu richiusa la carne al suo posto (cfr. Gen 2,21).
Penso che anche Maria abbia sperimentato la morte assopendosi in questo modo, ma non ne rimase prigioniera se non quel tanto che le consentisse di sottostare alle leggi della natura, in ossequio alla disposizione della Provvidenza stabilita fin dal principio per il genere umano, volendo che rimanesse immutata. E anche per mostrare apertamente la maniera con cui talvolta è cambiato il passaggio dalle cose corruttibili a quelle incorruttibili, quando non era nemmeno possibile concepire la morte se non come disgregazione della parti della natura.
Non essendovi infatti, secondo la divina parola, nessun uomo che viva senza dover morire (cfr. Sal 88,49), e poiché colei che celebriamo aveva la natura umana, anzi era più che una creatura umana, resta chiaramente provato che anch’essa ha adempiuto insieme con noi alla medesima legge della natura, benché forse non nella stessa nostra maniera, ma in modo più alto e sovrumano, diverso da quello che costringe noi a subirla.
🌹 Dai «Discorsi» di SAN PASCASIO RADBERTO, abate (Disc. 3 sull’Assunzione della Beata Maria)
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
Oggi, dilettissimi fratelli, celebriamo la festa gloriosa della beata Vergine Maria, festa piena di gaudio e colma di doni immensi per la sua assunzione. Solennità illustre per i suoi meriti, ma molto più per la grazia con cui è glorificata non solo la medesima beata Vergine, ma per suo mezzo anche tutta la Chiesa di Cristo. Poiché la verginità gloriosa non ha ricevuto la grazia a causa dei meriti, ma dalla grazia riceve il premio dei meriti. Perciò la solennità odierna in tanto è più gloriosa della morte degli altri santi, in quanto la beata Vergine madre del Signore è illustrata dai privilegi ineffabili dei divini misteri. Infatti i suoi meriti crebbero incominciando da una pienezza di grazia. Credo perciò che nessuno possa pensare e neppure immaginare quanto siano grandi davanti al Signore i suoi meriti e i suoi premi, né parlarne adeguatamente, se non chi riuscisse a misurare con verità quale e quanto grande sia la grazia che ricolma colei mediante la quale è venuta nel mondo la maestà di Dio.
Oggi da lui chiamata è partita e, con la palma della verginità, ha ricevuto dal Signore una corona immarcescibile. Oggi è stata accolta e si è assisa sul trono regale. Oggi è entrata nella stanza nuziale, perché fu insieme vergine e sposa. Oggi infatti ha udito la voce di colui che dal seggio della sua maestà la invita dicendo: Vieni, o mia eletta, e ti porrò sul mio trono, perché il re ha bramato la tua bellezza (cfr. Ct 2,10; 4,9; Sal 44,12).
A tale voce, noi crediamo che quell’anima beata, lieta ed esultante, si è sciolta ed è andata incontro al Signore, ove divenne lei stessa il suo trono, come era stata nella carne il tempio della divinità. Tanto più bella e sublime di tutti gli altri, quanto rifulse più splendida per grazia. Ecco, fratelli, la divina ricompensa della quale è detto: «Chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11). Essa infatti era fondata sopra un’umiltà profonda e dilatata nella carità: per questo oggi è stata esaltata in modo così sublime.
Ormai la Vergine beata si umilia in tutto per accogliere in sé tutta la grazia del donatore; poiché quella grazia che agli altri è stata data con misura, in lei si è riversata tutta insieme nella sua pienezza. Anche di lei vale ciò che dice l’evangelista: «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto» (Gv 1,16). Infatti, o dilettissimi, la grazia così grande della beata Vergine Maria, meritò grandi premi di eterna ricompensa; immersa fra doni immensi in un intimo rapporto con Dio, ciò nonostante si è molto umiliata, per questo oggi il Signore la esalta tanto nella gloria.
Cristo umile venne a una vergine umile, che egli si è scelta per innalzare il trionfo della salvezza partendo da una così profonda umiltà; e per esaltare lei, come abbiamo cantato, al di sopra degli stessi cori angelici. La sua esaltazione è un privilegio di grazia. E questi mistici sacramenti dei doni di Dio vanno ricordati col timore e tremore di una perfetta carità. Così dobbiamo ricambiare i doni di grazia di questa celebrazione. Pensate quindi, fratelli con quanta riverenza, con quale devoto ossequio dobbiamo partecipare a così grandi misteri! L’angelo stesso le portò riverentemente l’annuncio non senza un santo timore né senza il dovuto onore. Egli sentiva infatti che il Signore dimorava già in modo speciale nella beata Vergine, e conosceva i santi avvenimenti che avrebbero fatto seguito a quel divino mistero. Perciò disse con tanto rispetto: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28).
Anche noi dunque ringraziamo il nostro creatore perché i nostri privilegi sono il premio dei suoi doni e sono diventati la nostra pasta, giacché il lievito immesso nella specie si è diffuso in tutto il genere umano fino a che non è fermentata tutta la massa, ed è divenuta «un solo corpo» (1Cor 10,17) e un’unica «pasta nuova» (Gal 5,7): Cristo e la Chiesa (cfr. Ef 5,23.25.29.32).
Carissimi, facciamo in modo che questa festa, la quale per mezzo della fede ci arde nella mente, sia da tutti posseduta e contemplata nella visione e, mentre adesso risplende nei cuori solamente perché creduta, un giorno i nostri occhi la vedano nel suo splendore. Allora questa festa, che oggi si protrae nella nostra mente per un sol giorno, sarà per noi continua ed eterna; di modo che, mentre ora ci fa ardere nella fede e sospirare nella speranza, possa a buon titolo perpetuarsi vibrando nella carità, perché possiamo entrare in quella festa nella quale vive beata e gloriosa la regina e madre di Dio che oggi è assunta in cielo, per Gesù Cristo Signore nostro, il quale vive e regna con Dio Padre e con lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.
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🙏🏻 PREGHIERA
O Mamma Assunta in Cielo, guardando Te con gli occhi del tuo Giovanni, l' unico che Ti vide salire ... salire ... salire ... fin tra le braccia del tuo Gesù, fa', Ti prego, che ora sii Tu ad elevare il mio spirito, non ancora nel Paradiso, ma nell' atmosfera del tuo Amore. Donami un po' dell' Amore che hai per il tuo Gesù.
Siamo piccoli, deboli, una nullità, di fronte all' eccelsa grandezza della tua Umiltà. Facci comprendere che quanto più scendiamo, quanto più ci abbassiamo, tanto più Dio ci innalza.
Rendici docile creta tra le mani di Dio, perché Lui possa fare di noi un capolavoro, rendendoci somigliantissimi al tuo Gesù. È lo scopo della nostra esistenza, il perché dell' essere stati creati noi da Dio, e non vogliamo fallire !
Gesù non Ti nega mai ciò che Tu Gli chiedi. Ebbene ... chiedi Tu per noi, e fa' che noi non Ti neghiamo mai ciò che Tu ci chiedi. L' amore risponde all' Amore. Riempici allora del tuo Amore !
Santa Maria Assunta in Cielo, prega per noi peccatori, adesso e nell' ora della nostra morte. Amen !
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📌 SANTI E BEATI DEL GIORNO
Oggi veneriamo San Tarcisio, martire; Santi Stratone, Filippo ed Eutichiano, martiri; Sant’Alipio, vescovo; San Simpliciano, vescovo; Sant’Altfrido, vescovo; Santo Stefano, re di Ungheria; San Giacinto, sacerdote; Beato Aimone Taparelli, sacerdote; Beata Giuliana da Busto Arsizio, vergine